Ti ho sentito parlare

[The One]

Stasera hai deciso di non farmi scrivere.

Ti sei addormentata presto, espiri leggera, è stata una giornata pesante. Mi stai vicina, quasi attaccata, e i tuoi occhi sono così grandi da sembrare spalancati, se non fosse per quelle palpebre serrate che li nascondono.

Come ogni tanto accade ti svegli in uno stato di semi coscienza, mescolando sogni e realtà. Nel silenzio apri gli occhi e mi parli.

– Cosa?

– Che succede, amore?

– Che hai detto?

– Nulla.

Evidentemente non sei convinta.

– Ti ho sentito parlare.

– Non ho detto nulla.

– Che hai detto? Ti ho sentito parlare.

– Non ho detto nulla, amore.

Mantenendo un’espressione di scarsa convinzione, allunghi la mano e afferri la mia, quella che regge il quadernetto che raccoglie i miei scarabocchi notturni.

La accolgo, eppure subito cerco di divincolarmi con delicatezza, perché so che se ti lascio riaffondare nel sonno sarà impossibile liberare la mano. Le tue dita però stringono decise e trattengono il mio timido tentativo di fuga. Mi trovo così in una romantica trappola, impossibilitato a scrivere.

I tuoi respiri suonano come onde filtrate dalle persiane di una casa sul mare, per non svegliarti piego una gamba e appoggio il quadernetto sulla coscia, che diventa una superficie d’appoggio, alquanto instabile in verità.

Non mi scoraggio. Inizio a produrre scarabocchi più incomprensibili del solito e mi chiedo se domani sarò in grado di decifrarli.

Eppure in fondo chissenefrega, dato che poi ti sei svegliata, mi hai lasciato la mano e abbiamo fatto l’amore.

Buio 2

[Varietà]

Starnuti trattenuti disfano gomitoli di suoni
due orecchie si mettono sulle punte per farsi più alte
più capienti
allungano il collo verso un’idea di rumore ch’è solo loro
trattengono il fiato
si illudono
inventano suoni che non esistono pur di sentire qualcosa
qualcosa che irrompa nel fischio costante
che dilania il silenzio.

Buio 1

[Varietà]

Due occhi vagano alla ricerca di un appiglio
cavalcano crinali di tende
sospinti dal vento di respiri
sbirciano oltre il limite del percepibile
poi si tuffano nelle pieghe dei pensieri
annaspano
riemergono
chiedono un attimo per riprendersi
ma il tempo
statico nella mescia olesa del buio
non risponde
non fiata
osserva muto
due occhi persi.

Cucchiaio

[The One]

Un po’ come il colore del cielo che arrossisce di fronte al mare

un po’ come il calore dell’orizzonte verso cui volano i gabbiani

un po’ come l’odore del vento che trasporta pollini e ricordi

un po’ di tutto questo si posa sulla pelle

quando di notte

ci abbracciamo.

Una notte

[Varietà]

Una notte di confine

tra mille scatole tenute insieme da rotoli di scotch

soffitti passeggeri

occhi stanchi

e poche, povere, banali parole.

Una notte che precede un giorno

Big Bang di nuovi spazi

nuove prospettive

nuovi giochi di luce

nuovi colori.

Una notte come tante

con un gusto un po’ retrò

con lo sguardo un po’ più in là

senza voglia di dormire

impaziente di sognare.

Confusione lunare

[Varietà]

Una luna pensosa stasera, sfocata nel suo riflettere, fuma e sbuffa mentre cerca una risposta a una domanda sconosciuta.

Sotto questa luna di Rodin vaga un volto assonnato senza arte né carte, alza lo sguardo verso Marte e fantastica su chi resta e su chi parte.

Domande senza punti interrogativi salgono in cielo e si mettono in fila dietro tutte le questioni in attesa di essere risolte e svincolate. Buio di rebus lasciati in bianco, consegnati alla cattedra in una bella brutta, nella speranza di una sufficienza grattugiata da una crosta. Nero di vicoli ciechi che si mangiano la coda, si avvinghiano affamati, ululano alla padrona reclamando un osso di luce da sbranare.

Gira le spalle la luna e si incammina senza curarsi di niente, dilaniata dalle sue domande, ossessionata dalle loro risposte.

Alle porte del buio

[Varietà]

In ghingheri

alle porte del buio

bussiamo tre volte

attendiamo il Cerbero

o un prete

che ci baci l’anello

che ci stenda un velo

di lava.

Lo percorriamo danzando di dolore

fino alla fine di una notte sudata

senza la gioia dell’amore

senza trovare la forma corretta

giù fino all’oblio

giù fino al ripostiglio di Dio.

Uno di tutto

[The One]

Una notte

una luna

una stella, una sola, immersa nel mare nero, solcato da

una nuvola galeone.

Un accendino

una canna che arranca semispenta

un bicchierino di grappa al moscato

un brindisi, uno ancora.

Un mondo condiviso

un intreccio di dita peccaminose

uno di tutto, per noi che siamo tutto e

uno.

Traffico notturno

[Varietà]

Mezzanotte di maggio.

Una panchina, in un parchetto di città brullo e senza grande gioia, e un ragazzo seduto, con un cappuccio scuro e il capo chino.

Il volto illuminato dallo schermo del cellulare, i tratti del viso appena accennati, intuibili a stento, nascosti dall’ombra e della voglia di solitudine.

Gli occhi appena chiusi e infastiditi da un vento più fresco dell’aria, occhi immobili, occhi scrigni di tesori.

Passano macchine e moto a distanza di minuti incerti l’una dall’altra, si incrociano, si superano, non si fermano. Semafori alternati le rallentano a stento, incapaci di tenersele vicine se non per più di qualche secondo. Dove vanno lo sanno solo loro, come certe parole e certi testi, che passano accanto, le luci spalancate, senza fermarsi.

Incubo

[Varietà]

La ragazza era bella, mora, la guancia sprofondata nel cuscino. Un braccio nudo spuntava da sotto le coperte, la carnagione abbronzata contrastava il giallo pallido della federa. La camera buia produceva l’impercettibile fruscio del silenzio, le ombre interrotte dai riflessi provenienti dalle feritoie della tapparella. La calma del sonno era solo apparente, dilaniata da un incubo in cui la ragazza era invischiata e da cui non riusciva a tirarsi fuori.

Gli occhi chiusi e le palpebre tese nascondevano a malapena il guizzo delle cornee che si dimenavano come animali selvaggi presi al laccio da bracconieri.

La mascella scattò improvvisa, selvaggia, i denti tirarono un morso all’aria come ne volessero fare brandelli. La corrente alternata degli impulsi nervosi guizzava sottopelle, fulminea scuoteva parti del corpo adagiate nel tepore del sonno.

Le dita della mano si davano il cambio saltando a turno, scacciavano via mosche inesistenti, rispondevano a stimoli invisibili. Anche i muscoli del braccio, del collo, tremavano in preda al panico alla ricerca di una via di fuga, ingabbiati dall’epidermide.

Le sopracciglia crollarono esauste, diedero al viso della ragazza un’espressione imbronciata quasi infantile, come una bambina che rimbrotta il fratellino colpevole di aver rotto uno dei suoi giocattoli preferiti.

All’apice del terrore gli occhi si aprirono di scatto.

Buio – click – luce.