E intanto noi

[Varietà]

Appesa a un filo di nebbia

rintocca la campana dei giorni di pioggia

vibra una nota piatta, carica di pallore

e intanto noi

chiusi dentro una bolla cava

pesante

persistente

ticchettiamo sulle pareti come ballerini senza gioia

galleggiamo in attesa che passi un’altra ora

un’altra ora ancora.

Il suono di un quartiere

[Flussi]

A breve tocca la mezzanotte. Strade vuote, una scacchiera di insegne accese e spente, disposte in ordine casuale dalla più consumata e carica di storia alla più lucida e fiera.

Certi quartieri assomigliano a piccoli pianeti, ruotano attorno al loro asse, una via, una piazza, e nella rotazione compiono giri di vite, avviluppandosi su per i calzoni di una vecchia china a pulire le quattro piastrelle di fronte al portone di casa.

Alberi e aiuole sempre ottimisti rinascono ogni anno per fare a gara a chi nota per primo i piccoli cambiamenti: una tapparella pulita dieci punti, una strada riasfaltata due punti, un campanello con un nuovo nome quindici punti.

Intorno a certi quartieri gira un’aria che pare sempre la stessa, fa il giro dell’isolato e torna indietro, si ferma per un attivo davanti a un cantiere con le braccia dietro la schiena, poi riprende il suo percorso quotidiano.

Certi quartieri li apprezzi solo di notte, girovagando per le strade deserte nel silenzio del buio, finalmente liberi di godersi i propri spazi, i propri colori e i propri suoni.

Solo è bello, solo è brutto

[Flussi]

Il rovescio della medaglia della solitudine sono le serate come questa.

Un senso di insofferenza e un’indistinta malinconia impastano la mente e la voglia, senza che ci sia modo di mitigarne gli effetti.

Fai qualcosa, qualsiasi cosa, perché dell’immobilismo temi lo sprofondare ancora più tetro. Esci, cammini, mangi. Vedi la gioia nei gesti degli altri e ti interroghi sulla tua.

Noti i piccoli gesti che avresti voglia di sentirti addosso e sorridi di sbieco.

In mille volti cerchi la possibile soluzione alla tua mancanza, ma non riesci ad accarezzarne neanche la coda dell’occhio.

Ingoi e mandi giù.

Questa notte passerà.

Sui nuovi sapori

[Flussi]

Scrivo di un cinismo che vuole scremare via l’acido, per far gustare solo la parte più gradevole, quella letteraria.

Scrivo di sensazioni vecchie con sapori nuovi, papille gustative più esperte che ricercando la bontà e il gusto nelle cose semplici come in quelle complesse.

Scrivo di tavoli apparecchiati per uno, ma sempre pronti ad aggiungere coperti, sedie ed esaltarsi nella condivisione vera.

Scrivo di nuovi menù, nuove certezze, nuove basi, che non dimenticano la tradizione, il passato.

Scrivo di pomodori.