Museo privato

[The One]

Ho scolpito una statua

le ho dato la forma dei tuoi occhi

ho usato un po’ di marmo

qualche ricciolo di legno

un misto di salvia, menta e pepe

poche gocce di grappa alla liquirizia

due riflessi lunari irrequieti

e un pizzico di desiderio pelvico.

Quando l’ho terminata

mi ha detto di essere felice

di avere la forma dei tuoi occhi.

Le tengo esposta

dentro di me

e quando serve

entro senza pagare il biglietto

e la guardo.

Sottocoperta

[The One]

Le tempeste e i venti australi

questo mare

color burrone

le forze gravitazionali

macigni

le urla della nave.

Presto

sottocoperta

sotto le coperte

sotto di te.

In mezzo al buio

ci vediamo

non ci tocchiamo

eppure ci stringiamo fino a farci male.

Stammi sopra

sopra tutto

non guardare fuori

fuori c’è la lava

e se non riusciremo a costruire un ponte per attraversarla

impareremo a camminarci sopra.

Morbidi e liberi

[The One]

Morbidi e liberi

pancia su pancia

il desiderio di esserlo sempre

travolti

dal sesso arretrato, accumulato, immaginato.

Morbidi e liberi

comodi negli occhi

avvolti nelle bocche

accesi

da una scintilla sconosciuta, improvvisa, inaspettata.

Morbidi e liberi

fiati caldi

soffiati da labbra unite

incollate

da un desiderio atemporale, bilaterale, universale.

Morbidi e liberi

il cielo sul suo mare

volando su lenzuola

colorate

di tinte sconosciute, insperate, infinite.

Forse mi ami ancora

[Varietà]

– Ti amo.

– Sì, ma come mi ami?

– TI amo da morire

– Eppure sei ancora vivo.

– Ti amo da impazzire.

– Credo tu fossi pazzo già da prima.

– Ti amo follemente.

– Vuoi dire che sei folle ad amarmi?

– Ti amo immensamente.

– Vuoi dire che è un amore impossibile da misurare?

– Ti amo all’infinito.

– Vuoi dire che nel tuo amore è presente la parola “finito”?

– Ti amo sopra ogni cosa.

– Vuoi dire che se sei sotto a qualcosa non mi ami? Neanche sotto al vischio?

– Ti amo come non mai.

– Vuoi dire che mi ami come sempre o che non mi ami mai o che non mi ami come mai o che mi ami mai come non?

– Forse non ti amo più.

– Vuoi dire che forse mi ami ancora?

La donna che non credeva nell’amore

[Varietà]

Era quel tipo di donna che tra le pieghe delle rughe nascondeva dosi massicce di sensualità e potere; quel tipo di potere etereo capace di comandare le emozioni, gli umori e gli amori. Quel tipo di donna senza età, che vengono osservate da lontano ma di cui non si riesce a sostenere lo sguardo da vicino.

Un giorno la donna si alzò dal letto, come tutte le mattine si lavò con acqua tiepida, fece colazione con quattro biscotti e uno yogurt magro guardando fisso davanti a sé. Poi, poco prima di prendere il caffè, disse

– Ti amo.

Lo disse al muro, lo disse convinta, lo disse senza essere sotto l’effetto di qualche tipo di droga. Lo disse al muro per sentire che effetto facessero quelle parole pronunciate dalla propria voce. Lo disse perché non lo aveva mai detto prima di allora.

Cariche d’emozione quelle cinque lettere cominciarono il loro viaggio salutando le materne corde vocali, scalarono le pareti della laringe, fecero scalo sulla lingua dove si crogiolarono della saliva della donna e, esitando solo un attimo al di qua delle labbra, prima di gettarsi al di fuori di esse, ammirarono meravigliate il mondo esterno, nella sua luce, nella sua bellezza e nei suoi colori. Anche se era soltanto un muro.

Cavalcando le onde sonore, libere nell’aria, assaggiarono il vento, rimbalzarono morbide sulla parete e reinvestirono la donna e i suoi padiglioni auricolari.

Dopo qualche secondo di silenzio la donna, distolse gli occhi dal muro, bevve il caffè in un sorso e, posando la tazzina, si rispose

– Non ti credo.

Nel mezzo

[The One]

Maggio nel mezzo, sole e vento ancora fresco, fiocchi di polline, stormi.

Stendo le tue calze rimaste impigliate tra le pieghe delle mie coperte

insieme ai miei respiri

insieme al tuo sapore

tutti insieme pizzicati tra le lenzuola, il materasso, la voglia.

Maggio, stendo le tue calze, le nostre notti.

Ridiamo

[The One]

Ridiamo della mia pancia che fa strani rumori, delle tue facce sceme, della mia pessima scioltezza muscolare.

Ridiamo dei tuoi rutti a bocca aperta, dei film idioti senza senso, dei tuoi succhiotti sul collo.

Ridiamo delle mie calze bucate, delle tue calze spaiate, della voglia di bere presto.

Ridiamo delle foto di una gita, dei ricordi di una caduta, degli sguardi della gente.

Ridiamo dei balletti mezzi nudi, delle carezze sotto i palmi, degli orgasmi mai provati.

Ridiamo e continuiamo a farlo finché c’è fiato e vino, senza risparmiare una goccia di niente, che sia di alcool o di noi.