Sindacalismi

[Varietà]

Udite udite!

Squillino le trombe!

Si dispieghino i tappeti sdruciti!

Che entrino gli sciagattatori del senso comune!

Facciano il loro ingresso gli sciorinatori dei vuoti a rendere!

Date il benvenuto agli srotolatori delle arringhe di pluriball!

Al tavolo della fuffa troverete posate satinate e tegami caldi, tovaglioli di superlativi e taglieri d’avverbi.

Accomodatevi e gustatevi questa perdita di tempo che solletica le papille e appassisce le palle.

E invece 19

[Varietà]

Mi pareva

il teatro dell’assurdo

la sagra dell’asino

il chiocciare d’un pollaio

il trionfo della cacofonia

il declino della speme

la sconfitta di Darwin

e invece era

Temptation Island.

La ricerca 2

[Varietà]

Nel mezzo di un prato bruciacchiato, sotto un sole indeciso, una bambina sdraiata a pancia in giù guarda dentro un buco nero.

Scruta in silenzio alla ricerca di qualcosa, un movimento, una luce, un perché. Chiama qualcuno, ma non risponde nessuno.

Si sporge in avanti, mette tutta la testa dentro al buco e per un attimo crede di sentirsi trascinata all’interno da una forza fantastica, per un attimo crede di aver perso i contorni del proprio corpo e di vedere i propri colori uscire fuori a mescolarsi con quelli della terra. Per un attimo crede.

Poi gli occhi si abituano gradualmente all’oscurità, nel buio prendono forma zolle e radici, l’umido si fa largo nelle narici, un vermetto si fa largo nel terreno.

La bambina si rialza e schiaffeggia via lo sporco dai vestiti, recupera la paletta conficcata a fianco a lei e si allontana contrariata.

Una notte

[Varietà]

Una notte di confine

tra mille scatole tenute insieme da rotoli di scotch

soffitti passeggeri

occhi stanchi

e poche, povere, banali parole.

Una notte che precede un giorno

Big Bang di nuovi spazi

nuove prospettive

nuovi giochi di luce

nuovi colori.

Una notte come tante

con un gusto un po’ retrò

con lo sguardo un po’ più in là

senza voglia di dormire

impaziente di sognare.

Vecchie parole

[Flussi]

“Ho una musica in testa e una strana felicità nel cuore.

Forse è il tempo che si fa beffe di me.”

Ritrovo vecchie parole, in vecchi quaderni, che richiamano vecchie sensazioni sciapite nel corso degli anni.

Come si affrontano gli appunti di una vita passata?

Si conservano?

Si lasciano andare?

Si riformulano usando il vocabolario del presente?

Cosa si merita la versione passata di noi stessi?

Sfilza di domande rivolte a chi legge, rivolte a se stessi, rivolte a chiunque abbia qualcosa da dire.

D’altronde siamo il mondo social.

O no?

GgeFv – Le categorie

È bello dare un ordine, senza voler essere maniacali. Da qui nascono le categorie, al momento 4, in futuro chissà.

[FLUSSI]

Sono momenti di coscienza e desiderio, bisogni fisici, di quelli che finisci, rileggi, sorridi. Gli argomenti sono vari, le forma anche. Schizzi qua e là.

[THE ONE]

The One non è sempre la stessa ma in un certo senso lo è. Non è sempre la stessa perché, a seconda del tempo e del testo, è stata persone differenti. È sempre la stessa perché è una sensazione: quella che ti fa pensare che lei, e solo lei, sia l’unica al mondo.

[IN VIAGGIO]

Non è un diario di viaggio, non è una guida turistica. È quello che un luogo tira fuori quando ti domanda nella sua lingua che aspettative hai, quanto fa assaggiare i piatti tipici alle papille delle tue abitudini, quando mostra lo stile autoctono alle tue conoscenze.

[VARIETÁ]

Tutto ciò che non rientra in una categoria specifica ma che vaga e si ferma. Un variegato come quei gusti di gelato tutto curve e contrasti di colore.