Sindacalismi

[Varietà]

Udite udite!

Squillino le trombe!

Si dispieghino i tappeti sdruciti!

Che entrino gli sciagattatori del senso comune!

Facciano il loro ingresso gli sciorinatori dei vuoti a rendere!

Date il benvenuto agli srotolatori delle arringhe di pluriball!

Al tavolo della fuffa troverete posate satinate e tegami caldi, tovaglioli di superlativi e taglieri d’avverbi.

Accomodatevi e gustatevi questa perdita di tempo che solletica le papille e appassisce le palle.

Workday

[Flussi]

Costante ricerca di uno sviluppo che non interessa a nessuno.

Malata richiesta della costante, urgente, eccezionalità.

Repliche pluriennali mascherate da novità inedite.

Reperibilità perenne, pallini rossi, gialli, verdi, somme di notifiche, di punti esclamativi, di non letto.

Calendari farciti allo stremo per non far passare l’aria, per non fare i conti con il vuoto.

Le stesse battute, le stesse fottute battute ogni cazzo di volta.

A qualcuno tutto questo interessa, a qualcuno tutto questo entusiasma, per qualcuno tutto questo dà senso al tempo.

Io ho solo mal di testa.

Scusate, ero in muto

[Varietà]

Facce e paresi, lenti vortici di sorrisi scivolano nell’etere producendo un disgustoso gorgoglio, come di un lavandino color ruggine, come di un scarico di responsabilità intasato.

Cenni d’assenso rivolti al nulla si fanno strada tra inglesismi superflui, cataste di intuizioni banali e barricate di frasi fatte sprovviste di ragionamento.

Un’enorme, dilagante sensazione di disinteresse si espande nello stomaco, si arrampica sulla gola e si aggrappa all’ugola, godendosi lo spettacolo mentre si dondola nel vuoto.

Silenzi nauseanti si gonfiano come palloncini e volano alti sopra le teste, poi, quando non ne possono più, scoppiano, inondando la tastiera di sputacchi e imbarazzo.

“Scusate, ero in muto”.