Lascia un segno

[Flussi]

Unisci tutti i puntini.

Fai un viaggio in solitaria.

Levati le scarpe usando i piedi.

Urla quando nessuno ti sente.

Incidi il tuo nome su un banco di legno.

Lascia sciogliere il cioccolato sulla lingua.

Chiedi il bis dello snack omaggio in aereo.

Rutta forte in mezzo alla gente.

Asciugati le mani sui pantaloni.

Lecca un francobollo.

Rovista tra le scatole in cantina.

Ruba qualcosa all’Autogrill.

Origlia il litigio di due estranei.

Alita su un vetro e scrivi con il dito.

Suona un citofono e scappa.

Mangia una fetta di pane senza sale con l’olio.

Piscia in un parco senza alberi.

Chiedi un rimborso per il ritardo di un treno.

Scrivi su un muro con una bomboletta.

Lascia un segno del tuo passaggio e durante il viaggio sii pazzo senza doverlo essere; mangia, bevi, godi e pensa che, da vivo, tante cose senza senso ti hanno fatto pizzicare la pelle.

Parole pesanti

[Flussi]

Faccio fatica a scrivere.

I quaderni sono tutti troppo lontani da me, come un telecomando fuori portata di mano dalla seduta di un divano.

Le penne troppo pesanti o scariche, armi esauste sbuffano polvere senza munizioni.

Il pensiero della scrittura pattina in un campo di nebbia, i suoni attutiti come dopo una nevicata, il tatto insensibile come attraverso un bendaggio.

L’unico che viaggia libero su praterie lastricate di tapis roulant degli aeroporti è il senso di colpa.

Parole dove siete?

Ultime volontà

[Flussi]

Serate d’inutilità, orari di lavoro protratti su tavole unte di sorrisi, mentre il cervello alterna corrente correndo altrove cercando salvezza nell’uniformità, nella ripetizione, nel sottofondo della constatazione del decesso.

Tra le mani la boccia del tempo si scuote da sola e perde un secondo, un minuto, uno ancora.

Nella conta dei giorni rientrano migliaia di ore passate su un videogioco senza divertimento che si riavvia, non si salva, toglie il sonno e fa calare la vista, mentre rincorri un Boss-di-fine-livello randomico che ha sempre e solo la tua faccia. Lo uccidi e ricominci, ti ricerchi, ti ritrovi, ti riuccidi. Ricominci.

Mollo tutto.

Non posso.

Scelgo altro.

Non posso.

Nuove strade.

Non posso. Cosa voglio? Voglio vivere, che poi muoio.

Incastri

[The One]

Ora li capisco

quei pezzi di puzzle che scivolano uno nell’altro senza sforzo,

quei blocchetti di Tetris che si lanciano di testa senza paracadute verso uno spazio esattamente della loro forma.

Ora li capisco

quei tasselli che affondano nel muro con una leggera pressione del pollice,

quelle zip che corrono sicure e veloci come una locomotiva.

Ora li capisco

Quei mattoncini Lego che una volta uniti non lasciano neanche una fessura,

al punto da non far più capire se siano o meno un pezzo unico.

Ora li capisco.

Ora che ci addormentiamo incastrati e non lasciamo fessure tra di noi, capisco il senso di tutto questo.

Equilibrio

[Varietà]

Un sabato invernale.

Il cielo striato di grigi carichi di lacrime.

La sabbia gelida come neve, i piedi ghiacciati da non sentire più le dita.

Il mare a riposo mosso dal russare del vento.

Nel mezzo del quadro una vela fosforescente. Densa e obliqua pende e ritrova l’equilibrio, come in un costante bisogno di smarrimento.

Non ho più voglia di dormire

[Flussi]

Quando infine mi metto a letto non ho più voglia di dormire.

Sarà la corsa in macchina con una canzone giusta a tutto volume, o il freddo preso nel tragitto tra il parcheggio e il portone di casa. O forse la sensazione della tua pelle ch’è rimasta tra le dita, l’immagine del tuo sedere che scivola davanti a miei occhi mentre facciamo la lotta nudi.

Saranno le tue parole sul futuro, sulla giornata di merda, sugli impegni non programmati di domani.

Sarà il cioccolato o il liquore ai mirtilli.

Magari è colpa del caffè di mezzanotte, anche se a me il caffè mica fa effetto.

Invece forse è l’influenza dei cattivi pensieri, delle preoccupazioni fioche, delle paure saltellanti.

Sarà colpa e merito del nostro sesso, semplice e tsunamico, che spreme orgasmi lancinanti.

Sarà colpa di tutto e di niente, sta di fatto che quando infine mi metto a letto non ho più voglia di dormire.

Allora prendo il quaderno sul comodino, la penna incastrata nella copertina e inizio a scrivere.

Il ballo degli attimi

[Varietà]

Con un po’ di fortuna potreste sorprenderli guardando le finestre nei momenti limite della giornata.

È nello scorcio di un oblò, nel lembo tra il vetro e il tergicristallo che si può sperare di vedere certe sfumature di colore.

L’alba e il tramonto.

Sono i momenti che si mischiano, gli attimi che si concedono un ballo, come in questa piccola fiaba.

– Buongiorno Fine della Notte, mi concedete questa danza?

– Buonanotte Inizio del Giorno… ardito, come vostro solito…

– È la vista di voi che mi fa accende mia cara. Sola, schiarita e bella come non mai.

– Ma che dite… il mio momento più intenso è ormai lontano. La mia bellezza è un ricordo come l’oscurità che porto dentro.

– La vostra oscurità, così lontana dal mio cuore, è ciò che permette di conoscermi come niente e nessuno potrà mai fare.

– Siete il solito poeta adulatore. Sapete ancora condurre?

– Seguite me, mia cara

Si diedero un bacio – perché era giusto – poi fecero l’amore – perché era tempo.