I am mine

[Varietà]

Nello schiaffo di uno sguardo la consapevolezza di sé.

L’accusa, fischiante come larsen nelle orecchie, e la forza, assordante nella propria debolezza, ti rigirano tra le dita mentre tu, inerme, cerchi la via per l’autoassoluzione.

Vaghi con il fagotto pieno di desiderio, percorrendo il cammino del collo che curva sul rosa, scollina pallido e aggroppa la gola.

Dì, parla, fatti avanti. Fallo. Sei una mosca nell’orecchio, basta un gesto e voli via.

Chiedi pure se devi, ma fallo in fretta, prima che crolli il mondo, prima che crolli tu.

Nel silenzio del giudizio cade un ricciolo e si ferma, dondola sull’orecchino altalena, più su, ancora più su, salta adesso, adesso!

Non ho più voglia di dormire

[Flussi]

Quando infine mi metto a letto non ho più voglia di dormire.

Sarà la corsa in macchina con una canzone giusta a tutto volume, o il freddo preso nel tragitto tra il parcheggio e il portone di casa. O forse la sensazione della tua pelle ch’è rimasta tra le dita, l’immagine del tuo sedere che scivola davanti a miei occhi mentre facciamo la lotta nudi.

Saranno le tue parole sul futuro, sulla giornata di merda, sugli impegni non programmati di domani.

Sarà il cioccolato o il liquore ai mirtilli.

Magari è colpa del caffè di mezzanotte, anche se a me il caffè mica fa effetto.

Invece forse è l’influenza dei cattivi pensieri, delle preoccupazioni fioche, delle paure saltellanti.

Sarà colpa e merito del nostro sesso, semplice e tsunamico, che spreme orgasmi lancinanti.

Sarà colpa di tutto e di niente, sta di fatto che quando infine mi metto a letto non ho più voglia di dormire.

Allora prendo il quaderno sul comodino, la penna incastrata nella copertina e inizio a scrivere.