Una storia folle

[The One]

Si incontrarono dopo tre anni dal loro primo incontro. Prima non si erano riconosciuti, prima si erano solo intuiti, come quando incroci un estraneo che sai di aver già visto, ma di cui non riesci a ricordare il nome.

SI baciarono per la prima volta spinti da un senso di giustizia o forse è più giusto dire che cascarono una sull’altro.

Una volta che terminarono di prendersi le misure – ci vollero diversi giorni e un metro abbastanza lungo da contenere le vite dei due – partirono per un viaggio.

Dormirono in mille e uno letti, mangiarono su tavole e lenzuola, fecero l’amore con ogni genere di luce; videro tutti i posti del mondo senza mai più muoversi da casa.

Nei loro discorsi mischiavano colonne e colori, nei loro sguardi si rincorrevano brillii e ardori, le loro mani tastavano incavi e calori.

Parlavano senza mai smettere di ascoltarsi, ridevano sempre di un’ottava più alta rispetto alle altre persone, sapevano incassare i “ti amo” come pugili professionisti.

Si bisbigliavano le rispettive paure stando pancia contro pancia, litigavano con tutto il corpo provocandosi ferite superficiali che sarebbero guarite nel giro di una danza di risate.

Non rientravano nelle convenzioni socio-temporali degli umani, per loro i secondi scorrevano diversamente: a volte ali di colibrì, a volta miele che cola. Il tempo si adattava ai battiti dei loro cuori, il vento li abbracciava agli apici dei loro livori.

Non si promettevano mai niente, non si dicevano né grazie né scusa, erano felici e imperfetti.

Nessuno sa dove siano ora, ma se in un posto affollato sentirete due voci altissime e folli giratevi velocemente e cercate due paia d’occhi con dentro il mare e il cielo.

Luce al risveglio

[Flussi]

La sveglia dorme ancora, le lenzuola respirano delicate. Tende pannose, blu e azzurre, sostano davanti alla finestra incrostata di acqua secca, macchie di un maltempo passato. Al di là della trasparenza, butterata come il volto di un adolescente acneico, una ringhiera sciupata. Avrebbe bisogno di mangiare un po’ di più; le si vedono i mattoni del muro di fronte da quanto è magra.

Attraverso loro, attraverso tutto questo, filtra luce gialla. Luce inaspettata e forte, ripassa i colori, ne lucida i toni, spinge sulla levetta della saturazione.

Arriva dall’esterno e verso l’esterno invita gli spettatori, affinché la seguano fino alla fonte che là li aspetta.

Una giornata di sole attende al bar per un bacio e un caffè.

Sfogliare muri

[Varietà]

Sui muri cerco verità pittate, il colore di un’emozione, lo slancio d’un poeta che imbratta di forza un mattone megafono, un genio innamorato, un vandalo pensatore.

Chilometri d’intonaco che rovisto in attesa di una risata incivile, la filosofia di uno, dieci, cento Zeb, lo slancio di un ironico sonnambulo.

Romanticherie fiappe, spunti per fiabe, caleidoscopiche finestre che danno su mondi a senso contrario.


I muri si osservano, i muri si leggono.

Ci stiamo scrivendo addosso

[The One]

Ci stiamo scrivendo addosso, pelle su pelle, respiro dentro respiro, un testo lungo quanto la tavolozza di un artista di Montmartre.

Gli occhi abbandonati nella risacca di colori, le mani protese verso il volo plastico della balena che salta sul pelo dell’acqua – prendi una penna, metti una virgola qui, un punto là.

Le coperte non bastano per scaldare un tremolio – senti che piedi freddi che hai – e allora abbracciami, insieme stiamo caldi; poggia la testa su queste pagine imbottite, prenderanno la forma dei sogni.

Senza rete

[Varietà]

Dondola, dondola trapezista, sopra l’asse guarda in basso, afferra piume, segue il corpo che ricerca ciò che ha perso.

Oscilla, oscilla trapezista, ricorda l’arroganza perduta, senza appoggio non comprende, non ragiona, non controlla.

Inciampa, inciampa trapezista, senza rete, incertezza, un’attesa non richiesta, rabbia cieca guarda in giù.

Balla, balla trapezista, sopra il dubbio, note nuove messe in discussione dal disequilibrio che conduce in un mondo migliore.

Cieli spinati

[Flussi]

Lavoriamo disperatamente per costruire cieli spinati, belli oltre le ferite, resi volontariamente intoccabili dalle barriere autoprodotte. Fondali tensivi graffiati dall’opera della nostra paura, destinazione a cui aspirare senza il desiderio di arrivarci.

Una vita a rinchiudere i nostri stessi corpi in un recinto di guerre, nidi di mitragliatrici animali, raffiche di istinti autodistruttivi.

Non venire a mostrarci i nostri limiti lesivi, palmi aperti sulla nostra carne viva, saresti trivellato a morte dalle nostra scuse; lacrime di giustificazioni proiettili fini senza fondo che ci si ritorcono contro.

Siamo i fautori della nostra bellezza e carcerieri del sogno del bambino.

Sapore di sale

[The One]

Un ragazzo e una ragazza.

Sotto i piedi una scacchiera lucida di pioggia in mezzo al mare.

Davanti agli occhi onde color pietra, imbizzarrite nell’arena da cui non possono uscire.

Sopra la testa nuvoloni senza bordi, coprono un cielo che non si vede.

Il ragazzo costeggia il confine con il mare, cerca l’angolo più vicino all’acqua, sorride e prende schiaffi di schiuma. Le labbra sanno di sale.

La ragazza punta al centro della geometria, calpesta la terra, salta le pozzanghere, si tiene forte il cappuccio che il vento vorrebbe toglierle. I suoi occhi sono colmi.

Il ragazzo e la ragazza si vedono da lontano e si camminano incontro senza fretta, ridendo senza sentirsi.

Nel tempo sospeso un bacio al sale e l’aria come colonna sonora.

Il fotografo in k-way si è perso una foto da inquadrare.