Peli di barba

[The One]

Due pupille enormi, offuscate dai vapori della doccia, fissavano lui. Concentrate sulla bocca di lui ne seguivano ogni increspatura, ogni svolta barbara che la natura gli aveva ricalcato intorno alle labbra. Il rasoio emetteva il ronzio di una zanzara sotto steroidi, mentre veniva guidato dalla mano di lei che aveva deciso di occuparsi della barba di lui sotto la doccia.

Il volto di lei era coperto da frammenti di peletti, una costellazione di piccoli trattini neri che parevano disegnati a penna, che ricordavano uno di quei passatempi da settimana enigmistica. Era difficile toglierli con le dita, i peli rimanevano ostinatamente adesi alla pelle e sebbene per facilitare la pulizia ricorressero al getto della doccia, di tanto in tanto lui sceglieva un pelo da togliere a mano; lo faceva per un senso di cura e per godersi l’espressione di lei, sospesa un attimo nel vuoto, che tratteneva appena il fiato e lo guardava fisso, ridendo, amando.

Buco nel muro

[Varietà]

Un buco nel muro di cinta

da cui si intravede un morso di cielo

è tutto ciò che ci resta

per sperare in qualcosa di più lontano

per immaginare uno spazio che sia oltre

oltre gli ostacoli umani

oltre le ferite autoinflitte

una lastra senza graffi

solo con qualche nuvola

che passa e vola via.

La stanza dei sogni

[Varietà]

Una donna con gli occhi chiusi, vestita di sonno, bussa piano alle nuvole e attende risposta.

– Chi è?

– Sono colei che dorme.

– Cosa vuoi?

– Essere colei che sogna.

Silenzio, interrotto da un regolare fruscio, si poggia come polvere sulle labbra semiaperte della donna.

– Accetti di spogliarti della volontà, per immergerti nella totale incoscienza?

– Lo accetto.

– Accetti di dimenticare ciò che sei, per vivere solo nei ricordi e nei desideri?

– Lo accetto.

– Accetti di vedere tutto, sapendo che non riuscirai a portarlo con te al di fuori di questa stanza?

– Lo accetto. Ma…

– Non esiste alcun “ma”.

– Lo so, ho solo una domanda.

– Parla, ma risposta non è dovuta.

– Una volta che sarò dentro la stanza dei sogni, e la porta delle nuvole si sarà chiusa dietro di me, come riconoscerò ciò che è vero da ciò che è immaginazione?

– Nella stanza dei sogni tutto sarà vero e immaginazione allo stesso tempo, realtà e illusione saranno la medesima cosa, ciò che vivrai non l’avrai mai vissuto. Un nuovo stato della coscienza ti aspetta, ridisegnando regole e sensi giocherà con le tue conoscenze, ne farà bambole di pezza e le lascerà in un angolo, a guardare inermi. Sarai alla tua mercé, sarai il tuo Caronte e il tuo Cerbero, sarai sola con tutto ciò che sei. Accetti tutto questo?

– Lo accetto.

Le porte si aprirono e la donna entrò nelle nuvole.

Santuario urbano

[Varietà]

Vicino a casa è morto un ragazzo. Un incrocio bastardo, un incidente in moto. Non è il primo.

Sul palo del semaforo da mesi si danno il cambio fiori, fotografie, articoli, lettere, sciarpe e maglie granata, addobbi stagionali, natalizi, estivi.

Di tanto in tanto nei pressi di quel palo sostano dei ragazzi, in gruppetti, in coppia, da soli. Restano fermi, fumano, qualcuno tocca le foto, qualcuno cerca nella tasca un fazzoletto. Non ho mai visto nessuno di loro mettere mano agli ornamenti per sostituirli con altri, come se quei fiori e quelle foto avessero la forza di pensare da sé a rinnovarsi, a scrollarsi di dosso pioggia e smog per apparire sempre freschi.

