Lentezza di crociera

[Flussi]

C’è un momento in cui rallenti. Il metronomo delle gambe si allinea a poco a poco a quello del respiro. Pensi “perché non cammino a questa lentezza più spesso?”.

Tiri indietro le spalle, le rilassi.

Alzi gli occhi, guardi i tetti.

Avevi mai notato l’arcobaleno nelle fontane?

Non hai più una meta bensì un equilibrio da raggiungere, da mantenere e di cui godere.

Nel momento in cui rallenti il normale è narrazione, il bello è divino, il brutto è sfumatura. La realtà è un quadro di cui stai contemplando i particolari.

Cammini finalmente al tuo ritmo, falcata più profonda e misurata, conscio del tuo passo.

Nel momento in cui rallenti le parole si mettono al tuo fianco, non devono più rincorrere la tua frenetica distrazione, possono finalmente prenderti sottobraccio e sussurrarti all’orecchio come amanti che tornano a parlarti solo quando termini la sfuriata. Loro ti conoscono, sanno che meriti la loro considerazione solo quando rallenti. Ricorda, tieni stretto il loro braccio più che puoi perché ti aiuteranno a mantenere quel ritmo a lungo. Più tardi ti farai riassorbire dalla velocità, più cose potranno dirti.

Datti il tempo per rallentare, trova i minuti e ascolta il metronomo. Le occasioni saranno poche e l’equilibrio svanirà presto.

Solo è bello, solo è brutto

[Flussi]

Il rovescio della medaglia della solitudine sono le serate come questa.

Un senso di insofferenza e un’indistinta malinconia impastano la mente e la voglia, senza che ci sia modo di mitigarne gli effetti.

Fai qualcosa, qualsiasi cosa, perché dell’immobilismo temi lo sprofondare ancora più tetro. Esci, cammini, mangi. Vedi la gioia nei gesti degli altri e ti interroghi sulla tua.

Noti i piccoli gesti che avresti voglia di sentirti addosso e sorridi di sbieco.

In mille volti cerchi la possibile soluzione alla tua mancanza, ma non riesci ad accarezzarne neanche la coda dell’occhio.

Ingoi e mandi giù.

Questa notte passerà.