Appuntamento alle 16

[The One]

– Alle 16 hai una appuntamento.

– Con chi?

– Con me. Vestiti bene.

– Dove andiamo, a una cena di gala?

– Non te lo dico, ma non ci puoi venire in tuta e canottiera.

– Dovrei farmi una doccia.

– Ce la facciamo poi stasera. Dai, cambiati.

– Ok, ok. Mi metto tutto giallo, ti piace?

– Sono tutta un fuoco.

– Sono abbastanza elegante per dove dobbiamo andare?

– Si dai, vai benissimo, spicciati.

– Arrivo, arrivo. Ma dove andiamo?

– Non te lo dico ho detto

– Aspetta, mi stavo dimenticando le scarpe.

– Intanto chiamo l’ascensore.

– Eccomi. Era tutto quello di cui avevo bisogno, sai?

– Cosa?

– Un appuntamento alle 16 con te.

Cucchiaio

[The One]

Un po’ come il colore del cielo che arrossisce di fronte al mare

un po’ come il calore dell’orizzonte verso cui volano i gabbiani

un po’ come l’odore del vento che trasporta pollini e ricordi

un po’ di tutto questo si posa sulla pelle

quando di notte

ci abbracciamo.

Le mattine insieme a te

[The One]

Il calore sottocoperta, sottopelle

il silenzio dei corpi inconsci

il languore nell’aria

liquore ialino in cui ci rotoliamo

inalando il tocco di una mano

carezza provocante tra le gambe

mentre prende forma la luce

dei tuoi occhi

lento mi muovo e sento

sento

il mondo intorno a noi.

Raccontami, se puoi, qualcosa di più magico

delle mattine insieme a te.

X rossa

[The One]

Ho una X rossa sulla mano sinistra, più precisamente nell’incavo tra il pollice e l’indice, me l’hai disegnata tu ieri sera; mentre mi passavi la penna sulla pelle sorridevi e avevi gli occhi di una bambina. Una volta terminata hai ammirato la tua opera su tela umana con uno sguardo soddisfatto e hai emesso un suono strano, a metà tra una risata e un urletto.

Tu forse non lo sai ma io amo quel verso sciocco che fai quando sei felice, quando fai qualcosa di buffo per prendermi in giro o per attirare la mia attenzione con un dispetto. Mi fa stare bene quello starnazzo infantile che si prende gioco della serietà degli altri, che fa a stilettate con i timpani e che tanto contrasta con la morbidezza delle tue guance.

Questa X rossa, intanto, pare non voler venir via, resiste alla prima e alla seconda passata di sapone, decido allora di premiare la sua ostinazione lasciandola al suo posto ancora un po’. La terrò oggi, forse anche domani, così, mentre lavoro e ti aspetto, guardandola potrò sorridere ripensando al tuo schiamazzo che mi rende felice.

Bastano i tuoi occhi

[The One]

Ripercorro spiagge d’inchiostro, fino a incappare, di nuovo, negli occhi che avevi quel giorno.

Rivivo l’asma emotivo e la luce, mesciata alla risacca delle onde morbide, che curava ogni tuo riflesso lavorandoti con un pennello fine, usandoti la cura dell’esteta che ricerca l’utopia.

Sotto i piedi sento i granelli di sabbia, singole lettere, freddi e consistenti come pan di spagna, inclinati tutti verso l’epicentro sorridente che sei; mi guidano verso di te, mi indicano la strada da percorrere piede dopo piede, bacio dopo bacio.

Su quel litorale vorrei poterci tornare, basta un attimo, bastano i tuoi occhi.

Esprimi un desiderio

[The One]

La prima volta che ti sei sdraiata su di me il mondo ha fatto click, i pianeti si sono allineati, l’Oracolo di Delfi ha alzato le sopracciglia.

La prima volta che ti sei sdraiata su di me il bambino ha trovato la forma giusta da inserire nello spazio dentro di sé, ha smesso di esprimere a ogni candelina lo stesso desiderio, finalmente libero di godersi il soffio che spegne la fiammella e di guardare il rivolo di fumo che sale.

La prima volta che ti sei sdraiata su di me eravamo nudi e ti sei appoggiata con tutto il corpo possibile, dalla curva delle unghie ai raggi dei capelli.

La prima volta che ti sei sdraiata su di me sei rimasta lì non so dirti per quanto, ma ti sento ancora addosso.

