[Varietà]
Mi pareva
un raglio asinino
una flatulenza vocale
un se io sarei
un’escrescenza purulenta
un bacione con l’alitosi
un’abbuffata tra sciacalli
e invece era
propaganda leghista.
[Varietà]
Mi pareva
un raglio asinino
una flatulenza vocale
un se io sarei
un’escrescenza purulenta
un bacione con l’alitosi
un’abbuffata tra sciacalli
e invece era
propaganda leghista.
[Varietà]
Mi pareva
il tocco d’una ninfa
la carezza della sera
il sollievo benedetto
la speranza ridestata
l’anelito palatale
l’euforia beverina
e invece era
il primo sorso di birra.
[The One]
Ogni volta come la prima volta
mi beo
dell’effetto che fa la pressione del tuo corpo sul mio,
il peso di tutti i tuoi organi, posti esattamente in quell’ordine;
mi estasio
della sensazione di compressione sulle ossa
che si adattano, molleggiano,
plasmate dal desiderio di esserci addosso;
mi crogiolo
nel calore diffuso, colloso,
spanso sulle pelle come olio,
come quelli che ti spalmi sotto la doccia
mentre ti guardo e sorrido
come la prima volta.
[Varietà]
Mi pareva
il solletico d’un clown
l’insolenza d’un refolo
il frinire d’una cicala
l’astio della primavera
il fastidio senza requie
la genesi delle bestemmie
e invece era
allergia al polline.
[Varietà]
Due mani farneticano febbrilmente
balbettano
danzano
convergono in girotondi frenetici su loro stesse
senza requie
senza appigli
alla mercé di polpastrelli curvi sotto il peso delle aspettative
ricercano la strada perduta, la pace decaduta
o anche solo un paracadute lanciato a tutta velocità verso un suolo che non si vede
e se non si vede
forse non esiste.
[The One]
Esco su balcone – è tornato il caldo –
prendi il sole su una sdraio da veri professionisti
mi guardi e sorridi – proprio con quegli occhi lì –
m’incanto – quegli occhi lì –
chiedo se vuoi un caffè
mentre tu non hai ancora messo via il tuo sorriso – e quegli occhi –
non rispondi
fai solo un cenno con la testa – si muove tutto, anche il mondo –
che no
non lo vuoi
però chiedi senza parlare
di starti vicino
proprio io
che vicino a quegli occhi lì è come essere al mare.
[Varietà]
Starnuti trattenuti disfano gomitoli di suoni
due orecchie si mettono sulle punte per farsi più alte
più capienti
allungano il collo verso un’idea di rumore ch’è solo loro
trattengono il fiato
si illudono
inventano suoni che non esistono pur di sentire qualcosa
qualcosa che irrompa nel fischio costante
che dilania il silenzio.
[Varietà]
Mi pareva
un invito a palazzo
un’invocazione celestiale
un florilegio d’ineleganza
una mostra del kitsch
un tuffo nel disagio
una tomba di congiuntivi
e invece era
il Boss delle cerimonie.
[Varietà]
C’era una volta
una volta di cera
curva verso il cielo
celava i suoi versi
cantando le sue ferite
sfiorite dal tempo.
[Varietà]
Mi pareva
un invito esclusivo
un’offerta indeclinabile
un grido d’aiuto
una vincita inopinabile
un allungamento non richiesto
una gioia in busta
e invece era
un’email di spam.