Phon

[The One]

La porta del bagno, semiaperta, ritaglia una fetta di luce lungo la quale il tuo nudo si modella, corpo di violino, mentre a testa in giù ti asciughi i capelli, cascata d’onice, e tutti gli angoli della stanza sono colmanti dal rumore del phon acceso.

Io, a letto, ti guardo e poi scrivo, finché non mi raggiungi, ti stendi sulla mia schiena, mi baci e facciamo l’amore.

Open space

[Flussi]

Siamo nel nulla cosmico di una sala riunioni, siamo nel nulla comico di celle virtuali.

Siamo incastrati in bottoni di finto avorio, siamo zuppi di inadeguatezza fino al collo.

Siamo in coda in attesa di un bonifico, siamo sulle zampe in attesa di un bocconcino.

Siamo parte di un ingranaggio che ci macina mentre guarda davanti a sé, lo sguardo fisso sul TG.

Siamo i carcerieri del nostro stesso pensiero, che nuota in tondo in una boccia di vetro, mentre le sue urla si perdono nel vuoto di un open space senza più posti a sedere.

La luna del pescatore

[Varietà]

In una notte nera di rimorsi

un pescatore

sulla punta degli scogli

lancia l’amo al cielo

pare che voglia pescare la luna

o almeno il suo riflesso

o almeno il suo ricordo.

Bruciato di fatica

ebbro di follia

sopravvive così un’altra notte

e la mattina

quando sparisce il suo amore

si distende sulla rena

apre le braccia, piange e canta.

Purché sia vivo

[Flussi]

Sono alla ricerca di stimoli e spinte, un continuo bisogno di scosse elettriche che risveglino pensieri atrofizzati, che riaccendano energie avvolte nel piumino della domenica mattina dicembrina.

Parole, immagini, un pensiero, un incipit, uno schiaffo, un insulto. Qualsiasi cosa purché sia viva.

Sono a terra, gratto con le dita, polpastrelli scorticati, sotto le unghie solo sangue e terra.

Sono a terra, il fiato corto, il viso sporco.

Sono a terra, elemosino uno spunto, foss’anche uno sputo, purché sia vivo.

La fine della gara

[Flussi]

Sto rincorrendo me stesso, in gara contro un tempo lepre, su un anello mentale senza traguardo.

Con il fiato corto arranco, inciampo, poi riparto, scatto, rallento, circondato da una folla di domande, dubbi e falsi miti che incita o sbeffeggia, a seconda dell’umore.

Esistono momenti però, attimi, in cui sento il vento fischiare, l’aria fredda sfiora le orecchie, fa lacrimare gli occhi e in bocca ha un sapore divino. I momenti in cui riesco a correre sono quelli che ripagano la fatica e gli sberleffi del pubblico.

Una corsa senza fine.

La fine sono io.

Follia (4 di 4)

[Varietà]

[…continua da venerdì]

Certo la prospettiva di poter fare tutto ciò che desidero, in particolare quella cosa dello sfiorare i bordi delle persone che avete detto prima, mi alletta, certo sarebbe strano mi allattasse, allietare sì, ma meglio restare allerta. Mi hanno usato per tanto di quel tempo, che le lancette dell’orologio hanno fatto lo stesso numero di giri del London Eye da quando è caduto dai perni e ha iniziato a correre per strada.

Io non ho mai potuto dire se mi andava bene o no tutto questo, nessuno me l’ha mai chiesto, nessuno mi ha mai ascoltato. Peraltro è tutta la vita che non posso mai fare quello che voglio fare, quello che mi dicono di fare, quello che farei se potessi fare. Non che io sia il burattino di nessuno, sia chiaro, qui sono l’unico senza fili in un mondo di marionette guidate a loro insaputa da tutte quelle mani nascoste dietro slogan e bottoni fluorescenti che gridano “Acquista subito”, “Offerta speciale”, “Approfitta dello sconto”, “Non perdere l’occasione”, “Mira e spara”, “Boom”, “+112 kills SuperCombo”, “Andrai all’inferno”, “L’inferno sono gli altri”.

