Buio 3

[Varietà]

Due mani farneticano febbrilmente

balbettano

danzano

convergono in girotondi frenetici su loro stesse

senza requie

senza appigli

alla mercé di polpastrelli curvi sotto il peso delle aspettative

ricercano la strada perduta, la pace decaduta

o anche solo un paracadute lanciato a tutta velocità verso un suolo che non si vede

e se non si vede

forse non esiste.

Alle porte del buio

[Varietà]

In ghingheri

alle porte del buio

bussiamo tre volte

attendiamo il Cerbero

o un prete

che ci baci l’anello

che ci stenda un velo

di lava.

Lo percorriamo danzando di dolore

fino alla fine di una notte sudata

senza la gioia dell’amore

senza trovare la forma corretta

giù fino all’oblio

giù fino al ripostiglio di Dio.

Nei cuscini

[Varietà]

Quanti cuscini servono per essere felici? Almeno tre dice il saggio.

Uno per la testa e i suoi sogni.

Uno per la pelle e i suoi abbracci.

Uno di riserva nel caso uno dei primi due cadesse giù dal letto, nella landa desolata infestata da bestie che prende vita di notte.

Almeno tre dice il saggio, che poi neanche è un saggio vero. A me sembra più un venditore di cuscini, di sensazioni, di paure.

Nei cuscini a volta si soffoca.

Incubo

[Varietà]

La ragazza era bella, mora, la guancia sprofondata nel cuscino. Un braccio nudo spuntava da sotto le coperte, la carnagione abbronzata contrastava il giallo pallido della federa. La camera buia produceva l’impercettibile fruscio del silenzio, le ombre interrotte dai riflessi provenienti dalle feritoie della tapparella. La calma del sonno era solo apparente, dilaniata da un incubo in cui la ragazza era invischiata e da cui non riusciva a tirarsi fuori.

Gli occhi chiusi e le palpebre tese nascondevano a malapena il guizzo delle cornee che si dimenavano come animali selvaggi presi al laccio da bracconieri.

La mascella scattò improvvisa, selvaggia, i denti tirarono un morso all’aria come ne volessero fare brandelli. La corrente alternata degli impulsi nervosi guizzava sottopelle, fulminea scuoteva parti del corpo adagiate nel tepore del sonno.

Le dita della mano si davano il cambio saltando a turno, scacciavano via mosche inesistenti, rispondevano a stimoli invisibili. Anche i muscoli del braccio, del collo, tremavano in preda al panico alla ricerca di una via di fuga, ingabbiati dall’epidermide.

Le sopracciglia crollarono esauste, diedero al viso della ragazza un’espressione imbronciata quasi infantile, come una bambina che rimbrotta il fratellino colpevole di aver rotto uno dei suoi giocattoli preferiti.

All’apice del terrore gli occhi si aprirono di scatto.

Buio – click – luce.

Non ho più voglia di dormire

[Flussi]

Quando infine mi metto a letto non ho più voglia di dormire.

Sarà la corsa in macchina con una canzone giusta a tutto volume, o il freddo preso nel tragitto tra il parcheggio e il portone di casa. O forse la sensazione della tua pelle ch’è rimasta tra le dita, l’immagine del tuo sedere che scivola davanti a miei occhi mentre facciamo la lotta nudi.

Saranno le tue parole sul futuro, sulla giornata di merda, sugli impegni non programmati di domani.

Sarà il cioccolato o il liquore ai mirtilli.

Magari è colpa del caffè di mezzanotte, anche se a me il caffè mica fa effetto.

Invece forse è l’influenza dei cattivi pensieri, delle preoccupazioni fioche, delle paure saltellanti.

Sarà colpa e merito del nostro sesso, semplice e tsunamico, che spreme orgasmi lancinanti.

Sarà colpa di tutto e di niente, sta di fatto che quando infine mi metto a letto non ho più voglia di dormire.

Allora prendo il quaderno sul comodino, la penna incastrata nella copertina e inizio a scrivere.