Risveglio (2 di 2)

[Varietà]

[…continua da lunedì]

C’è un attimo, un esatto momento, in cui il cervello del dormiente non è più dormiente, un momento in cui viene alzata la levetta del contatore generale e l’elettricità sensoriale riprende a correre, contribuendo al passaggio di stato del soggetto, che in quel preciso momento smette di essere dormiente, malgrado quella che potrebbe essere la sua volontà.

Quello è il momento delle mosche.

Quello è il momento in cui entrambi gli animali partono, si lanciano in direzione dei padiglioni auricolari, hanno passato tutta la notta a scegliere come dividerseli – tu il sinistro, no tu, nel destro ci sono già stata ieri, testa o croce? -, e sanno che devono raggiungerli entro un certo tempo, altrimenti non potranno entrare e dovranno riprovarci domani.

Questa mattina sono state brave, entrambe sono riuscite a penetrare nei padiglioni auricolari che hanno scelto, ma si concedono un solo, minuscolo attimo di celebrazione. Subito si mettono all’opera, come violiniste in estasi muovono le zampe l’una sull’altra e diffondono la loro musica.

Pensieri, preoccupazioni, domande, impegni, dubbi, paure si accavallano nei padiglioni auricolari del non più dormiente, che si rifiuta di aprire gli occhi, che si rifiuta di svegliarsi.

Ma ormai è fatta.

Le mosche questa mattina hanno vinto e alla loro musica non si può sfuggire.

Le mattine insieme a te

[The One]

Il calore sottocoperta, sottopelle

il silenzio dei corpi inconsci

il languore nell’aria

liquore ialino in cui ci rotoliamo

inalando il tocco di una mano

carezza provocante tra le gambe

mentre prende forma la luce

dei tuoi occhi

lento mi muovo e sento

sento

il mondo intorno a noi.

Raccontami, se puoi, qualcosa di più magico

delle mattine insieme a te.

Punto di luce

[The One]

Essere quel punto di luce.

Partito dai margini dell’infinito, facendosi largo nel grigio, bevendo pioggia e sale, per arrivare lì dove la bellezza trova la forza di palesarsi in mezzo alla tempesta.

Vorrei sapere cosa prova quel punto di luce.

Giunto esattamente al centro di uno sfondo in burrasca, un viaggio di milioni di anni solo per concentrarsi tutto in un millimetro, in un momento così perfetto da essere impossibile.

Quel punto di luce lasciato aperto dalle nostre labbra unite.

Luce al risveglio

[Flussi]

La sveglia dorme ancora, le lenzuola respirano delicate. Tende pannose, blu e azzurre, sostano davanti alla finestra incrostata di acqua secca, macchie di un maltempo passato. Al di là della trasparenza, butterata come il volto di un adolescente acneico, una ringhiera sciupata. Avrebbe bisogno di mangiare un po’ di più; le si vedono i mattoni del muro di fronte da quanto è magra.

Attraverso loro, attraverso tutto questo, filtra luce gialla. Luce inaspettata e forte, ripassa i colori, ne lucida i toni, spinge sulla levetta della saturazione.

Arriva dall’esterno e verso l’esterno invita gli spettatori, affinché la seguano fino alla fonte che là li aspetta.

Una giornata di sole attende al bar per un bacio e un caffè.

Sulla mancanza

[Flussi]

La luce negli occhi dice che mi manchi.

Proprio la mancanza è quella cosa da cui ripartire. Essa prevede una ricerca; la ricerca richiede un obiettivo. Focalizzato quello si riparte.

Stimoli, gioia, leggerezza, condivisione, parole, sorrisi, serenità.

Il mio obiettivo non sono per forza relazioni, numeri, oggetti, luoghi.

Il mio obiettivo è quella luce dentro agli occhi.

Un pezzettino di luce passa da qui, da pagine e penne, da quello che ci possiamo dare a vicenda. Effetto collaterale benefico è la riattivazione della fantasia, altro tassello luminoso di valore.

Stuccare gli ultimi buchi rimasti in sospeso, alcuni per forza di cose, altri per pigrizia, indolenza o malinconia.

Un led alla volta, perché la luce non si riaccenderà tutta d’un colpo come se ci fosse un comodo interruttore.