In fisica avevo 4

[Varietà]

Sdraiato a terra

gres porcellanato effetto legno sotto la nuca

rimbomba una canzone

pulsa nel cervello

ovatta le sinapsi

panna cotta i pensieri.

Ma poi, quali pensieri?

Qui è tutto un pot-pourri di melassa e bassi

quattro-quarti e comandi vocali

amplificato dal gress porcellanato effetto legno

che è un ottimo conduttore

o forse no

in fisica avevo 4.

Ma poi, che canzone è?

Quella canna era decisamente troppo forte.

E intanto noi

[Varietà]

Appesa a un filo di nebbia

rintocca la campana dei giorni di pioggia

vibra una nota piatta, carica di pallore

e intanto noi

chiusi dentro una bolla cava

pesante

persistente

ticchettiamo sulle pareti come ballerini senza gioia

galleggiamo in attesa che passi un’altra ora

un’altra ora ancora.

La forma del silenzio

[Varietà]

Il respiro, profondo, irregolare, della persona che dorme accanto.

Il ronzio della lampadina accesa a fianco del letto.

Il gorgoglio dell’acqua che scende nei tubi condominiali.

Lo scalpiccio della famiglia al piano superiore.

Il crepitio di una bottiglia di plastica in cucina, che tenta di tornare alla sua forma originale.

Il vocio di un gruppo di ragazzi che passa sotto la finestra.

Il latrato di un cane in lontananza.

Sopra un tappeto monofrequenza si stendono tutti i rumori, uniti da un filo metallico, acuto e costante, che ha cancellato il ricordo della forma del silenzio.

Una notte

[Varietà]

Una notte di confine

tra mille scatole tenute insieme da rotoli di scotch

soffitti passeggeri

occhi stanchi

e poche, povere, banali parole.

Una notte che precede un giorno

Big Bang di nuovi spazi

nuove prospettive

nuovi giochi di luce

nuovi colori.

Una notte come tante

con un gusto un po’ retrò

con lo sguardo un po’ più in là

senza voglia di dormire

impaziente di sognare.

Scusate, ero in muto

[Varietà]

Facce e paresi, lenti vortici di sorrisi scivolano nell’etere producendo un disgustoso gorgoglio, come di un lavandino color ruggine, come di un scarico di responsabilità intasato.

Cenni d’assenso rivolti al nulla si fanno strada tra inglesismi superflui, cataste di intuizioni banali e barricate di frasi fatte sprovviste di ragionamento.

Un’enorme, dilagante sensazione di disinteresse si espande nello stomaco, si arrampica sulla gola e si aggrappa all’ugola, godendosi lo spettacolo mentre si dondola nel vuoto.

Silenzi nauseanti si gonfiano come palloncini e volano alti sopra le teste, poi, quando non ne possono più, scoppiano, inondando la tastiera di sputacchi e imbarazzo.

“Scusate, ero in muto”.

E invece 14

[Varietà]

Mi pareva

un assalto aereo

un’invasione sensoriale

un tacito abbandono

un’olezzante vigliaccheria

un soufflé di retrobottega

una zaffata dissacrante

e invece era

una flatulenza non dichiarata

Notti alcoliche d’oriente

[Varietà]

Chi non legge cantando gode solo a metà – https://www.youtube.com/watch?v=UFeKIviF6Ts

Ore bevi con me

versa un poco di Chianti

oh barista

è tanto che il bicchiere aspetta un Gin

quello che verserai

è un liquore importante

stapperò lo Champagne più costoso che hai laggiù

il Cointreau è mio

un mezzo litro basterà?

Nessuno ti dirà: “mi fermo qua”

Mi sbronzerò per sette

Ti servo io

c’è uno Zacapa accanto a te

chiedi e ti porterò

un po’ di Vov

che dolce sensazione nascerà (è una shenshassione dooolsce)

ogni birra che ho

anche quella più fredda

no non vale la vodka che tra poco ti aprirò

Ne vuoi ancor? (segna poi pagherò)

fra mille spumanti sceglierò (voglio quello più bello)

con un po’ di Kalhua o di Sangria

tra vini e cocktail spazierò

Vedo per tre (un Angelo Azzurro farò)

ma questa nausea passerà? (Preferisci un bel Porto?)

No, non berrò mai più, mai più quel rhum

solo un giro e poi me ne andrò.

Beh, quanto fa? (Duecento e sei)

Dai non scherzar (Duecento è ok)

E chi ce li ha? (Il conto è qua)

Non pagherò.

E invece 11

[Varietà]

Mi pareva

un ricordo sinestetico

una diapositiva acidula

un cocktail agrobiliare

una madelaine disarmonica

un sequel avariato

una risacca di passato

e invece era

il riproporsi della peperonata.

E invece 10

[Varietà]

Mi pareva

un tuffo nella condensa

un’immersione nel Crystal Ball

un sogno in apnea

una falla stomatidrica

un risveglio in umido

una notte sul bagnasciuga

e invece avevo

sbavato sul cuscino.