La traversata

[The One]

I due stavano attraversando un ponte altissimo e lo facevano tenendosi per mano. Sotto di loro il nero.

Spaventoso lo era già per natura quel ponte, cigolava a ogni passo come il cancello di una casa abbandonata e non faceva alcunché per nascondere alla vista il baratro che si proponeva di superare. Ad aggiungersi alla sua spaventosa natura ci pensavano il vento che lo faceva oscillare, le assi di legno tanto marce da sbriciolarsi sotto i piedi, le vertigini, incontrollabili capogiri di terrore.

Eppure i momenti peggiori erano causati proprio dai due impegnati ad attraversarlo.

In alcuni momenti lei si muoveva rabbiosa e faceva ondeggiare violentemente la struttura, lui s’infuriava e nell’agitarsi faceva stridere le funi tanto da pensare che da lì a poco si sarebbero strappate facendoli precipitare.

Lui non concepiva perché lei dovesse rendere la traversata ancora più complicata di quanto già non fosse, si sentiva minacciato da chi aveva accanto, non riusciva ad accettare che fossero loro due i maggiori responsabili dei pericoli.

C’era però una cosa che non capiva. Lui non capiva che i momenti in cui lei faceva oscillare il ponte erano causati dalla paura del nero sotto i loro piedi, non capiva che in quei momenti di terrore lei preferiva inconsciamente il caos, perché le permetteva di non focalizzarsi solo sull’abisso, non capiva che lei non voleva mettere in pericolo né lui né loro, ma che la paura non sempre si riesce a controllare.

Allora lei si fermava, cercava con tutte le forze di spiegargli, lui ascoltava, nel silenzio solo il rumore del ponte che si muoveva piano.

Si ritrovavano negli occhi l’uno dell’altra, dentro i quali si vedevano a vicenda la fine del ponte e il loro mondo migliore.

Bucato

[The One]

C’è una torre di vestiti, tanti strati come una lasagna, che ciclo di colorati dopo ciclo di colorati cresce e punta al cielo, o almeno al soffitto.

Ogni tanto mi parla, mi chiede se so dove sei finita e perché non ti fai più vedere e se non mi pare inappropriato che ci si comporti in questa maniera con il proprio vestiario.
Io abbozzo e rispondo che non lo so dove sei e cosa fai, che sì, è un po’ sgarbato non farsi mai sentire, nemmeno per gli auguri, e prometto che se mai t’incontrassi ti raccomanderei di fare visita quanto prima a una certa torre di vestiti.

Poi esco dalla stanza e torno da te, che stai tagliando cipolle e mi chiedi di ritirare la roba stesa che si è asciugata. Sorrido-tibacio-tiamo, ammicco allo stendino che sghignazza e non ti dico nulla di una certa torre di vestiti.

Pois

[The One]

Tra le pieghe di un lenzuolo a pois si rincorrono le mani, scivolano sui mille colori del sesso e non si fermano mai, fiato nel fiato, corto come la distanza tra le pelli umide.

Lotta pelvica senza ring, senza regole, senza sosta, pareti di Larsen e due corpi che vogliono essere uno.

Suona forte la campanella delle menti che si gettano giù in picchiata e precipitano, poi planano e sorvolano due corpi nudi su un letto a pois.

Peli di barba

[The One]

Due pupille enormi, offuscate dai vapori della doccia, fissavano lui. Concentrate sulla bocca di lui ne seguivano ogni increspatura, ogni svolta barbara che la natura gli aveva ricalcato intorno alle labbra. Il rasoio emetteva il ronzio di una zanzara sotto steroidi, mentre veniva guidato dalla mano di lei che aveva deciso di occuparsi della barba di lui sotto la doccia.

Il volto di lei era coperto da frammenti di peletti, una costellazione di piccoli trattini neri che parevano disegnati a penna, che ricordavano uno di quei passatempi da settimana enigmistica. Era difficile toglierli con le dita, i peli rimanevano ostinatamente adesi alla pelle e sebbene per facilitare la pulizia ricorressero al getto della doccia, di tanto in tanto lui sceglieva un pelo da togliere a mano; lo faceva per un senso di cura e per godersi l’espressione di lei, sospesa un attimo nel vuoto, che tratteneva appena il fiato e lo guardava fisso, ridendo, amando.