Pistola e giarrettiera (2 di 3)

[Varietà]

Seconda parte del racconto a puntate iniziato lunedì. Tra due giorni la conclusione.

Tra i tanti elementi della ragazza che potevano catturare l’attenzione uno fra tutti lasciava uno strascico di fronti corrugate e labbra increspate. I pantaloncini di jeans la coprivano ben poco e il tatuaggio si stagliava sulla coscia pallida di primavera. Un reticolo di tratti finissimi correva in tondo disegnando con minuzia il pizzo di una giarrettiera. L’effetto ottico della trasparenza era accentuato da ombreggiature, la profondità esaltata da fiocchetti di seta inchiostrata. Un vezzo voluttuoso che era interrotto sull’esterno della gamba da linee ricalcate, dure; come se l’autore non avesse voluto lasciare il segno solo in superficie, come se quel nero massiccio avesse dovuto fissarsi fin dentro i muscoli, mescolarsi al sangue della ragazza. Quel calcio, quel grilletto, quel mirino non erano solo rappresentazioni grafiche; sembravano voler essere parte integrante della fisicità di lei, con lo sguardo fisso su un numero luminoso e il passo convinto.

La pistola rimaneva pizzicata in un equilibrio irreale tra la giarrettiera e la pelle. Un trittico laico ai cui lati femminilità e violenza si facevano ali di una spudorata sicurezza.

A ogni passo l’arma seguiva fedele la padrona, modulando la sua forma insieme alla pelle ora rilassata ora tesa dallo scatto dei muscoli. La giovane lanciò un’ultima occhiata al fondo della sala prima di tornare indietro e appoggiare la schiena contro il muro vicino l’ingresso. Se aveva notato gli occhi che seguivano i suoi movimenti non lo diede a vedere.

[continua tra 2 giorni…]

Verde, giallo, rosso 2

[Varietà]

Seconda e ultima parte del breve racconto cominciato con il post di due giorni fa.

La terza macchina della coda ha il finestrino del conducente abbassato per metà, dall’apertura esce intermittente il fumo di una sigaretta. Il lavavetri allunga le braccia, mostrando la bottiglietta di plastica e la spazzola usurata. Dal finestrino spunta una mano con l’indice alzato che oscilla come un tergicristallo.

Il giovane inclina la testa, abbozza un sorriso. – Non ti do nulla, lascia stare – dice l’uomo seduto in macchina, poi aspira una boccata dal mozzicone. L’altro si avvicina alla portiera, allunga una mano – Per piacere, una moneta, per mangiare. – L’uomo sputa il fumo fuori dall’auto, poi si rivolge al ragazzo – Non ti do un cazzo. Non rompere i coglioni che già è una giornata di merda. – Il giovane non si muove di un millimetro né nella posizione né nell’espressione del viso – Amico per piacere, una piccola moneta, fame per i bambini – si porta la mano con cui regge la spatola e la bottiglietta verso il cuore. – Non me ne frega un cazzo, torna al tuo paese e non mi rompere i coglioni! – dice alzando la voce l’uomo in macchina – Non farmi incazzare, vattene e non rompere i coglioni. – Aspira un’ultima volta dalla sigaretta ormai finita e la fa volare fuori dal finestrino con un rapido gesto delle dita. Il mozzicone passa a qualche centimetro dalla spalla del ragazzo.

Verde. Il ragazzo si alza, si volta e si dirige verso il semaforo. Appoggia gli strumenti a terra, rovista in tasca e trova una sigaretta che si infila in bocca. La accende e mormora qualcosa nella sua lingua.

Verde, giallo, rosso 1

[Varietà]

Primo post dell’anno, primo tentativo di testo/racconto a puntate. Oggi la prima parte, tra due giorni la continuazione.
Nell’ottica dell’utilizzo “utile” dei social, sarebbe interessante avere pareri, oltre che sul testo, sulla forma del racconto a puntate (sì, no, boh?).

Un ragazzo si avvicina alla prima macchina della fila, alza le braccia, tiene una spazzola da vetri e una bottiglia di plastica tra le mani. Prima che possa fare qualcosa il conducente inserisce la marcia. I fari posteriori dei freni si spengono, l’auto avanza, si riaccendono un paio di metri più avanti. Il giovane sulla strada segue la vettura, si china verso il finestrino porgendo una mano a coppa. L’uomo seduto al posto di guida guarda dritto davanti a sé, muto e immobile.

Passa qualche secondo e il ragazzo si raddrizza, dirigendosi verso la seconda automobile della fila. Questa volta si sporge subito sul parabrezza e schizza sul vetro il liquido giallastro contenuto nella bottiglietta. Aldilà della trasparenza una donna urla – No! No! NO! – Accompagna l’intimazione con ampi gesti della mano che sembrano voler lavare il vetro dall’interno. Si agita, si sbraccia mentre il giovane insapona rapidamente la superficie e sorride. Di colpo il suo movimento viene interrotto dallo scatto elettrico dei tergicristalli azionati dalla donna. Lei adesso ha due occhi sottili, fissa il ragazzo che alza le braccia, fa il giro della macchina e si accosta al finestrino chiuso. La donna si ritrae, stringe il volante tra le mani, incrocia solo per un attimo lo sguardo del ragazzo – No! Vai via. – Fissa gli scatti delle spazzole che trovano un po’ di attrito verso fine corsa.

