Capaci

[The One]

Siamo capaci di meglio, lo sappiamo entrambi.

Siamo capaci di voli che Pindaro in confronto pare un abbrutito senza fantasia.

Siamo capaci di progetti che fanno apparire le piramidi il divertimento passeggero di un bimbo in spiaggia.

Siamo capaci di baci che farebbero venir voglia a Cupido di innamorarsi di noi.

Siamo capaci del meglio.

Purtroppo siamo anche capaci del peggio.

Tutto puoi

[The One]

Svegliami di notte

parlami di paure

stringimi come se stessimo cadendo da un grattacielo

– dal cielo –

poi apriamo le braccia

misuriamo quanto è largo questo letto

questo respiro

che parte dalla punta del naso e arriva fin dove non lo so

non lo so

ma tu

tu

tutto puoi.

E invece 22

[Varietà]

Mi pareva

un corvo rognoso

una profezia sibillina

uno schiaffo postale

una pedata scrotale

uno scherzo del destino

una missiva del Demonio

e invece era

una cartella esattoriale.

Questa mattina

[The One]

Questa mattina, al risveglio, tutta la luce chiedeva di te.

Ogni raggio s’era alzato di buon’ora, alcuni avevano addirittura dormito sul balcone, come prima di un grande concerto, pur di potere essere tra i primi a svegliarti.

E pensa come si dev’essere sentito il primo fotone che questa mattina si è posato sulla tua guancia, pensa alla sua felicità, pensa a quel quanto – chissà come si chiama e cosa fa adesso e come si sente? – che per primo ti ha toccato la pelle, pensa a quel piccolo attimo prima, quello in cui ha percepito lo strato d’aria farsi materia, il vuoto riempirsi, e poi, finalmente, tu.

Pensa a me, che mi sono svegliato e la prima cosa che ho messo a fuoco è stato il tuo viso.

Questa mattina, al risveglio, eri bellissima e la luce ti illuminava come un quadro.

Sul pericolo di rileggere i propri testi a distanza di anni e sull’abuso di verbi riflessivi

[Flussi]

Rileggersi e non riconoscersi.

Ricordarsi solo di rimbalzo delle parole scritte pochi mesi prima, come un narciso smemorato che ammicca allo sconosciuto riflesso nello specchio, come un cane che prova un’attrazione infrenabile ogni volta che si gira e vede la propria coda.

Riprendere in mano testi passati.

Ricercarsi, ritrovarsi in parte, eppure riscoprirsi, come se il tempo passato in barrique abbia reso più complesso il sapore, come se barra spaziatrice dopo barra spaziatrice il senso del gusto abbia affinato la percezione di se stessi.

Insomma, riaprire certi file word può fare strani scherzi, ché non siamo più quello che eravamo un secondo fa, un secondo fa, un secondo fa.

Scribacchino

[Flussi]

Sai quando senti d’aver perso quel certo non so che,

quella morbidezza di pensiero?

Quando pensi di voler scrivere

e t’incagli,

cetaceo arenato che sogna il mare

e respira sabbia.

Dico a te, scribacchino,

lo sai, no?

Quando senti vetro liscio intorno a te,

quando la voglia è alla gogna, esposta e colpevole,

catene

che pesano sul collo e sui sogni,

segnano i polsi fino alle vene.

Dimmi, cosa fai?

Conosci un qualche trucchetto magico?

Ti affidi a qualche rito, a qualche pensiero, a qualche Dio?

Parla, scribacchino, che di scrivere non ne sei più capace.

Da qui

[Flussi]

Non fa rumore la città, qui che i motori sono solo un’eco cupa, distanti come un temporale che se ne va.

Non acceca la città, qui che le luci sono quelle del cielo, qui che i tramonti sono tanto saturi da scoppiare.

Non soffoca la città, qui dove l’aria è seria e imbavaglia il respiro, qui dove il freddo ghiaccia le dita che cercano riparo nelle tasche.

Non comprime la città, qui dove gli spazi sono ampi come risa, qui che le strade sono appena accennate, qui che i muri sono rami.

Da qui sembra lontana la città, tanto da illudere, per un solo attimo, di non esserne circondato.

C’è una lavagna

[Flussi]

C’è una lavagna che attende di essere cancellata.

La polvere di gesso sente che la sua ora è giunta, chiude gli occhi e si aggrappa al nero più forte che può, con tutta la tenacia che gli permettono le sue dita di solfato di calcio.

Calamite e cartoline si abbracciano e si dicono addio, versano lacrime che cadono su un pavimento lontano ed evaporano immediatamente.

Parole e disegni scrivono testamenti, memoriali, autobiografie che consegnano ai posteri, che non si dica che sono andate via senza lasciar traccia.

Un cancellino avanza con il capo chino, coperto d’un cencio scuro che ne nasconde il volto; con un po’ d’attenzione se ne può percepire il tremolio, l’indecisione del boia.

La lavagna guarda fisso di fronte a sé, intenzionata a sopportare il dolore e la perdita con la dignità d’una dea, con la fermezza d’una lastra di ardesia.

C’è una lavagna che attende di essere riscritta.

Sindacalismi

[Varietà]

Udite udite!

Squillino le trombe!

Si dispieghino i tappeti sdruciti!

Che entrino gli sciagattatori del senso comune!

Facciano il loro ingresso gli sciorinatori dei vuoti a rendere!

Date il benvenuto agli srotolatori delle arringhe di pluriball!

Al tavolo della fuffa troverete posate satinate e tegami caldi, tovaglioli di superlativi e taglieri d’avverbi.

Accomodatevi e gustatevi questa perdita di tempo che solletica le papille e appassisce le palle.