Stonature mentali

[Flussi]

Folli note stonate ingripperanno la mente di colui che, conscio di fare, creare, qualcosa di poco, o nullo, valore, si presterà comunque alla fabbricazione di una certa opera, di qualunque tipo essa sia.

Che sia per accondiscendenza, senso del dovere, amicizia o un qualsiasi tipo di motivazione esterna, un senso d’ingiustizia permarrà costante prima, durante e dopo, e porrà sulla lingua un gustaccio amaro che non sarà possibile mandar via con alcuna bevanda o vettovaglia. Questa sgradevole sensazione potrà essere attenuata, questo sì, dalle stesse sostanze che gommapiumano i sensi, ma eliminata del tutto, quello no. Si potrà imparare con il tempo a ignorarla, se non proprio a negarla, ma altro non sarà che una bugia alla quale non crederemo.

Intanto quelle note stonate continueranno a suonare lente, costanti, presenti.

Doggy bag

[Flussi]

Sei stato bravo. Forse più fortunato che bravo, ma certo sei stato anche bravo.

L’accesso alla sala da pranzo non è per tutti, solo un’esigua minoranza ottiene il diritto di varcare quelle porte e ha l’occasione di ammirare tutto questo benessere di vettovaglia, bevande, dolciumi, pezzi da cento e saldi in positivo. Tu ci sei arrivato, buon per te, ma fa’ attenzione che fortune del genere non capitano due volte nella vita.

Hai mai visto una tale quantità di leccornie? Hai mai odorato profumi tanto pregni di gusto?

Tutto ciò che hai davanti agli occhi è reale, ma sappi che da qui potrai portarti via soltanto gli avanzi: ossa, molliche, bucce, se sei fortunato qualche crosta mal tagliata. Non è prevista alcuna sedia per te, puoi attendere là nell’angolino, ti preghiamo di non far rumore durante il pasto.

Quando l’ultimo commensale si sarà alzato da tavola, allora potrai avvicinarti e servirti, tutto ciò che resta potrà essere tuo. Certo, a meno che qualcun altro non se lo accaparri prima di te. Non esistono regolamenti in merito, agisci come credi sia giusto.

Ecco, questa è la tua doggy bag. Buon appetito.

E invece 8

[Varietà]

Mi pareva

il prurito onnisciente

la sassaiola lillipuziana

lo sfogo dell’innaffiatoio

la disperazione del colino

il velo del sudore

l’indecisione del meteorologo

e invece era

la solita pioggerellina di merda

Esprimi un desiderio

[The One]

La prima volta che ti sei sdraiata su di me il mondo ha fatto click, i pianeti si sono allineati, l’Oracolo di Delfi ha alzato le sopracciglia.

La prima volta che ti sei sdraiata su di me il bambino ha trovato la forma giusta da inserire nello spazio dentro di sé, ha smesso di esprimere a ogni candelina lo stesso desiderio, finalmente libero di godersi il soffio che spegne la fiammella e di guardare il rivolo di fumo che sale.

La prima volta che ti sei sdraiata su di me eravamo nudi e ti sei appoggiata con tutto il corpo possibile, dalla curva delle unghie ai raggi dei capelli.

La prima volta che ti sei sdraiata su di me sei rimasta lì non so dirti per quanto, ma ti sento ancora addosso.

Stanze vuote e benne piene

[Varietà]

Ci sono momenti in cui si fanno i conti con la propria vita fino al punto in cui si è arrivati, momenti in cui vengono messe alla prova le nostre capacità di adattamento, in cui testiamo duramente il nostro equilibrio mentale. Uno di quei momenti è il trasloco.

Essere mostruoso presente in tutte le mitologie e religioni conosciute dall’uomo, nei secoli il trasloco è stato rappresentato in modi assai diversi, ma con caratteristiche ricorrenti: per i Galiziani guidati da Bermudi II era spirito impalpabile seminatore di zizzania intrafamiliare; gli Aztechi della Triplice Alleanza lo rappresentavano come un viscido serpiforme divoratore di scatole; nella cultura Masai del clan Kisonko veniva tramandato il pericolo di un vortice psichico che causava raptus di censimento maniacale dei vestiti in eccesso. Ogni versione esistente è concorde in merito alle terribili conseguenze psicofisiche del trasloco.