Il ragazzo non si muove, tocca il finestrino con un dito e accosta una mano con il palmo rivolto verso l’alto. Cerca il contatto visivo con la donna che si volta di scatto e urla – No! VAI VIA! – Urta con il braccio destro il centro del volante e il clacson emette un urletto improvviso. Il ragazzo si rialza con calma e prosegue.

[continua tra 2 giorni…]

Tri-vello

[Varietà]

Adesso m’hai messo addosso un fosso di pensieri.

Appigliato dietro, riflesso nel vetro lo scruto.

Dalle spalle il peso espelle l’inutile vello,

dittatura dell’arsura forgiò vacua armatura,

diretto contatto cutaneo di bagliore scarlatto.

Tutto spento, più non sento il pentimento.

Zà-Zà

[Varietà]

Il contenuto che leggerete è stato ispirato dalla parola TORBIDO. Il progetto #scritturadesecuzione consiste nel pubblicare a cadenza settimanale (solitamente il lunedì) un testo/poesia ispirato da una parola comune. Questa settimana partecipano: @ale_primo_conte, @alicenonsa, @aritmia_poetica, @gabbianigrassifoglivolanti, @mes.chers.souvenirs, @respiro_nero, @sibilodivento, @spazinfiniti. Tutti i testi sono visibili all’hashtag #scritturadesecuzione.

Camminare nel mondo, mani nelle tasche e fumo posticcio dai tombini, nella nebbia cisposa di una tarda mattinata unta.

Fiancheggiare, rintanati negli angoli dei palazzi, grumi di rimasugli squittenti, su e giù per i canali di scolo, alla ricerca di una pace dei sensi finita nel cassonetto di fronte.

Procedere nell’aria pungente di liti domestiche, liti lavorative, liti politiche, liti per noia, liti con il solo senso di dare un senso a una vita da zapping.

Giungere nella piazza dei rapporti consumati in fretta e furia, ondivaghi come la moda, pavimentazione sconnessa e instabile sotto piedi gonfi e odorosi di esasperazione al caffè.

Mettere la testa, giù fino alla fine dei capelli, nel marketing delle violenze in technicolor, sul palco una in fila all’altra, alla mercé di consumatori di schiavi emozionali.

Prendere una boccata di sorrisi ansiolizzati, inumiditi da pietanze menzoniere scelte da un menù a costo zero, proprietà nutritive scritte con l’inchiostro simpatico.

In tutto questo restare lì a osservare; espressione neutra, occhio fisso, cuore in folle.

Come quando esamini il pulviscolo vaneggiante di una bevanda torbida, ammaliatamente nauseato dai detriti caprioleggianti nel liquido tiepido. Attratto dal vagamente schifoso, chissà che gusto ha, chissà che sensazione dà, chissà dove sta Zà-Zà.

Amata punteggiatura

[Varietà]

Esistono periodi fatti di virgole e congiunzioni, calibrate, sospirate, regolari come il respiro di una ragazza che dorme e sogna onde e culle.

Ci sono poi periodi fatti di punti. Punti a capo.

Grossi. Neri. Pesanti.

Frastagliati come il Memoriale per gli Ebrei assassinati d’Europa a Berlino.

Viviamo infine periodi senza punteggiatura incerti e frenetici come un paesaggio indistinguibile visto dal finestrino di un treno lanciato a massima velocità.

Io, se posso, scelgo l’inusuale, desueto punto e virgola; una pausa lunga, uno sguardo al mare e un discorso che continua.

Tappino rosso

[Varietà]

Il contenuto che leggerete è stato ispirato dalla parola ALCOOL. Il progetto #scritturadesecuzione consiste nel pubblicare a cadenza settimanale (solitamente il lunedì) un testo/poesia ispirato da una parola comune. Questa settimana partecipano: @ale_primo_conte, @aritmia_poetica, @cm.wr, @gabbianigrassifoglivolanti, @hotel_caracas_cc, @iosonorainmaker, @mes.chers.souvenirs. Tutti i testi sono visibili all’hashtag #scritturadesecuzione (valido per Instagram).

Ti cancellerò via con un colpo di spugna ubriacata di alcool, quello rosa con tappino rosso, quello che sgrassa e lascia un odore di nettezza ospedaliera, lividi disinfettati.

Alcool denaturato come persa è la tua natura animale, sociale, carnale, comunicazionale, sessuale, occhiale, feudale, spaziale, maiale, elicoidale.

Lascerai una scia imbevuta di parole insensate con l’alitosi, che almeno imparassi a bere come si deve, almeno quello.

Ti voglio distante come m’è distante un pechinese con un giubbotto di paillettes trasportato in una borsetta griffata che si sbronza tutte le sere con lo champagne per dimenticare la sua condizione di pechinese con un giubbotto di paillettes trasportato in una borsetta griffata.