Ok, allora, se per voi va bene, entrerei dentro di voi. Sono un po’ nervoso ma se poi dovesse scappare un peto scapperò anche io urlando “Al peto! Al peto!” così nessuno potrà pensare che sia stato io. Un peto porta di certo scompiglio, ma mai quanto questi candelotti di tritolo che ho legato in vita e farà scoppiare tra tre, due, uno, cosa sono quelle facce, ma dai stavo scherzando.

Oppure no?

D’altronde si sa come va con le folle: basta un solo folle al loro interno per trasformare tutto in una follia.

Follia (2 di 4)

[Varietà]

[…continua da lunedì]

Non preoccuparti di come nasciamo, se di parto spontaneo o indotto, se cresciamo attorno a un leader fisico o a un sogno condiviso, se dopo la nostra morte qualcuno porterà avanti il nostro ricordo o se tutti coloro che hanno vissuto al nostro interno torneranno alle loro vite di prima. Non perdere il tuo tempo intorno a domande troppo vaste e ariose, lasciati guidare dai sensi e dal flusso della nostra coscienza. Noi siamo e saremo sempre la più potente materializzazione dell’espressione umana e l’apice della sua essenza.

Dentro le folle ti potrai finalmente sentire protetto, sostenuto, esaltato; tutto ciò che manca alla tua vita di singolo essere umano sarà a tua disposizione dentro di noi: riparo, sicurezza, condivisione, comprensione, comunione.

Potrai essere tutto e il contrario di tutto. Potrai inebriarti di libertà mentre i polmoni sono tanto stretti da non riuscire a respirare; potrai gridare fino a scorticarti la gola senza che chi ti sta accanto riesca a percepire il benché minimo rumore; potrai finalmente avere giustizia mentre sei immerso fino al collo nell’empietà.

Potrai fare tutto questo, senza sembrare completamente folle.

[Continua tra due giorni…]

Follia (1 di 4)

[Varietà]

Bentrovato, ti stavamo aspettando.

Come chi siamo?

Siamo noi, siamo ovunque, accalcate, temute, festanti. Siamo arrabbiate, scioperanti, forcaiole. Siamo ondivaghe e irrazionali, eterogenee e pericolose.

Siamo le folle.

Vieni più vicino, unisciti a noi, non aver paura, mescolati e confonditi, dentro di noi sarai al sicuro. Potrai muoverti nello sciame di corpi, sfiorarne i bordi, essere libero di lasciar andare un peto e fuggire via senza che nessuno ne scopra l’autore. Nessuno ti chiederà chi sei, da dove vieni e perché ti trovi lì; dentro di noi sei uguale a tutti gli altri, nessuno conta di più o di meno, nessuno conta qualcosa. La sola cosa importante siamo noi: splendide, mutevoli, narcisistiche folle.

Cammina e annusa l’odore del sudore, del fumo e dei fiati, nuvole di condensa invernale che svaniscono appena al di sopra degli occhi. Offriti all’osmosi collettiva di muscoli e menti, che unisce persone mai viste in movimenti e canti, sorrisi e grida, cazzotti e balli. Non troverai luogo migliore per la tua realizzazione, per il tuo compito, per la tua affermazione.

[Continua tra due giorni…]

Meduse al soffitto

[Flussi]

Siamo un po’ così, come meduse appese al soffitto. Ci dimeniamo nel mezzo di una corrente indomabile, ancorati al nostro filo per timore di cascare giù, per timore di farci male.

Urticanti gelatine che guardano il mondo attraverso il loro corpo semitrasparente, lucidi di sudore, pallidi di senso di colpa; siamo la peggiore creazione delle nostre stesse paure, siamo la peggiore risposta alle nostre stesse domande.

Illusi di conoscere il mare, convinti di avere il diritto di controllarlo e modellarlo sulle nostri mollezze, certi di essere capaci di farlo. Figli di arroganze secolari e di credenze fatiscenti ondeggiamo, scivoliamo uno sull’altro per tutta la vita, solo per arrivare infine su una spiaggia, e lì scioglierci al sole.