Istantanea

[The One]

La bellezza di una ragazza seduta da sola su un prato risiede nell’armonia che crea con l’ambiente intorno a se. Diventa subito quadro, archetipo di consapevole solitudine.

Nel momento in cui volge lo sguardo verso di te stai guardando la natura, il ciclo delle cose.

E sarebbe sbagliato andare a disturbarla, umano istinto di fare propria la bellezza del mondo. Vile inquinamento della perfezione di un’immagine immodificabile.

Ti guardo da lontano e godo della contemplazione.

Sei un’istantanea che racchiude senso ed estetica.

E io sono fortunato ad averti di fronte.

Portogallo 2

[In viaggio] e anche un po’ [The One]

Óbidos è uno di quei borghi tutto vicoletti e salite, scalette sconnesse, improvvise piazzette.

Le mura, alte, grigio-marroni, lo proteggono come il secchione, odioso, nascondeva con la mano le risposte del compito in classe, per non far copiare.

Muri bianchi, strisce blu e ocra alla base e agli angoli.

Un paio di viuzze dove si sono stretti tutti gli artigiani, i paccotigliari, i venditori di Ginja.

I ristoranti non mancano e mi chiedo se forse non siano troppi per un posto che puoi attraversare da parta a parte in dieci minuti.

Intanto un gatto è passato a salutarmi, rispondendo al classico richiamo a bacetto.

C’è una fiera del cioccolato all’interno di quella che suppongo sia la fortezza, il castelletto. Non sono entrato e un po’ mi dispiace, forse di sera chiuderanno l’ingresso. Come stona quella scritta “Chocolate” dal font molle e giocoso su delle mura così antiche. Qui stona tutto quello che ha meno di mille anni. Le automobili, i cavi a terra della piazza centrale, le persone. Non stona invece la campana che ha appena suonato, chiamando l’adunata alle armi puntute dei turisti che sentono nello stomaco l’avvicinarsi della fine di un altro giorno di vacanza.

Mentre scrivo, e ti pensavo, sei passata. Capelli castani al vento, zaino in pelle marroncino e passo pesante, rapido. Ti sei girata e già non ci sei più.

Scatole in cantina 1

[Flussi]

Scorrere una rubrica.

Scorrere anni.

Scorrere ricordi, immagini, profumi.

Scorrere il passato scritto nei volti altrui, volti dipinti come vuoi tu.

Ritrovarsi, riscoprirsi, ricordarsi negli occhi degli altri.

Siete parte di me, non lo siete più, lo sarete sempre.

Sono la somma verticale di quella rubrica, parziale ma significativa

Un insieme di voci che urlano le mie esperienze, confuse, nitide. Le raccontano tutte insieme e si sovrappongono l’una con l’altra.

Appuntamenti inventati e mondi paralleli 1

[The One]

Beata l’ombra delle mia dita che ha potuto sfiorarti le guance e giocare con le curve del tuo viso, in un’estasi di un futuro parallelo.

Eppure da qualche parte siamo, siamo forte. Forse non qui, forse non adesso.

Non sentivo questo vuoto da tempo e ne avevo bisogno. Ne avevo bisogno per capire che ne valeva la pena inventarsi una scusa per trovarmi qui con te. Era giusto esserci e farsi male.

Portogallo 1

[In viaggio]

A Lisbona è nuvolo.

A Lisbona pioviggina.

A Lisbona spunta il sole.

A Lisbona il venticello fa chiudere la giacca.

A Lisbona il sole fa sudare e devi riaprire la giacca.

A Lisbona piove.

A Lisbona diluvia.

A Lisbona quando piove, se non hai le scarpe con il grip, a ogni passo rischi che l’osso sacro diventi osso blasfemo.

A Lisbona smette di piovere.

A Lisbona ricomincia a piovere.

A Lisbona il grigio sembra ovunque ma all’improvviso si squarcia d’azzurro.

A Lisbona si zizzola e devi tirare fuori la sciarpa.

A Lisbona devi guardare i muri.

A Lisbona Sali e scendi.

A Lisbona è rispuntato il sole.

A Lisbona, dopo soli 15 minuti, il concetto di sereno-variabile ha assunto tutto un altro significato.

A Lisbona la sera il cielo è azzurro, slavato, tenero.

A Lisbona domani fa bello.

Finchè non si rimette a piovere.

Sbadiglia e ti bacio

[The One]

Non è facile scollarsi dalla curva dei tuoi zigomi che parte dalle orecchie e scollina le guance, illuminate dal tramonto cremisi delle labbra, per poi tuffarsi nella scollatura dove lo sguardo si schianta.

Però te lo dico: se ancora una volta sbadigli, mi guardi e sorridi imbarazzata mi alzo e ti bacio.

Sulla regolarità della scrittura 2

[Flussi]

Le parole non sono ingranaggi che, se arrugginiti, bevono olio e tempo al bancone del Bar della Pigrizia.

Le parole sono decisioni da prendere, scelte da fare.

“Fare o non fare non c’è provare” è sintetico e potente, benché inflazionato.

La seconda, o prima, domanda però è “volere o non volere?”, quello separa i gesti e ritaglia il tempo.

Che c’è, c’è sempre.

Finché non finisce.

Sapessi

[The One]

Sapessi quante parole mi hai ispirato.

Quante canzoni hai riempito di significato.

Quanti momenti avrebbero richiesto la tua presenza.

Già solo per questo meriteresti un bacio di quelli che durano così tanto che poi si scoppia a ridere insieme.

Sulla bellezza della tristezza 3

[Flussi]

Non c’è più niente di tuo qui eppure sopravvive l’eco. Rimbomba nella valle celebrale, devo ascoltare, non devo tapparmi le orecchie. Devo ascoltare e godermi l’angoscia del suo svanire lentamente nei ricordi.

Poi sarà di nuovo una valle d’aria fresca.

Ma prima fammi piangere un’ultima volta, per favore. Le lacrime non sono mai inutili, come non lo sono mai le pagine scritte male senza fermarsi. Lo scarabocchio d’inchiostro è un profilo di me che non conoscevo, che ignoravo. Grazie a queste lacrime mi si para davanti come il fugace riflesso di una vetrina in cui non ti riconosci subito.

Sono io quelle lacrime, sono io anche quello.

Forse il senso della tristezza è questo: metterti di fronte di fronte un altro lato di te stesso.

Se è così allora sì, la tristezza è bella.