Dentro o fuori

[Flussi]

Non è una questione di su o giù, più alto o più basso.

È una questione di dentro o fuori.

All’interno di un insieme – tondo, giallo, definito come quelli sui libri di scuola – o fuori, nel resto della pagina al cui termine c’è una cascata altissima.

Dentro quel cerchietto immaginario, ma sensibile – occhi, orecchie, naso, lingua, pelle –, accade tutto. I fuochi d’artificio e le campane del mattino, i profumi delle ginestre e i canti dei cuculi, le urla di rabbia e le urla d’orgasmo, il silenzio, le risate, la paura, l’estasi.

Ma di tutto ciò niente saprai finché non entrerai dentro. Dentro te, dentro ciò che vuoi.

Sulla regolarità della scrittura 2

[Flussi]

Le parole non sono ingranaggi che, se arrugginiti, bevono olio e tempo al bancone del Bar della Pigrizia.

Le parole sono decisioni da prendere, scelte da fare.

“Fare o non fare non c’è provare” è sintetico e potente, benché inflazionato.

La seconda, o prima, domanda però è “volere o non volere?”, quello separa i gesti e ritaglia il tempo.

Che c’è, c’è sempre.

Finché non finisce.