Piccole cose che mi tengono in vita

[Flussi]

Scrivere; non più attendendo il gong mentale per cominciare, ma ricercando regolarità e cadenza, rispettando ritmi e affidandosi a un’armonia che sia solo personale.

Leggere; dedicando ogni cellula al testo, paraocchi cartaceo che esclude allo sguardo il resto del mondo, solo per la durata di qualche riga.

Camminare; alla ricerca della sincronia tra il passo e il pendolo interiore, nella coerenza dell’oscillazione universale, anche se per un secondo appena.

La bellezza; quella racchiusa nelle piccole cose che può essere vista e percepita, quella che senza sbracciarsi mi ricorda della sua esistenza e che io, in fondo, valgo nulla di fronte a lei.

Il suono di un quartiere

[Flussi]

A breve tocca la mezzanotte. Strade vuote, una scacchiera di insegne accese e spente, disposte in ordine casuale dalla più consumata e carica di storia alla più lucida e fiera.

Certi quartieri assomigliano a piccoli pianeti, ruotano attorno al loro asse, una via, una piazza, e nella rotazione compiono giri di vite, avviluppandosi su per i calzoni di una vecchia china a pulire le quattro piastrelle di fronte al portone di casa.

Alberi e aiuole sempre ottimisti rinascono ogni anno per fare a gara a chi nota per primo i piccoli cambiamenti: una tapparella pulita dieci punti, una strada riasfaltata due punti, un campanello con un nuovo nome quindici punti.

Intorno a certi quartieri gira un’aria che pare sempre la stessa, fa il giro dell’isolato e torna indietro, si ferma per un attivo davanti a un cantiere con le braccia dietro la schiena, poi riprende il suo percorso quotidiano.

Certi quartieri li apprezzi solo di notte, girovagando per le strade deserte nel silenzio del buio, finalmente liberi di godersi i propri spazi, i propri colori e i propri suoni.

Socialismo in coda

[Flussi]

– Chi è l’ultimo? – chiede la signora giunta in prossimità del capannello di persone di fronte all’ingresso della farmacia.

“Chi è l’ultimo”, perché ciò che scandisce la società sono le classifiche, le graduatorie, la meritocrazia del primo. Ciò che conta è l’oro, l’ordine cronologico, il diritto della precedenza basato sul dato di fatto.

In un altro mondo la stessa signora avrebbe potuto chiedere “Chi ha più urgenza?” o “Chi ha più bisogno?”: ognuno avrebbe esposto brevemente la propria situazione e un criterio di buon senso sociale avrebbe determinato l’ordine d’ingresso.

Un mondo con molte più parole, più lento forse, di certo non esente da bugie e truffe. Un mondo in cui società e condivisione avrebbero beneficiato di un peso diverso, un significato non solo ideologico, ma pratico e di applicazione quotidiana. Una realtà non per forza migliore, solo più umana, nella quale non sarebbe stata necessaria la condivisione di un freddo dato temporale o di una regola fisico-matematica per determinare azioni e interazioni tra persone.

In un mondo così, forse, la signora avrebbe posto un’altra domanda.

– Io, signora, sono io l’ultimo – rispondo con un cenno della mano, prima di tornare a spippolare sul telefono.

I sensi d’autunno

[Flussi]

Ultimamente mi ritrovo spesso a fotografare la natura, a cercarne il punto di vista, a richiedere un fotogramma di bellezza che sia mio anche solo per un istante.

La tavolozza autunnale di certo aiuta; in contrasto con il primo freddo che si posa sulla pelle, accoglie e riscalda lo sguardo, riaccende il gusto e fa scrocchiare l’udito. È la stagione dove le parole “colori”, “tappeto”, “magia” si sprecano, l’arancione delle zucche e dei cachi esplode un po’ inaspettato e il paesaggio sembra un mare in movimento.

In tutto questo mi muovo alla ricerca di un istante da inquadrare, farfalla che si posa ora sulla semplicità estrema, ora sull’eccezionalità del momento. Concedo i sensi, tutto quel che ho, in cambio di un ricordo.

Dinosauri di roccia

[Flussi]

Procedo verso l’acqua sul dorso scheletrico di un dinosauro roccioso, tra vertebre irregolari quasi scivolo e cado. La bestia dorme da millenni, il respiro si percepisce appena, mischiato nel suono alla risacca delle onde. Nonostante l’immobilità dell’imponente animale la mia stabilità è precaria, mi devo reggere con le mani per non cadere tra le fessure e le crepe. Non sono mai stato bravo a camminare sugli scogli.

