Da qui

[Flussi]

Non fa rumore la città, qui che i motori sono solo un’eco cupa, distanti come un temporale che se ne va.

Non acceca la città, qui che le luci sono quelle del cielo, qui che i tramonti sono tanto saturi da scoppiare.

Non soffoca la città, qui dove l’aria è seria e imbavaglia il respiro, qui dove il freddo ghiaccia le dita che cercano riparo nelle tasche.

Non comprime la città, qui dove gli spazi sono ampi come risa, qui che le strade sono appena accennate, qui che i muri sono rami.

Da qui sembra lontana la città, tanto da illudere, per un solo attimo, di non esserne circondato.

Dinosauri di roccia

[Flussi]

Procedo verso l’acqua sul dorso scheletrico di un dinosauro roccioso, tra vertebre irregolari quasi scivolo e cado. La bestia dorme da millenni, il respiro si percepisce appena, mischiato nel suono alla risacca delle onde. Nonostante l’immobilità dell’imponente animale la mia stabilità è precaria, mi devo reggere con le mani per non cadere tra le fessure e le crepe. Non sono mai stato bravo a camminare sugli scogli.

Una volta giunto all’acqua, però, ogni volta mi rendo conto di quanto sia più vero il mare visto da qui, da queste rocce umide che accolgono e respingono le carezze e gli schiaffi delle onde. Ostile e magnetico impone silenzio e rispetto, quindi mi siedo, respiro e ringrazio.

Ballava

[The One]

Ballava e gettava indietro la testa, come se qualcuno la stesse pettinando.

Ballava e senza voce cantava al soffitto, con gli occhi chiusi, bagnandosi di luce.

Aveva un ciuffo a forma di chiave di violino che si ergeva sbarazzino in mezzo agli altri capelli tenuti stretti da un elastico.

Si era pizzicata il fianco del vestito all’elastico delle mutande e la coscia sorgeva chiara tra i lembi della gonna.

Si muoveva soffice, tenendo tra le dita un bicchiere che fluttuava come sospeso nel nulla e i piedi sembravano onde sul bagnasciuga.

Ballava, intanto io scrivevo e mi innamoravo ancora un po’ di più.

Punto di luce

[The One]

Essere quel punto di luce.

Partito dai margini dell’infinito, facendosi largo nel grigio, bevendo pioggia e sale, per arrivare lì dove la bellezza trova la forza di palesarsi in mezzo alla tempesta.

Vorrei sapere cosa prova quel punto di luce.

Giunto esattamente al centro di uno sfondo in burrasca, un viaggio di milioni di anni solo per concentrarsi tutto in un millimetro, in un momento così perfetto da essere impossibile.

Quel punto di luce lasciato aperto dalle nostre labbra unite.

Punta nera

[The One]

Quella curva nera e stretta,

dove affondano quei tramonti,

quelli che meriterebbero un altro nome;

brillii e il vento della caduta,

giù, fino all’acqua

tra le macchie del fondale.

Ti porterò lì,

ché dobbiamo vedere insieme

quella memoria eterna;

ché voglio essere con te,

ridisegnare i tramonti

annegare negli sguardi .

Eppure anche lontani,

senza neanche una stilla di salsedine,

strizzo gli occhi e guardo l’orizzonte,

ché ogni giorno con te

è una giornata di mare.

Camminai via

[Varietà]

Una volta un vecchio mi disse di non smettere mai di camminare.

Me lo disse così, senza essere interpellato, senza un preambolo che lo giustificasse, senza neanche guardarmi in faccia.

Era un pomeriggio di maggio, il sole sorrideva al vento e il vecchio, seduto su una panchina verde, ruppe il silenzio tra noi.

– Non smettere mai di camminare finché le gambe ti reggono e hanno forza, finché potrai scegliere di muovere un passo, finché potrai esaudire un desiderio anche piccolo.

Non smettere mai di camminare fino alla curva successiva, ché non puoi sapere cosa si nasconda dietro e anche fosse nulla varrà sempre la pena andare a vedere di persona.

Non smettere mai di camminare neanche quando ti sembrerà di non avere più forze, neanche quando sarai esausto, sarà proprio quello il momento giusto per fare un passo in più.

Non smettere mai di camminare anche quando avrai l’impressione di non sapere dove stai andando, anche quando sembrerà di esserti smarrito, perché solo andando avanti ritroverai la tua via.

Non smettere mai di camminare perché io non posso più e non vorrei vederti sprecare neanche una briciola delle tue possibilità, ora che io ho esaurito le mie.

Non smettere mai di camminare perché può accadere che un giorno, al termine di una strada vuota e rugginosa di un porto di mare, girando intorno a un edificio diroccato, ti si schianti addosso un tramonto viola, adagiato su un mare di un colore che non esiste. –

Rimase fermo sulla panchina e io camminai via.

Ciak, si gira

[The One]

Un’ora e mezza o poco più, il tempo di un film nemmeno troppo lungo.

Una ragazzo, una ragazza, una lingua estranea a fare da tramite.

Di sfondo Firenze nell’ora del tramonto, nell’ora dello spritz.

Camminano per vie decorate di grandi bellezze, non ne guardano nemmeno una.

Parlano e vagano, senza sapere dove sono diretti, guidati dall’urgenza di stare insieme.

Poi tutto si ferma.

Gli occhi di lei si abbassano; quando si rialzano hanno cambiato luce, si sono caricati di una dose extra di zucchero e rossore.

Lui riceve uno scappellotto da un diffuso formicolio cutaneo che anestetizza la lingua.

Si ritrovano mano nella mano, si fermano a baciarsi ogni 57 metri; di più non resistono, apnea di ossigeno e labbra, lingua e fiato per poter continuare a camminare.

“I didn’t expect that” dice lei. Lui la bacia. Respirano. 

Il sipario, per favore, lasciatelo dov’è. Un’altra bobina, presto!

Tu credi nel Destino? O è solamente il Caso ben vestito?