Si tratta solamente di non essere lì nel momento in cui qualcuno si occupa di curare quel santuario urbano, che nella mia testa ha una sua energia, che nella mia testa ha deciso di accudire con le proprie forze la memoria di quel ragazzo.

Uno di tutto

[The One]

Una notte

una luna

una stella, una sola, immersa nel mare nero, solcato da

una nuvola galeone.

Un accendino

una canna che arranca semispenta

un bicchierino di grappa al moscato

un brindisi, uno ancora.

Un mondo condiviso

un intreccio di dita peccaminose

uno di tutto, per noi che siamo tutto e

uno.

Siena 1

[In viaggio]

La prima immagine che conservo di te è la discesa che da San Domenico porta verso il tuo cuore.

Sei tutta lì. In uno scorcio, uno spacco di coscia, mostri tutto il tuo meglio. Tetti, righe e torri ammucchiati tra le curve dei seni, pietra liscia e terra che ti fanno da trucco, ricordi e sorrisi come nuvole di profumo. Da lì, incorniciata in una piccola sezione di cielo, sei più bella che mai.

Mi manchi, ma ti ritrovo sempre nelle scorciatoie, nelle cantilene, nelle luci della sera. Ci stendiamo uno sull’altra in quella piazza che sai, quella che rivedo sempre passando dall’entrata della prima volta, quando, sceso l’ultimo gradino, il fiato si tuffò ai piedi.

Mi manchi, ma so che sei lì e tu sai che io, presto o tardi, tornerò.

La fine della gara

[Flussi]

Sto rincorrendo me stesso, in gara contro un tempo lepre, su un anello mentale senza traguardo.

Con il fiato corto arranco, inciampo, poi riparto, scatto, rallento, circondato da una folla di domande, dubbi e falsi miti che incita o sbeffeggia, a seconda dell’umore.

Esistono momenti però, attimi, in cui sento il vento fischiare, l’aria fredda sfiora le orecchie, fa lacrimare gli occhi e in bocca ha un sapore divino. I momenti in cui riesco a correre sono quelli che ripagano la fatica e gli sberleffi del pubblico.

Una corsa senza fine.

La fine sono io.

Follia (4 di 4)

[Varietà]

[…continua da venerdì]

Certo la prospettiva di poter fare tutto ciò che desidero, in particolare quella cosa dello sfiorare i bordi delle persone che avete detto prima, mi alletta, certo sarebbe strano mi allattasse, allietare sì, ma meglio restare allerta. Mi hanno usato per tanto di quel tempo, che le lancette dell’orologio hanno fatto lo stesso numero di giri del London Eye da quando è caduto dai perni e ha iniziato a correre per strada.

Io non ho mai potuto dire se mi andava bene o no tutto questo, nessuno me l’ha mai chiesto, nessuno mi ha mai ascoltato. Peraltro è tutta la vita che non posso mai fare quello che voglio fare, quello che mi dicono di fare, quello che farei se potessi fare. Non che io sia il burattino di nessuno, sia chiaro, qui sono l’unico senza fili in un mondo di marionette guidate a loro insaputa da tutte quelle mani nascoste dietro slogan e bottoni fluorescenti che gridano “Acquista subito”, “Offerta speciale”, “Approfitta dello sconto”, “Non perdere l’occasione”, “Mira e spara”, “Boom”, “+112 kills SuperCombo”, “Andrai all’inferno”, “L’inferno sono gli altri”.

Ok, allora, se per voi va bene, entrerei dentro di voi. Sono un po’ nervoso ma se poi dovesse scappare un peto scapperò anche io urlando “Al peto! Al peto!” così nessuno potrà pensare che sia stato io. Un peto porta di certo scompiglio, ma mai quanto questi candelotti di tritolo che ho legato in vita e farà scoppiare tra tre, due, uno, cosa sono quelle facce, ma dai stavo scherzando.

Oppure no?

D’altronde si sa come va con le folle: basta un solo folle al loro interno per trasformare tutto in una follia.