Portogallo 4

[In viaggio]

L’oceano ha un suono diverso. Più profondo, più cupo, più potente. Chiede rispetto con vigore e mostra i muscoli alla terra.

Anche l’odore è differente. Sa di abissi e luoghi sconosciuti, selvaggio e naturale.

Mi chiedo come facciano le rocce e la sabbia a resistergli, a non cedere alla sua autorità, al suo amore carnale.

Livorno 2

[In viaggio]

Livorno è una serata a caso dove ti ritrovi a tavola con una macellaia tatuata, un’intagliatrice di legno, una motociclista lesbica, una tatuatrice nordica e un liutaio chiacchierone.

Vino rosso, vino santo, vino con fagioli, fagioli che sono fragoline, ghiaccioli old style e barbieri della fava.

Livorno è una testa che gira, una bocca sguaiata, una mano sulla spalla e un continuo invito a rivedersi.

Livorno è sporca, brutta, viva, ignorante, bellissima, caciarona, orgogliosa, arrogante, socievole, scaramellozzi.

Eh?

Puppa.

Firenze 1

[In viaggio]

Una femmina salda e immota, di altezza media, dalle curve morbide ma non eccessive. Bozzi e rilievi di gommapiuma.

Tra i capelli ramati, increspati, ha rametti d’ulivo e boccioli bianchi. Li tiene sempre freschi.

L’abito, quello buono, liso e terreo, portato con la caparbia fierezza d’una diva.

Una donna che non danza, fa giusto un cenno col capo per ringraziare dell’invito.

Una donna che non piange, si volta per non farti vedere i suoi occhi umidi.

Fa così con tutte le emozioni: le contiene, indecisa.

È questo e molto altro Firenze.

E Firenze l’è Viola, per dovere di gemellaggio.

Portogallo 3

[In viaggio]

Quindi costui è l’oceano. Il fratello grande, quello con un nome e una carriera, un’autorità nel suo campo.

Non possiamo che fare le giravolte tra le sue dita, non possiamo smettere di osservarlo tanto è il tutto che esprime.

Impressionante è il suono, che pare voler riempire ogni vibrazione presente nell’aria, egocentrismo sonoro.

L’oceano pretende di colmare tutti i sensi, ottiene attenzione per natura.

Lascia che i bambini giochino con lui, che i ragazzi si convincano di domarlo, che le ragazze si ritraggano insieme a lui, che le coppie si distraggano per un rapido bacio, che gli uomini fingano di non esserne impressionati, che i poeti si facciano suggerire le parole dal vento, che i musicisti tentino di riprodurne le note sulle corde di una chitarra, che i pittori piangano cercando la spuma sulla tavolozza, che i vecchi gli sorridano perché sanno che tutto questo crediamo di farlo quando in realtà è l’oceano che ci concede il lusso di stare con noi per un attimo.

[Musica suggerita per la lettura: John Butler – Ocean]

Portogallo 2

[In viaggio] e anche un po’ [The One]

Óbidos è uno di quei borghi tutto vicoletti e salite, scalette sconnesse, improvvise piazzette.

Le mura, alte, grigio-marroni, lo proteggono come il secchione, odioso, nascondeva con la mano le risposte del compito in classe, per non far copiare.

Muri bianchi, strisce blu e ocra alla base e agli angoli.

Un paio di viuzze dove si sono stretti tutti gli artigiani, i paccotigliari, i venditori di Ginja.

I ristoranti non mancano e mi chiedo se forse non siano troppi per un posto che puoi attraversare da parta a parte in dieci minuti.

Intanto un gatto è passato a salutarmi, rispondendo al classico richiamo a bacetto.

C’è una fiera del cioccolato all’interno di quella che suppongo sia la fortezza, il castelletto. Non sono entrato e un po’ mi dispiace, forse di sera chiuderanno l’ingresso. Come stona quella scritta “Chocolate” dal font molle e giocoso su delle mura così antiche. Qui stona tutto quello che ha meno di mille anni. Le automobili, i cavi a terra della piazza centrale, le persone. Non stona invece la campana che ha appena suonato, chiamando l’adunata alle armi puntute dei turisti che sentono nello stomaco l’avvicinarsi della fine di un altro giorno di vacanza.

Mentre scrivo, e ti pensavo, sei passata. Capelli castani al vento, zaino in pelle marroncino e passo pesante, rapido. Ti sei girata e già non ci sei più.

Portogallo 1

[In viaggio]

A Lisbona è nuvolo.

A Lisbona pioviggina.

A Lisbona spunta il sole.

A Lisbona il venticello fa chiudere la giacca.

A Lisbona il sole fa sudare e devi riaprire la giacca.

A Lisbona piove.

A Lisbona diluvia.

A Lisbona quando piove, se non hai le scarpe con il grip, a ogni passo rischi che l’osso sacro diventi osso blasfemo.

A Lisbona smette di piovere.

A Lisbona ricomincia a piovere.

A Lisbona il grigio sembra ovunque ma all’improvviso si squarcia d’azzurro.

A Lisbona si zizzola e devi tirare fuori la sciarpa.

A Lisbona devi guardare i muri.

A Lisbona Sali e scendi.

A Lisbona è rispuntato il sole.

A Lisbona, dopo soli 15 minuti, il concetto di sereno-variabile ha assunto tutto un altro significato.

A Lisbona la sera il cielo è azzurro, slavato, tenero.

A Lisbona domani fa bello.

Finchè non si rimette a piovere.