Addosso

[The One]

A volte basta poco

una piccola cosa

come cambiare l’ammorbidente

per averti sempre addosso.

A volte conta molto

notare le piccole cose

come una molletta sul comodino

per vederti sempre addosso.

A volte servono i sogni

che sommano piccolo e grande

che uniscono tempi e colori

per sentirti sempre addosso.

Seni e rhum

[The One]

Non sono abbastanza bravo ma avresti meritato un disegno mentre stavi a cavalcioni su di me, con il piccolo seno al vento, a finire il bicchierino di rhum.

Avrei preso una matita, mi sarei concentrato al massimo, avrei mille volte cercato di riprodurre la curva del tuo fianco proprio lì dove raggiunge la coscia; ma sarebbe venuto uno scarabocchio che avrei appallottolato e lanciato lontano per tornare a godermi l’originale.

Così sono rimasto lì.

Con queste parole ti ho spiegato il perché della mia espressione imbambolata: era sindrome di Stendhal.

Una storia folle

[The One]

Si incontrarono dopo tre anni dal loro primo incontro. Prima non si erano riconosciuti, prima si erano solo intuiti, come quando incroci un estraneo che sai di aver già visto, ma di cui non riesci a ricordare il nome.

SI baciarono per la prima volta spinti da un senso di giustizia o forse è più giusto dire che cascarono una sull’altro.

Una volta che terminarono di prendersi le misure – ci vollero diversi giorni e un metro abbastanza lungo da contenere le vite dei due – partirono per un viaggio.

Dormirono in mille e uno letti, mangiarono su tavole e lenzuola, fecero l’amore con ogni genere di luce; videro tutti i posti del mondo senza mai più muoversi da casa.

Nei loro discorsi mischiavano colonne e colori, nei loro sguardi si rincorrevano brillii e ardori, le loro mani tastavano incavi e calori.

Parlavano senza mai smettere di ascoltarsi, ridevano sempre di un’ottava più alta rispetto alle altre persone, sapevano incassare i “ti amo” come pugili professionisti.

Si bisbigliavano le rispettive paure stando pancia contro pancia, litigavano con tutto il corpo provocandosi ferite superficiali che sarebbero guarite nel giro di una danza di risate.

Non rientravano nelle convenzioni socio-temporali degli umani, per loro i secondi scorrevano diversamente: a volte ali di colibrì, a volta miele che cola. Il tempo si adattava ai battiti dei loro cuori, il vento li abbracciava agli apici dei loro livori.

Non si promettevano mai niente, non si dicevano né grazie né scusa, erano felici e imperfetti.

Nessuno sa dove siano ora, ma se in un posto affollato sentirete due voci altissime e folli giratevi velocemente e cercate due paia d’occhi con dentro il mare e il cielo.

Ci stiamo scrivendo addosso

[The One]

Ci stiamo scrivendo addosso, pelle su pelle, respiro dentro respiro, un testo lungo quanto la tavolozza di un artista di Montmartre.

Gli occhi abbandonati nella risacca di colori, le mani protese verso il volo plastico della balena che salta sul pelo dell’acqua – prendi una penna, metti una virgola qui, un punto là.

Le coperte non bastano per scaldare un tremolio – senti che piedi freddi che hai – e allora abbracciami, insieme stiamo caldi; poggia la testa su queste pagine imbottite, prenderanno la forma dei sogni.

Sapore di sale

[The One]

Un ragazzo e una ragazza.

Sotto i piedi una scacchiera lucida di pioggia in mezzo al mare.

Davanti agli occhi onde color pietra, imbizzarrite nell’arena da cui non possono uscire.

Sopra la testa nuvoloni senza bordi, coprono un cielo che non si vede.

Il ragazzo costeggia il confine con il mare, cerca l’angolo più vicino all’acqua, sorride e prende schiaffi di schiuma. Le labbra sanno di sale.

La ragazza punta al centro della geometria, calpesta la terra, salta le pozzanghere, si tiene forte il cappuccio che il vento vorrebbe toglierle. I suoi occhi sono colmi.

Il ragazzo e la ragazza si vedono da lontano e si camminano incontro senza fretta, ridendo senza sentirsi.

Nel tempo sospeso un bacio al sale e l’aria come colonna sonora.

Il fotografo in k-way si è perso una foto da inquadrare.

Tabula rasa

[The One]

Sei arrivata e hai fatto tabula rasa.

Davanti a me, aperto, un foglio accecante. Al centro un punto nero.

Tutti i colori che ho a disposizione fanno capolino dai bordi del foglio, impazienti di correre sul bianco per unirsi in gradazioni solo nostre. Di loro non mi accorgo, vedo solo il punto nero al centro di tutto. Focus di attenzioni e pupille, ruota su se stesso e pulsa di forza di gravità.

Basterà un mio cenno e si romperanno gli argini; lo tsunami di colori invaderà l’intera superficie ruotando intorno al puntino nero che rimarrà saldo al centro, con la testa fuori dalle superficie di sfumature, a respirare la nebulizzazione della cresta delle onde.

Basterà un mio cenno e sarà un vortice di possibilità di tutti i colori, con un piccolo punto nero a fare da perno.

Scatenate l’eterno.

Magic potion

[The One]

Hai presente quella pozione che mi hai fatto bere a mia insaputa?

Quella che una volta arrivata allo stomaco me l’ha reso leggero e mi ha fatto pensare a te ogni minuto?

Quella.

Sai mica se c’è un antidoto?

Perché nel caso vorrei distruggerne tutte le scorte esistenti al mondo.

Ah, se mi dai l’indirizzo della maga che l’ha creata e te l’ha venduta le vorrei mandare un mazzo di fiori enorme e bellissimo per ringraziarla.