Una volta giunto all’acqua, però, ogni volta mi rendo conto di quanto sia più vero il mare visto da qui, da queste rocce umide che accolgono e respingono le carezze e gli schiaffi delle onde. Ostile e magnetico impone silenzio e rispetto, quindi mi siedo, respiro e ringrazio.

Così è la fine (o Niente di più 2)

[Flussi]

Riapro gli occhi e sono sotto un vetro, l’acqua nei polmoni, provo a urlare ma non mi sento neanche io.

Vetro contro la faccia, vetro contro la schiena, sotto i piedi, sopra la testa, contro i fianchi. Muoversi non è possibile, davanti a me il grigio.

Percepisco solo lo scattare delle pupille, si spostano tanto rapidamente da farmi male, disperate ricercano uno scampolo di speranza, ma il campo visivo è occupato da un unico, nauseante, omogeneo color nebbia.

Boccheggio, gli spasmi dei muscoli fuori controllo mitragliano le viscere, tento un ultimo urlo muto, con tutto ciò che mi rimane di vivo.

Così è la fine.

Niente di più

[Flussi]

Vorrei tuffarmi in un vortice, uno di quelli tanto grandi da essere ricordati nella mitologia, e abbandonarmi a lui, a ogni sua direzione.

Lascerei le braccia molli, la testa ciondoloni e mi farei guidare nella sua profondità, figlio suo, senza fare domande, senza darmi risposte.

Vorrei tuffarmi in un vortice e non risalire a galla mai più, restare giù, dove l’acqua è più blu.

Stonature mentali

[Flussi]

Folli note stonate ingripperanno la mente di colui che, conscio di fare, creare, qualcosa di poco, o nullo, valore, si presterà comunque alla fabbricazione di una certa opera, di qualunque tipo essa sia.

Che sia per accondiscendenza, senso del dovere, amicizia o un qualsiasi tipo di motivazione esterna, un senso d’ingiustizia permarrà costante prima, durante e dopo, e porrà sulla lingua un gustaccio amaro che non sarà possibile mandar via con alcuna bevanda o vettovaglia. Questa sgradevole sensazione potrà essere attenuata, questo sì, dalle stesse sostanze che gommapiumano i sensi, ma eliminata del tutto, quello no. Si potrà imparare con il tempo a ignorarla, se non proprio a negarla, ma altro non sarà che una bugia alla quale non crederemo.

Intanto quelle note stonate continueranno a suonare lente, costanti, presenti.

Doggy bag

[Flussi]

Sei stato bravo. Forse più fortunato che bravo, ma certo sei stato anche bravo.

L’accesso alla sala da pranzo non è per tutti, solo un’esigua minoranza ottiene il diritto di varcare quelle porte e ha l’occasione di ammirare tutto questo benessere di vettovaglia, bevande, dolciumi, pezzi da cento e saldi in positivo. Tu ci sei arrivato, buon per te, ma fa’ attenzione che fortune del genere non capitano due volte nella vita.

Hai mai visto una tale quantità di leccornie? Hai mai odorato profumi tanto pregni di gusto?

Tutto ciò che hai davanti agli occhi è reale, ma sappi che da qui potrai portarti via soltanto gli avanzi: ossa, molliche, bucce, se sei fortunato qualche crosta mal tagliata. Non è prevista alcuna sedia per te, puoi attendere là nell’angolino, ti preghiamo di non far rumore durante il pasto.

Quando l’ultimo commensale si sarà alzato da tavola, allora potrai avvicinarti e servirti, tutto ciò che resta potrà essere tuo. Certo, a meno che qualcun altro non se lo accaparri prima di te. Non esistono regolamenti in merito, agisci come credi sia giusto.

Ecco, questa è la tua doggy bag. Buon appetito.

Sorgente

[Flussi]

Funziona che adesso ho mille rivoli alla ricerca d’una foce, impazienti di solcare un letto ancora sconosciuto, famelici di avventura; alcuni hanno un incedere molto lento, altri sono rapidi e impetuosi, alcuni sono ampi e pomposi, altri più snelli e sbarazzini.

Mille incipit o sprazzi o frasi o intenzioni in attesa di un percorso, lampeggiano per attirare la mia attenzione, alcuni sono già formati, altro ristagnano ancora nei vortici della mente.

Li tengo legati insieme con una sorta di senso di responsabilità, tutti vicini e tutti distinti, tutti accomunati dalla stessa sorgente, tutti alla ricerca d’una foce, tutti alla ricerca d’una voce.