Che sia più reale

[Varietà]

Una ragazza sta guardando un porno. Chiude e ne apre un altro. Chiude e ne apre un altro.

Una ragazza cerca un porno. Che sia più reale, più fedele e in cui le tette di lei siano più belle.

Una ragazza chiude le pubblicità e clicca play. Mette il video a tutto schermo, abbassa di poco il volume.

Una ragazza osserva in silenzio con il piede appoggiato alla gamba del tavolo, un braccio sul ginocchio leggermente sollevato, la mano ciondoloni davanti all’inguine.

Una ragazza indossa un reggiseno chiaro e un pantaloncino di tessuto leggero, bianco e rosa slavato, il disegno di un coniglietto su un fianco.

Una ragazza socchiude gli occhi e inarca la schiena, le dita come piume guidate da palmi rosati, caldi, fermi.

Una ragazza sente in bocca saliva dolce e morbida, ascolta i suoni del sesso, guarda l’aria gialla intorno a sé.

Una ragazza nuota in un fischio di caramello che le corre nelle vene e per una frazione di secondo soltanto vede, sente, assaggia ogni atomo del mondo.

Una ragazza rientra nel proprio corpo, abbassa lo schermo del computer e sente sete.

Briciole

[Varietà]

Teneva tra le mani un fazzoletto di carta umido di lacrime. Torcendolo aveva avvolto un angolo su sé stesso, formando un morbido cono con il quale rastrellava le briciole sparse sul tavolo. Meticolosamente le avvicinava una a una verso un punto ben preciso, ammonticchiando un tumulo di frammenti di pane. Il mucchietto aumentava di dimensione sotto gli occhi gonfi della ragazza. Tirò su con il naso, ma nemmeno per un attimo distolse l’attenzione dalla sua bonifica farinacea.

– Non so cos’altro potrei aggiungere – disse l’uomo seduto dall’altro lato del tavolo – non mi viene nient’altro da dire.

La ragazza non replicò, continuando l’opera di raccolta in silenzio.

– In questi momenti non riusciamo proprio a capirci, vero? Non siamo capaci di comunicare, di sentirci. È triste, mi fa male.

Le parole dell’uomo rimbalzarono contro il muro fonoassorbente innalzato dalla compagna e si dispersero nella stanza. I minuscoli tocchetti di pagnotta erano ora tutti radunati sotto gli occhi di lei che, muta, cominciò a dividerli in piccoli gruppetti.

– Ti prego dimmi qualcosa, qualunque cosa, questo silenzio mi sta facendo impazzire.

La ragazza sembrava immune a qualsiasi tipo di stimolo esterno e con il suo strumento di carta improvvisato cominciò a fare di ogni singolo mucchietto di briciole una lettera.

T.

– Non possiamo andare avanti così, lo capisci vero?

I.

– Smettila di ignorarmi e guardami negli occhi. Per favore.

A.

– Non mi merito di essere trattato così, dopo tutti questi anni.

M.

– Ti prego, cazzo, smettila di comportarti così.

O.

– Rispondimi!

La ragazza con una manata disperse le briciole buttandole a terra e si alzò facendo stridere la sedia sul pavimento.

– Vaffanculo.

Se ne andò e non si videro mai più.  

Incubo

[Varietà]

La ragazza era bella, mora, la guancia sprofondata nel cuscino. Un braccio nudo spuntava da sotto le coperte, la carnagione abbronzata contrastava il giallo pallido della federa. La camera buia produceva l’impercettibile fruscio del silenzio, le ombre interrotte dai riflessi provenienti dalle feritoie della tapparella. La calma del sonno era solo apparente, dilaniata da un incubo in cui la ragazza era invischiata e da cui non riusciva a tirarsi fuori.

Gli occhi chiusi e le palpebre tese nascondevano a malapena il guizzo delle cornee che si dimenavano come animali selvaggi presi al laccio da bracconieri.

