Miraggio
L’uomo alza un braccio e sulla folla cala un silenzio devoto. Abbassa la mano lentamente, guardando le persone di fronte a sé uno a uno con sguardo autoritario. Da terra prende un megafono e se lo porta alla bocca, un fischio acuto trapana le orecchie dei fedeli, che non si scompongono.
– Oggi non è un giorno come gli altri. Oggi c’è bisogno di ognuno di voi. Oggi non è ammessa sconfitta.
La voce distorta è roca, le pause nette e il tono duro.
– Oggi voglio sentirvi cantare tutti, chi non canta viene cacciato fuori. Oggi dobbiamo dimostrare chi siamo, dobbiamo difendere tutto quello in cui crediamo e per cui lottiamo ogni domenica. Oggi dobbiamo farci sentire fino all’alto dei cieli. Su ‘ste cazzo di mani!
Il silenzio più totale viene interrotto dal frusciare di centinaia di braccia che si alzano verso l’alto, poi nella chiesa torna a non volare una mosca.
– Tutti! Un Salvatore, c’è…
Il muro di persone immediatamente si aggancia e, come una sola voce tonante, con un grido corale prosegue il canto.
– … SOLO UN SALVATORE, UN SALVATOOORE, C’È SOLO UN SALVATORE!
Non è ancora finita l’ultima eco, che dal megafono l’uomo riprende subito la parola.
– Noi non siamo dei miscredenti!
Le mani ancora sollevate si uniscono in rapidi colpi, scandendo un ritmo all’unisono, che viene reso roboante dall’ambiente chiuso.
Tum tum tum tu-tu-tum tu-tu-tum.
– NOI NON SIAMO DEI MISCREDENTI! – tum tum tum tu-tu-tum tu-tu-tum – NOI NON SIAMO DEI MISCREDENTI! – tum tum tum tu-tu-tum tu-tu-tum.
L’uomo lascia scemare le urla e il ritmo, senza concedere nemmeno un cenno di soddisfazione in seguito alla pronta risposta ricevuta dalla folla che gli sta di fronte. Inizia a camminare lentamente a destra e sinistra, senza staccare gli occhi dalle prime file, che fin quasi a mezzo busto sono coperte da un pesante striscione. Rialza il megafono e ricomincia a parlare.
– Aprite tutti la fanzine a pagina sei, riprenderemo da dove ci siamo fermati l’ultima volta. Fuori la voce! Preeega il rospo..
– PREGA ANCHE LA RANA, CHI NON PREGA FA PIANGERE SUOR ANNA-OLÈ! – in sincronia con l’ultima sillaba tutti fanno un salto, senza smettere di cantare – PREGA IL ROSPO, PREGA ANCHE LA RANA, CHI NON PREGA FA PIANGERE SUOR ANNA-OLÈ!
Un attimo prima che termini l’ultima nota la voce amplificata si fa spazio tra i canti, cambiando melodia.
– Chi non salta…
– PECCATORE È, È! CHI NON SALTA PECCATORE È, È!
Tra le pietre fredde della navata le voci riverberano e si moltiplicano, intontendo timpani e prolungando la risonanza. Quando anche gli ultimi alle ali del gruppo smettono di saltare, al centro della calca si infiammano tre candelotti di incenso, che rischiarano di scintille e luce rossa le volte della chiesa, spargendo un odore acre e dolciastro che intasa presto le narici. Alcuni si tirano sul naso colli delle magliette e scialli per filtrare il fumo denso che sta riempiendo veloce l’ambiente, creando un’atmosfera surreale.
L’uomo si volta e si sfila la veste bianca che lo copre, rivelando un’enorme croce tatuata a tutta schiena. Quando si gira nuovamente verso la folla, alza le braccia: in mano ha una striscia di stoffa e un piccolo cilindro di plastica colorato. Spontaneamente parte un nuovo grido unanime da parte della gente, che sembra attendesse con ansia questo momento.
– VIA, VIA ALL’EUCARESTIA! VIA, VIA ALL’EUCARESTIA!
L’officiante accenna un sorriso e, aprendo le dita mentre tiene gli oggetti tra pollice e indice, richiama a sé il silenzio e la calma, che giunge nel giro di pochi secondi.
– Oggi non vedo uomini e donne davanti a me, ma fratelli e sorelle che lottano insieme per questi valori. Per questo siamo qui, non importa dove, non importa quando. Saremo sempre pronti a sacrificarci l’uno per l’altra. Proprio come ha fatto lui.
Il suo tono muta leggermente, in una cantilena vagamente ipnotica, solleva quello che tiene tra le dita verso il cielo, catturando gli occhi di tutti.
– Prendete e indossatene tutti, questa è la mia sciarpa, offerta in sacrificio per voi. Prendete e bevetene tutti, questo il calice del mio Borghetti, offerto in sacrificio per voi.
Dal gruppo si sollevano bandiere di diverse dimensioni, che prendono a roteare e oscillare, disperdendo il fumo d’incenso che stagna poco sopra le teste. Una in particolare è alta oltre quattro metri e alterna lenti movimenti a otto, a improvvisi avvitamenti su sé stessa, dando la sensazione di essere sul ponte di una nave in lotta con una tempesta.
L’uomo posa gli oggetti che ha in mano e riprende a parlare nel megafono.
– Ora forza, un’ultima volta! Tu-tta la chie-sa!
– TUTTA LA CHIESA! – tu-tum tu-tum tum – TUTTA LA CHIESA! – tu-tum tu-tum tum.
Si mette a cavalcioni di una piccola balaustra che ha di fronte a sé e, a petto nudo, si rivolge alla folla senza l’aiuto dell’amplificatore, spingendo al massimo la sua voce, che, forse aiutata da un intervento divino, riesce ad arrivare anche alle ultime file.
– Me-ri-tiamo Ge-sù!
Le mani rispondono subito, tum tum tu-tu-tum.
– MERITIAMO GESÙ – tum tum tu-tu-tum – MERITIAMO GESÙ! – tum tum tu-tu-tum.
