Follia (4 di 4)

[Varietà]

[…continua da venerdì]

Certo la prospettiva di poter fare tutto ciò che desidero, in particolare quella cosa dello sfiorare i bordi delle persone che avete detto prima, mi alletta, certo sarebbe strano mi allattasse, allietare sì, ma meglio restare allerta. Mi hanno usato per tanto di quel tempo, che le lancette dell’orologio hanno fatto lo stesso numero di giri del London Eye da quando è caduto dai perni e ha iniziato a correre per strada.

Io non ho mai potuto dire se mi andava bene o no tutto questo, nessuno me l’ha mai chiesto, nessuno mi ha mai ascoltato. Peraltro è tutta la vita che non posso mai fare quello che voglio fare, quello che mi dicono di fare, quello che farei se potessi fare. Non che io sia il burattino di nessuno, sia chiaro, qui sono l’unico senza fili in un mondo di marionette guidate a loro insaputa da tutte quelle mani nascoste dietro slogan e bottoni fluorescenti che gridano “Acquista subito”, “Offerta speciale”, “Approfitta dello sconto”, “Non perdere l’occasione”, “Mira e spara”, “Boom”, “+112 kills SuperCombo”, “Andrai all’inferno”, “L’inferno sono gli altri”.

Ok, allora, se per voi va bene, entrerei dentro di voi. Sono un po’ nervoso ma se poi dovesse scappare un peto scapperò anche io urlando “Al peto! Al peto!” così nessuno potrà pensare che sia stato io. Un peto porta di certo scompiglio, ma mai quanto questi candelotti di tritolo che ho legato in vita e farà scoppiare tra tre, due, uno, cosa sono quelle facce, ma dai stavo scherzando.

Oppure no?

D’altronde si sa come va con le folle: basta un solo folle al loro interno per trasformare tutto in una follia.

Dentro o fuori

[Flussi]

Non è una questione di su o giù, più alto o più basso.

È una questione di dentro o fuori.

All’interno di un insieme – tondo, giallo, definito come quelli sui libri di scuola – o fuori, nel resto della pagina al cui termine c’è una cascata altissima.

Dentro quel cerchietto immaginario, ma sensibile – occhi, orecchie, naso, lingua, pelle –, accade tutto. I fuochi d’artificio e le campane del mattino, i profumi delle ginestre e i canti dei cuculi, le urla di rabbia e le urla d’orgasmo, il silenzio, le risate, la paura, l’estasi.

Ma di tutto ciò niente saprai finché non entrerai dentro. Dentro te, dentro ciò che vuoi.

Cieli spinati

[Flussi]

Lavoriamo disperatamente per costruire cieli spinati, belli oltre le ferite, resi volontariamente intoccabili dalle barriere autoprodotte. Fondali tensivi graffiati dall’opera della nostra paura, destinazione a cui aspirare senza il desiderio di arrivarci.

Una vita a rinchiudere i nostri stessi corpi in un recinto di guerre, nidi di mitragliatrici animali, raffiche di istinti autodistruttivi.

Non venire a mostrarci i nostri limiti lesivi, palmi aperti sulla nostra carne viva, saresti trivellato a morte dalle nostra scuse; lacrime di giustificazioni proiettili fini senza fondo che ci si ritorcono contro.

Siamo i fautori della nostra bellezza e carcerieri del sogno del bambino.

Ssh

[Varietà]

Il contenuto che leggerete è stato ispirato dalla parola CARCASSA. Il progetto #scritturadesecuzione consiste nel pubblicare a cadenza settimanale (solitamente il lunedì) un testo/poesia ispirato da una parola comune. Questa settimana partecipano: @anima_1_0_1, @gabbianigrassifoglivolanti, @scardachristian, @sibilodivento, @spazinfiniti. Tutti i testi sono visibili all’hashtag #scritturadesecuzione (valido per Instagram).

Sul fondo d’una fossa dorme una carcassa,

ammasso d’ossa fermo e solo sotto un masso,

resti d’un trapasso ai piedi d’un cipresso.

Nel silenzio sottomesso d’uno spazio compromesso,

resta fissa, bassa e lassa

la statica carcassa.

Tu che passi allenta il passo

e leggi inciso con un gesso:

“Ivi giace amore rosso,

nato e morto in mezzo al chiasso,

alla morte genuflesso,

lusso d’una vita senza rima finale.”

Miseria

[Varietà]

Il contenuto che leggerete è stato ispirato dalla parola MISERIA. Il progetto #scritturadesecuzione consiste nel pubblicare a cadenza settimanale (solitamente il lunedì) un testo/poesia ispirato da una parola comune. Questa settimana partecipano: @ale_primo_conte, @aritmia_poetica, @cm.wr, @gabbianigrassifoglivolanti, @iosonorainmaker, @mes.chers.souvenirs, @respiro_nero, @sibilodivento, @spazinfiniti. Tutti i testi sono visibili all’hashtag #scritturadesecuzione (valido per Instagram).

Porca, ladra, puttana, nera.

Milleforme, millepiedi, milleunanotte.

Piangerla, caderci, esserci, viverci, morirci.

Buia e maleodorante, stacci alla larga, allontanala, non guardarla nemmeno.

Non varcare i confini del suo stato, fuggi il tocco del suo spettro.

Ma se per sbaglio incontrerai i suoi occhi ci leggerai pietà, e il misero, per un attimo, sarai tu.

Vendesi parola

[Varietà]

Vendesi a causa del personale disinteresse a sfruttarne tutte le potenzialità la parola pesca.

Solamente cinque lettere per ben due utilizzi diversi!

Di misura contenuta, nella modalità ortofrutticola si presenta morbida, maneggevole e aperta. Pèsca presenta qualche segno di usura, principalmente morsi, ma è sempre stata trattata con attenzione, scelta accuratamente e lavata prima di ogni utilizzo. Da utilizzatore affezionato devo ammettere che me la sono dovuta sciroppare anche quelle volte che si rivelava insipida e poco appetibile. Disponibile nelle varianti: bianca, gialla e noce.

Grazie alla pratica levetta si passa alla modalità sportiva con un solo click, con la possibilità di godere di un weekend rilassante in solitaria o in compagnia. In questa versione pésca si può considerare pari al nuovo, usata una sola volta appena acquistata ma perfettamente integra. Attenzione: all’interno della parola è presente una sola esca di prova. Stivali di gomma e canna non inclusi.

Se interessanti su internet si trova facilmente l’accessorio “vattela-“: associato a pésca permette un terzo uso della parola che però al momento mi sfugge.

Contattare solo se realmente interessati, non mi faccio prendere all’amo da perditempo.

Non accetto permute con la parola botte.