Il suono di un quartiere

[Flussi]

A breve tocca la mezzanotte. Strade vuote, una scacchiera di insegne accese e spente, disposte in ordine casuale dalla più consumata e carica di storia alla più lucida e fiera.

Certi quartieri assomigliano a piccoli pianeti, ruotano attorno al loro asse, una via, una piazza, e nella rotazione compiono giri di vite, avviluppandosi su per i calzoni di una vecchia china a pulire le quattro piastrelle di fronte al portone di casa.

Alberi e aiuole sempre ottimisti rinascono ogni anno per fare a gara a chi nota per primo i piccoli cambiamenti: una tapparella pulita dieci punti, una strada riasfaltata due punti, un campanello con un nuovo nome quindici punti.

Intorno a certi quartieri gira un’aria che pare sempre la stessa, fa il giro dell’isolato e torna indietro, si ferma per un attivo davanti a un cantiere con le braccia dietro la schiena, poi riprende il suo percorso quotidiano.

Certi quartieri li apprezzi solo di notte, girovagando per le strade deserte nel silenzio del buio, finalmente liberi di godersi i propri spazi, i propri colori e i propri suoni.

Santuario urbano

[Varietà]

Vicino a casa è morto un ragazzo. Un incrocio bastardo, un incidente in moto. Non è il primo.

Sul palo del semaforo da mesi si danno il cambio fiori, fotografie, articoli, lettere, sciarpe e maglie granata, addobbi stagionali, natalizi, estivi.

Di tanto in tanto nei pressi di quel palo sostano dei ragazzi, in gruppetti, in coppia, da soli. Restano fermi, fumano, qualcuno tocca le foto, qualcuno cerca nella tasca un fazzoletto. Non ho mai visto nessuno di loro mettere mano agli ornamenti per sostituirli con altri, come se quei fiori e quelle foto avessero la forza di pensare da sé a rinnovarsi, a scrollarsi di dosso pioggia e smog per apparire sempre freschi.

Si tratta solamente di non essere lì nel momento in cui qualcuno si occupa di curare quel santuario urbano, che nella mia testa ha una sua energia, che nella mia testa ha deciso di accudire con le proprie forze la memoria di quel ragazzo.

Verde, giallo, rosso 1

[Varietà]

Primo post dell’anno, primo tentativo di testo/racconto a puntate. Oggi la prima parte, tra due giorni la continuazione.
Nell’ottica dell’utilizzo “utile” dei social, sarebbe interessante avere pareri, oltre che sul testo, sulla forma del racconto a puntate (sì, no, boh?).

Un ragazzo si avvicina alla prima macchina della fila, alza le braccia, tiene una spazzola da vetri e una bottiglia di plastica tra le mani. Prima che possa fare qualcosa il conducente inserisce la marcia. I fari posteriori dei freni si spengono, l’auto avanza, si riaccendono un paio di metri più avanti. Il giovane sulla strada segue la vettura, si china verso il finestrino porgendo una mano a coppa. L’uomo seduto al posto di guida guarda dritto davanti a sé, muto e immobile.

Passa qualche secondo e il ragazzo si raddrizza, dirigendosi verso la seconda automobile della fila. Questa volta si sporge subito sul parabrezza e schizza sul vetro il liquido giallastro contenuto nella bottiglietta. Aldilà della trasparenza una donna urla – No! No! NO! – Accompagna l’intimazione con ampi gesti della mano che sembrano voler lavare il vetro dall’interno. Si agita, si sbraccia mentre il giovane insapona rapidamente la superficie e sorride. Di colpo il suo movimento viene interrotto dallo scatto elettrico dei tergicristalli azionati dalla donna. Lei adesso ha due occhi sottili, fissa il ragazzo che alza le braccia, fa il giro della macchina e si accosta al finestrino chiuso. La donna si ritrae, stringe il volante tra le mani, incrocia solo per un attimo lo sguardo del ragazzo – No! Vai via. – Fissa gli scatti delle spazzole che trovano un po’ di attrito verso fine corsa.

Il ragazzo non si muove, tocca il finestrino con un dito e accosta una mano con il palmo rivolto verso l’alto. Cerca il contatto visivo con la donna che si volta di scatto e urla – No! VAI VIA! – Urta con il braccio destro il centro del volante e il clacson emette un urletto improvviso. Il ragazzo si rialza con calma e prosegue.

[continua tra 2 giorni…]

Di chi mi innamoro?

[The One]

Mi innamoro delle artigiane dietro bancarelle improvvisate che intrecciano gioielli bruciando i fili delle collane con l’accendino; delle artiste di strada, tutte sorriso e colore, canottiera senza reggiseno e un rasta, uno solo; delle bariste tatuate che corrono senza guardare in faccia nessuno, con un grembiule liso, un foulard in testa e le labbra umide; delle pittrici indipendenti con l’anello al naso e i pantaloni larghi da genio della lampada.

Mi innamoro di chi non è distratto dalla normalità, di chi non scavalca i piedi altrui, di uno sbaffo di matita nera, di un corpo, di un movimento, di un’intercapedine tra mento e collo, di un paio d’occhi.