8 e 52

[The One]

Labbra bicolori

abbracci protesi

sulle tremila molle insacchettate di un letto disfatto.

Libercoli erotici

orsacchiotti senza naso

ai margini d’una stanza ovattata dal sole delle 8 e 52.

Desta dal sogno

sbadigli e sorridi

io conto i riflessi

dei nostri buongiorno.

Questa mattina

[The One]

Questa mattina, al risveglio, tutta la luce chiedeva di te.

Ogni raggio s’era alzato di buon’ora, alcuni avevano addirittura dormito sul balcone, come prima di un grande concerto, pur di potere essere tra i primi a svegliarti.

E pensa come si dev’essere sentito il primo fotone che questa mattina si è posato sulla tua guancia, pensa alla sua felicità, pensa a quel quanto – chissà come si chiama e cosa fa adesso e come si sente? – che per primo ti ha toccato la pelle, pensa a quel piccolo attimo prima, quello in cui ha percepito lo strato d’aria farsi materia, il vuoto riempirsi, e poi, finalmente, tu.

Pensa a me, che mi sono svegliato e la prima cosa che ho messo a fuoco è stato il tuo viso.

Questa mattina, al risveglio, eri bellissima e la luce ti illuminava come un quadro.

Risveglio (2 di 2)

[Varietà]

[…continua da lunedì]

C’è un attimo, un esatto momento, in cui il cervello del dormiente non è più dormiente, un momento in cui viene alzata la levetta del contatore generale e l’elettricità sensoriale riprende a correre, contribuendo al passaggio di stato del soggetto, che in quel preciso momento smette di essere dormiente, malgrado quella che potrebbe essere la sua volontà.

Quello è il momento delle mosche.

Quello è il momento in cui entrambi gli animali partono, si lanciano in direzione dei padiglioni auricolari, hanno passato tutta la notta a scegliere come dividerseli – tu il sinistro, no tu, nel destro ci sono già stata ieri, testa o croce? -, e sanno che devono raggiungerli entro un certo tempo, altrimenti non potranno entrare e dovranno riprovarci domani.

Questa mattina sono state brave, entrambe sono riuscite a penetrare nei padiglioni auricolari che hanno scelto, ma si concedono un solo, minuscolo attimo di celebrazione. Subito si mettono all’opera, come violiniste in estasi muovono le zampe l’una sull’altra e diffondono la loro musica.

Pensieri, preoccupazioni, domande, impegni, dubbi, paure si accavallano nei padiglioni auricolari del non più dormiente, che si rifiuta di aprire gli occhi, che si rifiuta di svegliarsi.

Ma ormai è fatta.

Le mosche questa mattina hanno vinto e alla loro musica non si può sfuggire.

Risveglio (1 di 2)

[Varietà]

Sul comodino due mosche muovono compulsivamente le zampe, come due chef giapponesi in procinto di affettare un tonno gigante da un quintale. Eseguono i movimenti con la perizia di un samurai, perfettamente immobili se non per la danza dei loro arti che si sfregano, si allontanano, si riuniscono in un battito di ciglia di mosca.

Nel letto accanto al comodino il volto del dormiente è fiocamente distinguibile, grazie alla timida luce che filtra tra le tende, un’alba slavata da una foschia particolarmente materica. Il respiro è leggero, decisamente diverso da quello profondo e caldo di qualche ora prima, anche gli occhi sono meno infossati, più agili.

Le mosche, sempre intente nel loro frenetico armeggiare, puntano l’attenzione sulla figura del dormiente, all’erta, reattive.

Un leggero movimento della spalla, il collo che s’inclina verso destra, le labbra che si contraggono appena. Il dormiente a breve non sarà più tale.

Come due atleti sulla linea di partenza le mosche si voltano verso la figura umana, in uno stato di tensione pronta a deflagrare.

Le mattine insieme a te

[The One]

Il calore sottocoperta, sottopelle

il silenzio dei corpi inconsci

il languore nell’aria

liquore ialino in cui ci rotoliamo

inalando il tocco di una mano

carezza provocante tra le gambe

mentre prende forma la luce

dei tuoi occhi

lento mi muovo e sento

sento

il mondo intorno a noi.

Raccontami, se puoi, qualcosa di più magico

delle mattine insieme a te.