Flipper urlatore

[Flussi]

L’inutilità di tutto questo, la totale autoreferenzialità, la stupidità di questa scrittura arrivano dritto in faccia, si fanno nausea e urla flipper nella testa.

Non si sentono altro che grida, risalgono e grattano gli ultimi denti, quelli più vicini al baratro nero della gola, che attira a sé tutto quanto.

Più in basso la macina dello stomaco trita tutto senza fermarsi, incandescente e disperata. Trita carne e lacrime, boli e respiri, trita pure sé stessa.

Accartocciato come un testo scartato, vagando nella rabbia, nebbia con le spine, urlando quando nessuno può sentire.

Accade oggi

[Varietà]

Risme di ricordi

riemergono riottose

ringhiano sul ring

poi riposano sulle coste della riviera.

Rigoli di ricordi

a volte ridicoli

come un rinoceronte color ribes

a volte rigogliosi

come un ricco rinfresco.

Rimbalzano rintuzzati dal tempo

da vicino li riguardo

da lontano li rivivo

tra le dita li rigiro.

Con le spine di un riccio

ricamo e rimpasto

rimugino e rimesto

poi rido e ricucio.

I am mine

[Varietà]

Nello schiaffo di uno sguardo la consapevolezza di sé.

L’accusa, fischiante come larsen nelle orecchie, e la forza, assordante nella propria debolezza, ti rigirano tra le dita mentre tu, inerme, cerchi la via per l’autoassoluzione.

Vaghi con il fagotto pieno di desiderio, percorrendo il cammino del collo che curva sul rosa, scollina pallido e aggroppa la gola.

Dì, parla, fatti avanti. Fallo. Sei una mosca nell’orecchio, basta un gesto e voli via.

Chiedi pure se devi, ma fallo in fretta, prima che crolli il mondo, prima che crolli tu.

Nel silenzio del giudizio cade un ricciolo e si ferma, dondola sull’orecchino altalena, più su, ancora più su, salta adesso, adesso!

Lascia un segno

[Flussi]

Unisci tutti i puntini.

Fai un viaggio in solitaria.

Levati le scarpe usando i piedi.

Urla quando nessuno ti sente.

Incidi il tuo nome su un banco di legno.

Lascia sciogliere il cioccolato sulla lingua.

Chiedi il bis dello snack omaggio in aereo.

Rutta forte in mezzo alla gente.

Asciugati le mani sui pantaloni.

Lecca un francobollo.

Rovista tra le scatole in cantina.

Ruba qualcosa all’Autogrill.

Origlia il litigio di due estranei.

Alita su un vetro e scrivi con il dito.

Suona un citofono e scappa.

Mangia una fetta di pane senza sale con l’olio.

Piscia in un parco senza alberi.

Chiedi un rimborso per il ritardo di un treno.

Scrivi su un muro con una bomboletta.

Lascia un segno del tuo passaggio e durante il viaggio sii pazzo senza doverlo essere; mangia, bevi, godi e pensa che, da vivo, tante cose senza senso ti hanno fatto pizzicare la pelle.

Parole pesanti

[Flussi]

Faccio fatica a scrivere.

I quaderni sono tutti troppo lontani da me, come un telecomando fuori portata di mano dalla seduta di un divano.

Le penne troppo pesanti o scariche, armi esauste sbuffano polvere senza munizioni.

Il pensiero della scrittura pattina in un campo di nebbia, i suoni attutiti come dopo una nevicata, il tatto insensibile come attraverso un bendaggio.

L’unico che viaggia libero su praterie lastricate di tapis roulant degli aeroporti è il senso di colpa.

Parole dove siete?