Sottocoperta

[The One]

Le tempeste e i venti australi

questo mare

color burrone

le forze gravitazionali

macigni

le urla della nave.

Presto

sottocoperta

sotto le coperte

sotto di te.

In mezzo al buio

ci vediamo

non ci tocchiamo

eppure ci stringiamo fino a farci male.

Stammi sopra

sopra tutto

non guardare fuori

fuori c’è la lava

e se non riusciremo a costruire un ponte per attraversarla

impareremo a camminarci sopra.

Sinfonia epiteliale

[The One]

Tra le note della tua pelle bruciata dal sole

risuonano fragranze in chiave di Sol

in un sottofondo di salsedine pizzicata dal vento

pomodori bagnati nell’acqua del mare

un affumicato come la sauna delle terme

paglia calda

legno bruciato

e poi un acuto dolce

forse mandorla

no, ciliegia

oppure i tuoi occhi semichiusi

il tuo sorriso accennato

e le nostre labbra che si chiamano.

Rami

[Varietà]

Sotto un baldacchino di rami

dorme un vagabondo

ché senzatetto dice di non voler essere chiamato

ché il suo tetto sono cielo e stelle, dice

e qualche gabbiano e airone, dice

e qualche aereo e satellite, dice

e qualche Dea e Dio, dice.

Preferisce possedere almeno il verbo vagare

e pensare che di –bondo abbiano sbagliato la prima lettera

ché vagamondo suona molto meglio

ché magari non sarà troppo originale

ma gli piace che faccia rima con tondo

mentre finisce la bottiglia e ne guarda il fondo

e distorto ricambia il suo sguardo il mondo.

Lascia un segno

[Flussi]

Unisci tutti i puntini.

Fai un viaggio in solitaria.

Levati le scarpe usando i piedi.

Urla quando nessuno ti sente.

Incidi il tuo nome su un banco di legno.

Lascia sciogliere il cioccolato sulla lingua.

Chiedi il bis dello snack omaggio in aereo.

Rutta forte in mezzo alla gente.

Asciugati le mani sui pantaloni.

Lecca un francobollo.

Rovista tra le scatole in cantina.

Ruba qualcosa all’Autogrill.

Origlia il litigio di due estranei.

Alita su un vetro e scrivi con il dito.

Suona un citofono e scappa.

Mangia una fetta di pane senza sale con l’olio.

Piscia in un parco senza alberi.

Chiedi un rimborso per il ritardo di un treno.

Scrivi su un muro con una bomboletta.

Lascia un segno del tuo passaggio e durante il viaggio sii pazzo senza doverlo essere; mangia, bevi, godi e pensa che, da vivo, tante cose senza senso ti hanno fatto pizzicare la pelle.

Parole pesanti

[Flussi]

Faccio fatica a scrivere.

I quaderni sono tutti troppo lontani da me, come un telecomando fuori portata di mano dalla seduta di un divano.

Le penne troppo pesanti o scariche, armi esauste sbuffano polvere senza munizioni.

Il pensiero della scrittura pattina in un campo di nebbia, i suoni attutiti come dopo una nevicata, il tatto insensibile come attraverso un bendaggio.

L’unico che viaggia libero su praterie lastricate di tapis roulant degli aeroporti è il senso di colpa.

Parole dove siete?