Quando poi sarai solo un tappino rosso all’orizzonte stapperò la bottiglia delle grandi occasioni e ti lancerò dietro il vuoto a rendere, godendomi lo spettacolo dei cocci che esplodono in ogni direzione.

Somme

[Varietà]

Il contenuto che leggerete è stato ispirato dalla parola BISOGNO. Il progetto #scritturadesecuzione consiste nel pubblicare a cadenza settimanale (solitamente il lunedì) un testo/poesia ispirato da una parola comune. Questa settimana partecipano: @ale_primo_conte, @alicenonsa, @aritmia_poetica, @cm.wr, @gabbianigrassifoglivolanti, @iosonorainmaker, @respiro_nero. Tutti i testi sono visibili all’hashtag #scritturadesecuzione (valido per Instagram).

Questo nostro bisogno è un bi-sogno.

È la somma di una bocca più una bocca.

Due occhi più due occhi.

Tre cuscini economici più tre cuscini variopinti.

Quattro ruote di station wagon più quattro ruote di utilitaria.

Sei bicchieri dell’Ikea più sei bicchieri della nonna.

Dieci dita della mano più dieci dita della mano.

Cento mete mai viste più cento luoghi da vedere insieme.

Duecentosei ossa più duecentosei ossa.

Mille parole non dette più mille parole da ascoltare.

Poco più di duecentottantanovemilaottanta ore di vita più poco meno di duecentottantanovemilaottanta ore di vita.

Un milione di sfumature più un milione di sfumature.

Questo bisogno è un libro scritto a quattro mani da due romanzieri utopici – voglio fondermi rimanendo me stesso! – che condividono le scorte di inchiostro, avanzano una parola alla volta, si godono ogni stanghetta delle “a”, ogni puntino sulle “i”, ogni svolazzo delle “z”. Decine di parole già scritte, centinaia di pagine di appunti, migliaia di fogli bianchi che pulsano.

Questo bisogno lo creiamo in due, sarà uno e non avremo bisogno di nulla.

Con-torto

[Varietà]

Il contenuto che leggerete è stato ispirato dalla parola TORTO. Il progetto #scritturadesecuzione consiste nel pubblicare a cadenza settimanale (solitamente il lunedì) un testo/poesia ispirato da una parola comune. Questa settimana partecipano: @aritmia_poetica, @bostikdisillusioned, @cm.wr, @gabbianigrassifoglivolanti, @hotel_caracas_cc, @iosonorainmaker, @laragazzachecorreconilupi, @mes.chers.souvenirs, @respiro_nero, @sibilodivento. Tutti i testi sono visibili all’hashtag #scritturadesecuzione. (Progetto nato su Instagram).

Nacque storto in un mondo di storti che si inclinavano per apparire dritti.

Nel corso della sua vita, a torto o a ragione, optò per una mimetica drittura che mai mascherò la stortura ma quietò la paura.

Un giorno suonò il postino, firmò dove c’era da firmare, aprì il pacco: aveva ricevuto un torto.

Non aveva tutti i torti, quello gli mancava, ne rimase sgradevolmente sorpreso; se lo rigirò tra le mani, per un attimo pensò che fosse già suo e in qualche modo glielo avessero estorto, poi lo annusò e si accorse di avere per le mani un torto marcio.

Chi mai si era preso la briga di fare un torto del genere proprio per lui?

Quando riuscì a calmarsi lo appoggiò sul tavolo e si mise dalla parte del torto per avere una nuova visione del mondo.

Attraverso il nuovo filtro percepì quanto il suo mascherarsi fosse assurdo e distorto e decise, da quel giorno, che mai più avrebbe nascosto lo storto che era.

Se mai mi induceste, ob torto collo, a commentare questa storia ammetterò il contorsionismo di questo testo notturno, casuale, pastrocchio.

Vendesi parola

[Varietà]

Vendesi a causa del personale disinteresse a sfruttarne tutte le potenzialità la parola pesca.

Solamente cinque lettere per ben due utilizzi diversi!

Di misura contenuta, nella modalità ortofrutticola si presenta morbida, maneggevole e aperta. Pèsca presenta qualche segno di usura, principalmente morsi, ma è sempre stata trattata con attenzione, scelta accuratamente e lavata prima di ogni utilizzo. Da utilizzatore affezionato devo ammettere che me la sono dovuta sciroppare anche quelle volte che si rivelava insipida e poco appetibile. Disponibile nelle varianti: bianca, gialla e noce.

Grazie alla pratica levetta si passa alla modalità sportiva con un solo click, con la possibilità di godere di un weekend rilassante in solitaria o in compagnia. In questa versione pésca si può considerare pari al nuovo, usata una sola volta appena acquistata ma perfettamente integra. Attenzione: all’interno della parola è presente una sola esca di prova. Stivali di gomma e canna non inclusi.

Se interessanti su internet si trova facilmente l’accessorio “vattela-“: associato a pésca permette un terzo uso della parola che però al momento mi sfugge.

Contattare solo se realmente interessati, non mi faccio prendere all’amo da perditempo.

Non accetto permute con la parola botte.