Tutto questo però non deve fermare il nomadismo domestico, il desiderio di cambiamento e la voglia di avere un’anta in più per non dover accatastare le magliette ricreando delle colonne partenoniche di cotone e viscosa.

Perché il trasloco è sì una delle peggiori decisioni che si possano prendere nella vita, ma anche un’occasione di catarsi che trova la sua massima realizzazione nelle benne dell’Ecocentro. Forse solo Frodo può comprendere la sensazione che regala il trovarsi sulla cima di una rampa, di fronte a un enorme contenitore nel quale gettare mobili e oggetti, godendosi lo sforzo muscolare e gli applausi scroscianti dei vetri che si infrangono. Frodo e chiunque reputi il Capodanno il momento perfetto per fare spazio in casa.

Quando tutto sarà finito tra le dita rimarrà una malinconica fotografia, le stanze vuote e le benne piene, e la promessa che tutto questo non riaccadrà mai più. Fino al prossimo trasloco.

Sorgente

[Flussi]

Funziona che adesso ho mille rivoli alla ricerca d’una foce, impazienti di solcare un letto ancora sconosciuto, famelici di avventura; alcuni hanno un incedere molto lento, altri sono rapidi e impetuosi, alcuni sono ampi e pomposi, altri più snelli e sbarazzini.

Mille incipit o sprazzi o frasi o intenzioni in attesa di un percorso, lampeggiano per attirare la mia attenzione, alcuni sono già formati, altro ristagnano ancora nei vortici della mente.

Li tengo legati insieme con una sorta di senso di responsabilità, tutti vicini e tutti distinti, tutti accomunati dalla stessa sorgente, tutti alla ricerca d’una foce, tutti alla ricerca d’una voce.

La traversata

[The One]

I due stavano attraversando un ponte altissimo e lo facevano tenendosi per mano. Sotto di loro il nero.

Spaventoso lo era già per natura quel ponte, cigolava a ogni passo come il cancello di una casa abbandonata e non faceva alcunché per nascondere alla vista il baratro che si proponeva di superare. Ad aggiungersi alla sua spaventosa natura ci pensavano il vento che lo faceva oscillare, le assi di legno tanto marce da sbriciolarsi sotto i piedi, le vertigini, incontrollabili capogiri di terrore.

Eppure i momenti peggiori erano causati proprio dai due impegnati ad attraversarlo.

In alcuni momenti lei si muoveva rabbiosa e faceva ondeggiare violentemente la struttura, lui s’infuriava e nell’agitarsi faceva stridere le funi tanto da pensare che da lì a poco si sarebbero strappate facendoli precipitare.

Lui non concepiva perché lei dovesse rendere la traversata ancora più complicata di quanto già non fosse, si sentiva minacciato da chi aveva accanto, non riusciva ad accettare che fossero loro due i maggiori responsabili dei pericoli.

C’era però una cosa che non capiva. Lui non capiva che i momenti in cui lei faceva oscillare il ponte erano causati dalla paura del nero sotto i loro piedi, non capiva che in quei momenti di terrore lei preferiva inconsciamente il caos, perché le permetteva di non focalizzarsi solo sull’abisso, non capiva che lei non voleva mettere in pericolo né lui né loro, ma che la paura non sempre si riesce a controllare.

Allora lei si fermava, cercava con tutte le forze di spiegargli, lui ascoltava, nel silenzio solo il rumore del ponte che si muoveva piano.

Si ritrovavano negli occhi l’uno dell’altra, dentro i quali si vedevano a vicenda la fine del ponte e il loro mondo migliore.

E invece 6

[Varietà]

Mi pareva


un doppiaggio fuori sincro


una cover rimasterizzata


uno spin-off mal riuscito


una replica su Retesette


un ricorso Viconiano


una legge di Murphy


e invece era


un decreto ministeriale.