Le mattine insieme a te

[The One]

Il calore sottocoperta, sottopelle

il silenzio dei corpi inconsci

il languore nell’aria

liquore ialino in cui ci rotoliamo

inalando il tocco di una mano

carezza provocante tra le gambe

mentre prende forma la luce

dei tuoi occhi

lento mi muovo e sento

sento

il mondo intorno a noi.

Raccontami, se puoi, qualcosa di più magico

delle mattine insieme a te.

I sensi d’autunno

[Flussi]

Ultimamente mi ritrovo spesso a fotografare la natura, a cercarne il punto di vista, a richiedere un fotogramma di bellezza che sia mio anche solo per un istante.

La tavolozza autunnale di certo aiuta; in contrasto con il primo freddo che si posa sulla pelle, accoglie e riscalda lo sguardo, riaccende il gusto e fa scrocchiare l’udito. È la stagione dove le parole “colori”, “tappeto”, “magia” si sprecano, l’arancione delle zucche e dei cachi esplode un po’ inaspettato e il paesaggio sembra un mare in movimento.

In tutto questo mi muovo alla ricerca di un istante da inquadrare, farfalla che si posa ora sulla semplicità estrema, ora sull’eccezionalità del momento. Concedo i sensi, tutto quel che ho, in cambio di un ricordo.

E invece 8

[Varietà]

Mi pareva

il prurito onnisciente

la sassaiola lillipuziana

lo sfogo dell’innaffiatoio

la disperazione del colino

il velo del sudore

l’indecisione del meteorologo

e invece era

la solita pioggerellina di merda

A ottobre il granello di sabbia

[Flussi]

A ottobre il granello di sabbia racconta una storia diversa da tutti gli altri mesi dell’anno.

A ottobre il granello di sabbia è umido e fresco, esausto del calore estivo e intirizzito dalle nottate sempre più fresche; è fine e morbido, consumato da migliaia di suole, piedi, zampe. Ne rimane solo un nucleo, l’anima profonda di un granello di sabbia.

A ottobre il granello di sabbia non è più spiaggia ma malinconia mista a gratitudine. Ha un’ombra allungata e un fiato che ti rinfresca.

A ottobre se scavi con i piedi nella sabbia non stai cercando l’acqua: stai cercando te stesso.

Titoli di coda

[Varietà]

Lo schermo scurisce, la musica sfuma.

Un sospiro che dura il tempo necessario per rivivere le immagini, le voci, le luci.

Il silenzio di un momento, sufficiente per capire che un’altra pellicola si è spellata, memorie nuove si sono incagliate nella testa; quella scena, quella scena che ci racconteremo mille volte per scaldarci.

Dall’alto del rettangolo scuro cascano i primi titoli di coda, inizialmente rispettosi, poi scroscianti.

Tutt’intorno le persone si alzano e guadagnano l’uscita, dove le attende la routine del rientro.

Io, ogni volta che arrivo a questo punto, resto seduto. Mi scavalcano le gambe per uscire mentre fisso lo schermo.

Spero sempre in un’altra piccola scena, un colpo di pinna di ciò che sta finendo, ciò di cui non voglio perdermi neanche un secondo.

Resto qui e attendo. Guardo l’estate che si spegne e l’autunno che l’accompagna lontano.