Una mosca

[Varietà]

Una mosca cammina sul bordo lungo di un comodino. Più precisamente su quella striscia curva che unisce la superficie piana del mobiletto – libri su libri, una penna accanto a una lampada rossa, un pacchetto di fazzoletti mezzo vuoto e il cavo penzolante di un caricabatterie – con il dirupo di legno che termina la corsa sul pavimento.

In bilico sul lembo lucido di superficie si muove a scatti la mosca, ancorata, rapida, apparentemente incerta sulla direzione da prendere. Affetta da un qualche disturbo della memoria a breve termine, a corrente alternata scorda e ricorda la destinazione del suo vagare; scatta sicura in linea retta poi si blocca e temporeggia, riparte convinta per recuperare il tempo perso ma subito si guarda intorno come si risvegliasse in una casa diversa dalla propria, si affanna e si smarrisce.

In perpetua lotta con il ricordo della propria missione vaga sul comodino la stolida mosca, inconscia solo a tratti, determinata solo per metà.

A un tratto la lampadina muscoide si accende e l’errante in frac si ricorda di avere sulla schiena nervi e ali, che si accendono con un click e portano la vagabonda ronzante lontano dal comodino, via da un mondo senza segnali stradali per mosche.

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