Sorgente

[Flussi]

Funziona che adesso ho mille rivoli alla ricerca d’una foce, impazienti di solcare un letto ancora sconosciuto, famelici di avventura; alcuni hanno un incedere molto lento, altri sono rapidi e impetuosi, alcuni sono ampi e pomposi, altri più snelli e sbarazzini.

Mille incipit o sprazzi o frasi o intenzioni in attesa di un percorso, lampeggiano per attirare la mia attenzione, alcuni sono già formati, altro ristagnano ancora nei vortici della mente.

Li tengo legati insieme con una sorta di senso di responsabilità, tutti vicini e tutti distinti, tutti accomunati dalla stessa sorgente, tutti alla ricerca d’una foce, tutti alla ricerca d’una voce.

Grigio

[Flussi]

In cielo c’è un tempo che non esiste, un limbo grigio senza identità, senza occhi né bocca, non vede e non parla. I colori del mondo vivacchiano e attendono un motivo, un motivetto, una nota qualsiasi che vibri appena, un refolo di musica che tocchi il tasto di accensione di una vita in standby.

Sospeso su un filo per i panni mi asciugo lentamente, in balìa dell’assenza di vento che ora proprio non ce la fa, ora proprio non ha le forze per tirarmi su.

Appeso, con la testa ciondoloni e il non-sorriso di un clown, attendo e spero, mangio pietre e sputo silenzi.

Tallinn 1

[In viaggio]

Il panorama da una panchina.

Solo una ragazza che legge

una voce di donna che canta in sottofondo

uno schizzo maldestro sul quaderno

e una promessa a me stesso:

non dimenticare mai

il cielo di Helsinki

le pietre di Tallinn.

Rami

[Varietà]

Sotto un baldacchino di rami

dorme un vagabondo

ché senzatetto dice di non voler essere chiamato

ché il suo tetto sono cielo e stelle, dice

e qualche gabbiano e airone, dice

e qualche aereo e satellite, dice

e qualche Dea e Dio, dice.

Preferisce possedere almeno il verbo vagare

e pensare che di –bondo abbiano sbagliato la prima lettera

ché vagamondo suona molto meglio

ché magari non sarà troppo originale

ma gli piace che faccia rima con tondo

mentre finisce la bottiglia e ne guarda il fondo

e distorto ricambia il suo sguardo il mondo.

Marzamemi 1

[In viaggio]

Esiste un gatto color Marzamemi.

Spunta da un vicolo ma non lo vedi, si confonde con i muri, prende il colore delle pietre.

Miagola appena, il giusto da farti credere di averlo sentito, senza però dartene la certezza.

Salta soffice sui tetti, guarda il mare muovendo la coda al ritmo delle onde, sta fermo ore.

Tutti i cani lo conoscono, tutti i gatti lo rispettano, tutti i topi lo esorcizzano.

Esiste un gatto che non vedrai mai, ma se passerai da casa sua sarai quasi convinto del contrario.

Esiste un gatto e lo chiamerò Marzamiao.

Il ballo degli attimi

[Varietà]

Con un po’ di fortuna potreste sorprenderli guardando le finestre nei momenti limite della giornata.

È nello scorcio di un oblò, nel lembo tra il vetro e il tergicristallo che si può sperare di vedere certe sfumature di colore.

L’alba e il tramonto.

Sono i momenti che si mischiano, gli attimi che si concedono un ballo, come in questa piccola fiaba.

– Buongiorno Fine della Notte, mi concedete questa danza?

– Buonanotte Inizio del Giorno… ardito, come vostro solito…

– È la vista di voi che mi fa accende mia cara. Sola, schiarita e bella come non mai.

– Ma che dite… il mio momento più intenso è ormai lontano. La mia bellezza è un ricordo come l’oscurità che porto dentro.

– La vostra oscurità, così lontana dal mio cuore, è ciò che permette di conoscermi come niente e nessuno potrà mai fare.

– Siete il solito poeta adulatore. Sapete ancora condurre?

– Seguite me, mia cara

Si diedero un bacio – perché era giusto – poi fecero l’amore – perché era tempo.

Cieli spinati

[Flussi]

Lavoriamo disperatamente per costruire cieli spinati, belli oltre le ferite, resi volontariamente intoccabili dalle barriere autoprodotte. Fondali tensivi graffiati dall’opera della nostra paura, destinazione a cui aspirare senza il desiderio di arrivarci.

Una vita a rinchiudere i nostri stessi corpi in un recinto di guerre, nidi di mitragliatrici animali, raffiche di istinti autodistruttivi.

Non venire a mostrarci i nostri limiti lesivi, palmi aperti sulla nostra carne viva, saresti trivellato a morte dalle nostra scuse; lacrime di giustificazioni proiettili fini senza fondo che ci si ritorcono contro.

Siamo i fautori della nostra bellezza e carcerieri del sogno del bambino.

Ofelia

[Varietà]

Il contenuto che leggerete è stato ispirato dal personaggio di OFELIA. Il progetto #scritturadesecuzione consiste nel pubblicare a cadenza settimanale (solitamente il lunedì) un testo/poesia ispirato da un elemento comune. Questa settimana partecipano: @gabbianigrassifoglivolanti, @mes.chers.souvenirs, @respiro_nero, @scardachristian, @sibilodivento, @spazinfiniti, @stefania.viappiani. Tutti i testi sono visibili all’hashtag #scritturadesecuzione (valido per Instagram).

Urla un gesso su lavagna

nel vestito suo si bagna

sente immenso lo stridio

grida forte, invoca Dio.

Nelle orecchie fiume in piena

molle il corpo sulla rena

ferma intorno la campagna

più ricorda cosa sogna.

Lento a valle un ciotolìo

lascia un corpo non più suo

canta muta la sua pena

nella brezza esce di scena.