Il colore del burrone

[Varietà]

Sul ciglio d’un orrido dondolano un paio d’occhi, si sporgono verso il buio, poi si tirano indietro.

Le sfumature d’un burrone cangiano di sguardo in sguardo, di pennellata in pennellata.

Una paura a setole dure stenderà colori rigidi, farà tremare muri e sciogliere gelati.

Un rimpianto a punta arrotondata ungerà lo sfondo con gocce lucide, accenderà lampioni irreali.

Una delusione dal pelo sintetico lascerà solchi carmini, incendierà felci secche e parole amare.

Una tristezza a rullo largo coprirà vuoti e singhiozzi, bagnerà federe e fogli bianchi.

Una rabbia dal manico di metallo gratterà il centro della tela, esploderà urla belluine nel silenzio.

Sul ciglio d’un orrido dondolano un paio d’occhi, si sporgono verso il buio, poi si lanciano nel vuoto e lo colorano.

Le sensazioni della prima volta

[Flussi]

Esiste una gamma di sensazioni irripetibili per definizione.

Le sensazioni della prima volta.

Ricordi sinestetici che accompagnano la vita a braccetto con la nostalgia, e fanno da termine di paragone con tutto ciò che viene dopo. Spesso si trascinano dietro immagini, colori, parole e altre, indefinibili, sensazioni.

Vorrei poter percepire quelle emozioni ancora una volta. Vorrei sentire gli odori come se non li conoscessi, riempirmi delle emozioni binarie dell’infanzia, vorrei avere sensi vergini e illibati. Vorrei, ma non posso, quindi scrivo e rileggo.

Il primo tuffo in mare, il primo Fior di Fragola, la prima volta che ho ascoltato Stairway to heaven.

Il primo volo in aereo, il primo bacio, la prima volta che ho mangiato i pomodori dell’Isola d’Elba.

La prima carezza, il primo boato della Maratona, la prima volta che ho sentito il profumo di una pineta.

La prima focaccia, il primo stipendio, la prima volta che ho visto un concerto dal vivo.

La prima sbronza, la prima vacanza con gli amici, la prima volta che ho letto la morte di Druss.

Il primo giorno di università, il primo viaggio in autostrada, la prima volta che ho visto una lucciola.

La prima volta che ho sentito il nostro amore, quella no; quella la rivivo ogni volta che ci guardiamo negli occhi.

Berlino 1

[In viaggio]

Hai uno spirito nuovo e un tono immenso, eppure non ti sento.

Hai tele grigie a disposizione di colori nuovi, forme quadrate a disposizione di pensieri tondi, spazi ampi a disposizione di mille piccole vite, eppure non ti sento.

Ho voglia di rivederti, ho voglia di mostrarti, ho voglia di leggerti e di ascoltarti, eppure non ti sento.

Il pittore senza colori

[Varietà]

Il contenuto che leggerete è stato ispirato dalla parola TELA. Il progetto #scritturadesecuzione consiste nel pubblicare a cadenza settimanale (solitamente il lunedì) un testo/poesia ispirato da una parola comune. Questa settimana partecipano: @ale_primo_conte, @alicenonsa, @aritmia_poetica, @cm.wr, @gabbianigrassifoglivolanti, @iosonorainmaker, @mes.chers.souvenirs, @respiro_nero, @sibilodivento, @spazinfiniti. Tutti i testi sono visibili all’hashtag #scritturadesecuzione (valido per Instagram).

Il pittore raggiunge infine il posto prescelto. Negli ultimi giorni era tornato più e più volte in quel luogo per essere sicuro di trovare il taglio giusto.

Giunto sulla cima della collina si ferma, respira, annuisce.

Apre lo sgabellino, legno e tela verde e panna; sistema il cavalletto, gioca con i centimetri e ne cambia l’angolazione almeno dieci volte; poggia infine la tela, silenziosa, austera, spocchiosa, bianca.

Il pittore si siede.

Il pittore osserva.

Il pittore ascolta.

Il pittore sceglie.

Per il cielo sceglie il colore della brezza improvvisa in una giornata estiva.

Per le nuvole sceglie il soffio di un bambino su una girandola brillante.

Per il campi coltivati sceglie il biondo bagnato di una ragazza appena uscita dal mare.

Per gli alberi sceglie la saggezza frondosa di un anziano che gioca con il nipote.

Per i fiori sceglie le luci dei fuochi d’artificio più alti mai visti.

Per il fiume sceglie il riflesso di un occhio lucido affacciato da un treno in corsa.

Per le rocce sceglie la sfumatura della costa di un libro che gli era piaciuto tanto.

Per la terra sceglie la sporcizia tra le unghie di un uomo che torna tardi a casa dopo una giornata di lavoro.

Per i casolari in lontananza sceglie le risate di una famiglia durante una gita all’aperto.

Il pittore si alza, dà un ultimo sguardo al paesaggio, sorride e, richiudendo tutto, mette via la tela chiacchierona, bonaria, sorridente, bianca.

La finestra deve rimanere aperta

[Varietà]

Il contenuto che leggerete è stato ispirato dalla parola FINESTRA. Il progetto #scritturadesecuzione consiste nel pubblicare a cadenza settimanale (solitamente il lunedì) un testo/poesia ispirato da una parola comune. Questa settimana partecipano: @una_goccia_di_pioggia, @lasognatricedelnullapoesia, @alicenonsa, @iosonorainmaker, @gabbianigrassifoglivolanti, @hotel_caracas_cc, @laragazzachecorreconilupi, @respiro_nero. Tutti i testi sono visibili all’hashtag #scritturadesecuzione (valido per Instagram).

Negli occhi del ragazzino scorreva lento il paesaggio della città, filtrato attraverso il vetro della macchina. Accanto a lui il padre guidava placido, ossequiando la segnaletica e le buone norme stradali.

L’uomo parlò senza preavviso, sintetico e diretto come era spesso, senza staccare gli occhi dalla strada.

Mi raccomando quando esci. Dai sempre un occhio a cosa ti succede attorno. Le altre persone, le uscite di sicurezza. È importante avere la situazione sotto controllo.

Semaforo rosso, freni che fischiano, breve pausa, cenno d’assenso.

– Tieni sempre aperta una finestra sulla razionalità, qualsiasi cosa tu faccia.

Semaforo verde, marcia che scala, chiusura del discorso, cenno d’assenso.

Quella finestra il ragazzino non l’avrebbe chiusa mai più, neanche in caso di pioggia forte con raffiche di vento; sembrava un consiglio importante.

La tenne aperta durante ogni uscita serale, ogni vacanza tra amici, ogni approccio amoroso, ogni decisione lavorativa.

La finestra deve rimanere aperta.

Il ragazzino, divenuto giovane uomo, grato del consiglio paterno e conscio delle buone intenzioni che lo accompagnavano, vide entrare da quella finestra delle domande.

E se quella finestra, ogni tanto venisse chiusa, cosa accadrebbe?

E se tenendo quella finestra sempre aperta certe emozioni non avessero il coraggio di farsi vedere?

E se quella finestra aperta impedisse al giovane uomo di vivere situazioni, sensazioni, lacrime, brividi?

E se quella finestra fosse ormai impossibile da chiudere?

Sarebbe sufficiente accostarla un po’?