A ottobre il granello di sabbia

[Flussi]

A ottobre il granello di sabbia racconta una storia diversa da tutti gli altri mesi dell’anno.

A ottobre il granello di sabbia è umido e fresco, esausto del calore estivo e intirizzito dalle nottate sempre più fresche; è fine e morbido, consumato da migliaia di suole, piedi, zampe. Ne rimane solo un nucleo, l’anima profonda di un granello di sabbia.

A ottobre il granello di sabbia non è più spiaggia ma malinconia mista a gratitudine. Ha un’ombra allungata e un fiato che ti rinfresca.

A ottobre se scavi con i piedi nella sabbia non stai cercando l’acqua: stai cercando te stesso.

Sulla fretta di trovare una relazione

[Flussi]

Sensazioni, vibrazioni e flussi conducono la marcia senza consultare la cartina.

Bivi di malinconia colorati da addobbi festosi, crocevia obbligatori di un percorso dalla meta indistinta, passano e restano.

Quello che non riesco a capire è se siano desideri veri o prescia.

Forse si è inceppato qualcosa, forse le conferme che cercavo le ho avute e ora serve altro.

Paura di cosa? Del tempo che scorre? Delle occasioni che passano? Dell’abitudine alla superficialità del fine fisico?

Come al solito non lo so.

Non vedo strade sgombre, solo sale d’attesa.

Titoli di coda

[Varietà]

Lo schermo scurisce, la musica sfuma.

Un sospiro che dura il tempo necessario per rivivere le immagini, le voci, le luci.

Il silenzio di un momento, sufficiente per capire che un’altra pellicola si è spellata, memorie nuove si sono incagliate nella testa; quella scena, quella scena che ci racconteremo mille volte per scaldarci.

Dall’alto del rettangolo scuro cascano i primi titoli di coda, inizialmente rispettosi, poi scroscianti.

Tutt’intorno le persone si alzano e guadagnano l’uscita, dove le attende la routine del rientro.

Io, ogni volta che arrivo a questo punto, resto seduto. Mi scavalcano le gambe per uscire mentre fisso lo schermo.

Spero sempre in un’altra piccola scena, un colpo di pinna di ciò che sta finendo, ciò di cui non voglio perdermi neanche un secondo.

Resto qui e attendo. Guardo l’estate che si spegne e l’autunno che l’accompagna lontano.

Sulla mancanza

[Flussi]

La luce negli occhi dice che mi manchi.

Proprio la mancanza è quella cosa da cui ripartire. Essa prevede una ricerca; la ricerca richiede un obiettivo. Focalizzato quello si riparte.

Stimoli, gioia, leggerezza, condivisione, parole, sorrisi, serenità.

Il mio obiettivo non sono per forza relazioni, numeri, oggetti, luoghi.

Il mio obiettivo è quella luce dentro agli occhi.

Un pezzettino di luce passa da qui, da pagine e penne, da quello che ci possiamo dare a vicenda. Effetto collaterale benefico è la riattivazione della fantasia, altro tassello luminoso di valore.

Stuccare gli ultimi buchi rimasti in sospeso, alcuni per forza di cose, altri per pigrizia, indolenza o malinconia.

Un led alla volta, perché la luce non si riaccenderà tutta d’un colpo come se ci fosse un comodo interruttore.