La mascella scattò improvvisa, selvaggia, i denti tirarono un morso all’aria come ne volessero fare brandelli. La corrente alternata degli impulsi nervosi guizzava sottopelle, fulminea scuoteva parti del corpo adagiate nel tepore del sonno.

Le dita della mano si davano il cambio saltando a turno, scacciavano via mosche inesistenti, rispondevano a stimoli invisibili. Anche i muscoli del braccio, del collo, tremavano in preda al panico alla ricerca di una via di fuga, ingabbiati dall’epidermide.

Le sopracciglia crollarono esauste, diedero al viso della ragazza un’espressione imbronciata quasi infantile, come una bambina che rimbrotta il fratellino colpevole di aver rotto uno dei suoi giocattoli preferiti.

All’apice del terrore gli occhi si aprirono di scatto.

Buio – click – luce.

Seni e rhum

[The One]

Non sono abbastanza bravo ma avresti meritato un disegno mentre stavi a cavalcioni su di me, con il piccolo seno al vento, a finire il bicchierino di rhum.

Avrei preso una matita, mi sarei concentrato al massimo, avrei mille volte cercato di riprodurre la curva del tuo fianco proprio lì dove raggiunge la coscia; ma sarebbe venuto uno scarabocchio che avrei appallottolato e lanciato lontano per tornare a godermi l’originale.

Così sono rimasto lì.

Con queste parole ti ho spiegato il perché della mia espressione imbambolata: era sindrome di Stendhal.

Smalto

[Varietà]

Il contenuto che leggerete è stato ispirato dall’opera di Simonetta Pedicillo @vidart_ao (v. immagine). Il progetto #scritturadesecuzione consiste nel pubblicare a cadenza settimanale (solitamente il lunedì) un testo/poesia ispirato da un elemento comune. Questa settimana partecipano: @ale_primo_conte, @alicenonsa, @anima_1_0_1, @aritmia_poetica, @bostikdisillusioned, @cm.wr, @gabbianigrassifoglivolanti, @hotel_caracas_cc, @iosonorainmaker, @laragazzachecorreconilupi, @mes.chers.souvenirs, @respiro_nero, @sibilodivento, @spazinfiniti. Tutti i testi sono visibili all’hashtag #scritturadesecuzione (valido per Instagram).

Opera di Simonetta Pedicillo

Culla, culla il fucile caldo la donna con le unghie smaltate, non gli canta la ninna nanna.

Non dorme mai il fucile ninnato dalla ragazza con le dita di sabbia, vorrebbe il seno sinistro di lei che saltella e non ride.

Per la strada lui la difenderà dalle fiere che le puntano addosso il mirino e i denti; sullo sfondo di un’aquila nera lei lo abbraccia, le dita di una madre non tremano.

Le belve fissano da lontano, ghignano, sbattono fauci mentre la ragazza, donna, madre, puttana, maledetta, amore, amante, futura, morta, infinita, potenza, sua, porta con sé l’arma invisibile che ucciderà i volti nascosti.

Sorge una guerra e viene fatto brillare lo smalto. Le schegge trapassano carne e ricordi, recidendo tendini e legami.

Lei sente di cadere, sente gli spari.

Il grilletto premuto frinisce, luce dall’alto la notte schiarisce.

Una pallottola nasce dal grembo di una madre china sulla petineuse, fa il giro del mondo e non si ferma mai.

Istantanea

[The One]

La bellezza di una ragazza seduta da sola su un prato risiede nell’armonia che crea con l’ambiente intorno a se. Diventa subito quadro, archetipo di consapevole solitudine.

Nel momento in cui volge lo sguardo verso di te stai guardando la natura, il ciclo delle cose.

E sarebbe sbagliato andare a disturbarla, umano istinto di fare propria la bellezza del mondo. Vile inquinamento della perfezione di un’immagine immodificabile.

Ti guardo da lontano e godo della contemplazione.

Sei un’istantanea che racchiude senso ed estetica.

E io sono fortunato ad averti di fronte.