E invece 18

[Varietà]

Mi pareva

un ostacolo tra le coltri

una presenza incomoda

un ingombro caparbio

una fermezza arborea

un risveglio effervescente

un’idea come un’altra

e invece era

un’erezione mattutina.

Pois

[The One]

Tra le pieghe di un lenzuolo a pois si rincorrono le mani, scivolano sui mille colori del sesso e non si fermano mai, fiato nel fiato, corto come la distanza tra le pelli umide.

Lotta pelvica senza ring, senza regole, senza sosta, pareti di Larsen e due corpi che vogliono essere uno.

Suona forte la campanella delle menti che si gettano giù in picchiata e precipitano, poi planano e sorvolano due corpi nudi su un letto a pois.

Che sia più reale

[Varietà]

Una ragazza sta guardando un porno. Chiude e ne apre un altro. Chiude e ne apre un altro.

Una ragazza cerca un porno. Che sia più reale, più fedele e in cui le tette di lei siano più belle.

Una ragazza chiude le pubblicità e clicca play. Mette il video a tutto schermo, abbassa di poco il volume.

Una ragazza osserva in silenzio con il piede appoggiato alla gamba del tavolo, un braccio sul ginocchio leggermente sollevato, la mano ciondoloni davanti all’inguine.

Una ragazza indossa un reggiseno chiaro e un pantaloncino di tessuto leggero, bianco e rosa slavato, il disegno di un coniglietto su un fianco.

Una ragazza socchiude gli occhi e inarca la schiena, le dita come piume guidate da palmi rosati, caldi, fermi.

Una ragazza sente in bocca saliva dolce e morbida, ascolta i suoni del sesso, guarda l’aria gialla intorno a sé.

Una ragazza nuota in un fischio di caramello che le corre nelle vene e per una frazione di secondo soltanto vede, sente, assaggia ogni atomo del mondo.

Una ragazza rientra nel proprio corpo, abbassa lo schermo del computer e sente sete.

Morbidi e liberi

[The One]

Morbidi e liberi

pancia su pancia

il desiderio di esserlo sempre

travolti

dal sesso arretrato, accumulato, immaginato.

Morbidi e liberi

comodi negli occhi

avvolti nelle bocche

accesi

da una scintilla sconosciuta, improvvisa, inaspettata.

Morbidi e liberi

fiati caldi

soffiati da labbra unite

incollate

da un desiderio atemporale, bilaterale, universale.

Morbidi e liberi

il cielo sul suo mare

volando su lenzuola

colorate

di tinte sconosciute, insperate, infinite.

Il sesso che comincia per -co

[The One]

Esiste un sesso che non si può tradurre, di cui non esiste una definizione fatta di parole.

Esiste un intreccio di corpi che dal fisico travalica nell’infinita incoscienza del multiverso.

Dal collo, scende nella pancia, esplode in vibrazioni osmotiche che passano dalla pelle, dalle labbra, dalle unghie.

Impalpabile, eppure talmente materiale da essere percepibile da ogni singola cellula epiteliale nello stesso momento.   

Se ne possono delineare giusto i contorni, intuirne gli aloni.

Lo si può fare solo usando parole che cominciano per –co.

Comunione, di umori e respiri, vincoli sottopelle che conosciamo da sempre senza averli mai visti prima.

Condivisione, di qualcosa che appartiene al tempo, che si schiude sopra di noi come un uovo che si rompe.

Complice, di cui ci prendiamo colpe e meriti, che coinvolge entrambi in egual misura di fronte al giudice con i boccoli bianchi.

E infine colorato, perché non ha colore il sesso senza di te.

Crazy night

[The One]

Seduti su una panchina ad ascoltare un chitarrista di strada.

Mezz’ora di silenzio fatta eccezione per l’iniziale richiesta di una penna extra per disegnare, anche se l’avevi già.

Non ricordo come abbiamo cominciato a parlare ma dopo poco eravamo al pub. Birra io, succo d’ananas e vodka tu.

Chiacchiere, arte, viaggi, poi via per la città.

Viste panoramiche, boschi e lezioni di botanica, il porto, monaci fantasmi, camminate e pause, poi una fontana e i piedi bagnati.

Siamo arrivati a casa alle 4:30.

Ci siamo baciati subito anche se volevi un caffè, poi seminudi.

Sei sempre andata con donne, mi confessi, ti devo guidare. Sei timida.

Lingue, tette, poi nudi.

Risate soffuse, gemiti, ancora lingua.

Mi rimproveri di non averti fatto il caffè.

Mani.

“Facciamo una doccia?”

Ci insaponiamo, ancora labbra e lingue.

Sono le 6.30. Usciamo e piove; tu mi dici di godermi la pioggia.

Superiamo il tuo hotel, torniamo indietro.

Seduti alle 7 nel dehor, birre vuote sul tavolino, vorrei rubare un bicchiere ma non lo faccio.

Mi chiedi di lasciarti i contatti, se mai vorrai un altro tour sotto la mia guida.

Forse non ci sentiremo mai più e io non ricordo nemmeno il tuo nome, se non che iniziava per A.

Non vuoi fare l’accademia, vuoi un bus e girare il mondo, conoscere, parlare. Fallo, ti prego.

Ah, e abbiamo visto un riccio.