Così è la fine (o Niente di più 2)

[Flussi]

Riapro gli occhi e sono sotto un vetro, l’acqua nei polmoni, provo a urlare ma non mi sento neanche io.

Vetro contro la faccia, vetro contro la schiena, sotto i piedi, sopra la testa, contro i fianchi. Muoversi non è possibile, davanti a me il grigio.

Percepisco solo lo scattare delle pupille, si spostano tanto rapidamente da farmi male, disperate ricercano uno scampolo di speranza, ma il campo visivo è occupato da un unico, nauseante, omogeneo color nebbia.

Boccheggio, gli spasmi dei muscoli fuori controllo mitragliano le viscere, tento un ultimo urlo muto, con tutto ciò che mi rimane di vivo.

Così è la fine.

Il ballo degli attimi

[Varietà]

Con un po’ di fortuna potreste sorprenderli guardando le finestre nei momenti limite della giornata.

È nello scorcio di un oblò, nel lembo tra il vetro e il tergicristallo che si può sperare di vedere certe sfumature di colore.

L’alba e il tramonto.

Sono i momenti che si mischiano, gli attimi che si concedono un ballo, come in questa piccola fiaba.

– Buongiorno Fine della Notte, mi concedete questa danza?

– Buonanotte Inizio del Giorno… ardito, come vostro solito…

– È la vista di voi che mi fa accende mia cara. Sola, schiarita e bella come non mai.

– Ma che dite… il mio momento più intenso è ormai lontano. La mia bellezza è un ricordo come l’oscurità che porto dentro.

– La vostra oscurità, così lontana dal mio cuore, è ciò che permette di conoscermi come niente e nessuno potrà mai fare.

– Siete il solito poeta adulatore. Sapete ancora condurre?

– Seguite me, mia cara

Si diedero un bacio – perché era giusto – poi fecero l’amore – perché era tempo.