Santuario urbano

[Varietà]

Vicino a casa è morto un ragazzo. Un incrocio bastardo, un incidente in moto. Non è il primo.

Sul palo del semaforo da mesi si danno il cambio fiori, fotografie, articoli, lettere, sciarpe e maglie granata, addobbi stagionali, natalizi, estivi.

Di tanto in tanto nei pressi di quel palo sostano dei ragazzi, in gruppetti, in coppia, da soli. Restano fermi, fumano, qualcuno tocca le foto, qualcuno cerca nella tasca un fazzoletto. Non ho mai visto nessuno di loro mettere mano agli ornamenti per sostituirli con altri, come se quei fiori e quelle foto avessero la forza di pensare da sé a rinnovarsi, a scrollarsi di dosso pioggia e smog per apparire sempre freschi.

Si tratta solamente di non essere lì nel momento in cui qualcuno si occupa di curare quel santuario urbano, che nella mia testa ha una sua energia, che nella mia testa ha deciso di accudire con le proprie forze la memoria di quel ragazzo.

Basta

[Varietà]

Sai cosa?

Non ne voglio più sapere

di vivere o morire

di contare ogni mattina i miei averi

di sperare in un tramonto sul mare.

Non ne voglio più sapere

di amare o fare finta

di cambiare le lenzuola

di dare la caccia alle zanzare.

Ne ho abbastanza

del potere della parola

dell’aura incantata del poeta

della necessità dell’arroganza.

Non ne posso più

di tutte queste stagioni

dei ricordi di una vita

del tasto – Scopri di più –

Sai cosa? Ora basta.

Alle porte del buio

[Varietà]

In ghingheri

alle porte del buio

bussiamo tre volte

attendiamo il Cerbero

o un prete

che ci baci l’anello

che ci stenda un velo

di lava.

Lo percorriamo danzando di dolore

fino alla fine di una notte sudata

senza la gioia dell’amore

senza trovare la forma corretta

giù fino all’oblio

giù fino al ripostiglio di Dio.

Filibustiere

[Varietà]

Tu,

ribaldo filibustiere!

Fatti avanti maledetto

sul ponte di questa bagnarola

ti sfido a mortal duello

a colpi di gomito e bicchiere.

Corpo di mille falene

che volano in cerchio smarrite

sulla cassa del merlo

e una bottiglia di drum!

Sento la sete che incombe

sento la vela che strappa

vedo la botte che straripa

vedo la notte che impiomba.

Tu,

ribaldo filibustiere!

Posa le armi per un secondo

e guarda le stelle con me

saremo amici per una cometa soltanto

almeno finché

navigheremo insieme in questo mare di rum.

La luna del pescatore

[Varietà]

In una notte nera di rimorsi

un pescatore

sulla punta degli scogli

lancia l’amo al cielo

pare che voglia pescare la luna

o almeno il suo riflesso

o almeno il suo ricordo.

Bruciato di fatica

ebbro di follia

sopravvive così un’altra notte

e la mattina

quando sparisce il suo amore

si distende sulla rena

apre le braccia, piange e canta.

Follia (2 di 4)

[Varietà]

[…continua da lunedì]

Non preoccuparti di come nasciamo, se di parto spontaneo o indotto, se cresciamo attorno a un leader fisico o a un sogno condiviso, se dopo la nostra morte qualcuno porterà avanti il nostro ricordo o se tutti coloro che hanno vissuto al nostro interno torneranno alle loro vite di prima. Non perdere il tuo tempo intorno a domande troppo vaste e ariose, lasciati guidare dai sensi e dal flusso della nostra coscienza. Noi siamo e saremo sempre la più potente materializzazione dell’espressione umana e l’apice della sua essenza.

Dentro le folle ti potrai finalmente sentire protetto, sostenuto, esaltato; tutto ciò che manca alla tua vita di singolo essere umano sarà a tua disposizione dentro di noi: riparo, sicurezza, condivisione, comprensione, comunione.

Potrai essere tutto e il contrario di tutto. Potrai inebriarti di libertà mentre i polmoni sono tanto stretti da non riuscire a respirare; potrai gridare fino a scorticarti la gola senza che chi ti sta accanto riesca a percepire il benché minimo rumore; potrai finalmente avere giustizia mentre sei immerso fino al collo nell’empietà.

Potrai fare tutto questo, senza sembrare completamente folle.

[Continua tra due giorni…]

Follia (1 di 4)

[Varietà]

Bentrovato, ti stavamo aspettando.

Come chi siamo?

Siamo noi, siamo ovunque, accalcate, temute, festanti. Siamo arrabbiate, scioperanti, forcaiole. Siamo ondivaghe e irrazionali, eterogenee e pericolose.

Siamo le folle.

Vieni più vicino, unisciti a noi, non aver paura, mescolati e confonditi, dentro di noi sarai al sicuro. Potrai muoverti nello sciame di corpi, sfiorarne i bordi, essere libero di lasciar andare un peto e fuggire via senza che nessuno ne scopra l’autore. Nessuno ti chiederà chi sei, da dove vieni e perché ti trovi lì; dentro di noi sei uguale a tutti gli altri, nessuno conta di più o di meno, nessuno conta qualcosa. La sola cosa importante siamo noi: splendide, mutevoli, narcisistiche folle.

Cammina e annusa l’odore del sudore, del fumo e dei fiati, nuvole di condensa invernale che svaniscono appena al di sopra degli occhi. Offriti all’osmosi collettiva di muscoli e menti, che unisce persone mai viste in movimenti e canti, sorrisi e grida, cazzotti e balli. Non troverai luogo migliore per la tua realizzazione, per il tuo compito, per la tua affermazione.

[Continua tra due giorni…]

Scalogna (1 di 2)

[Varietà]

– E così, oggi, morirò.

Il pensiero del condannato rimase ingabbiato nella sua mente, senza trovare la forza per una minima verbalizzazione. Era stato trascinato sul patibolo, in attesa che il boia decretasse la sua fine.

– Morirò solo, senza neanche un insulto o uno sputo da parte di una folla carogna.

Non c’era pubblico ad assistere all’esecuzione, solo lui, il boia, un pavimento di legno unto e il filo mortale della mannaia accanto a lui. Si sentì quasi offeso, gli venne da pensare che avrebbe voluto un pubblico che lo osservasse morire, gli venne da pensare che una morte senza neanche uno spettatore valesse poco o nulla.

– Morirò senza neanche sapere il perché. Senza avere il conforto di una parola o di qualcuno da odiare.

Non c’era neanche stato un processo, neanche un qualche tipo di messa in scena per pulirsi la coscienza di fronte a Dio. Neanche un giudice puttaniere al quale prima implorare pietà e poi promettere vendetta dall’aldilà. Neanche un’accusa, neanche quella. Era stato semplicemente preso e portato via.

– Morirò così, nudo e gelido, come un pezzo di niente che non interessa a nessuno.

Aveva passato le sue ultime ore nella cella fredda e umida di una prigione dalle pareti bianche, in bilico su una graticola che lasciava intravedere i piani sottostanti e i compagni di sventura lì relegati. Negli attimi in cui i carcerieri aprivano la porta e lasciavano filtrare luce all’interno del tugurio, aveva scorto prigionieri provenienti da qualsiasi parte della terra, anche di etnie a lui sconosciute. Razze e soggetti di cui non avrebbe mai scoperto il nome, dato che sarebbe morto di lì a breve.

[Continua tra due giorni…]