Testa vuota

[Flussi]

Dentro questo palloncino

ho soffiato pensieri e dolori

vorticosi discorsi che posso percepire

ma che non so pronunciare

li sento sulla pelle

ne gusto forma e sapore

eppure spiegarli a parole, quello, proprio no.

Questo palloncino vola e sorvola

vorrebbe salire sempre più in alto

le vertigini non gli bastano mai

ma è attaccato a un collo stretto che lo tiene giù

di notte sogna un ago che lo faccia scoppiare

e liberi tutto quello che turbineggia

dentro questa testa vuota.

Tutto puoi

[The One]

Svegliami di notte

parlami di paure

stringimi come se stessimo cadendo da un grattacielo

– dal cielo –

poi apriamo le braccia

misuriamo quanto è largo questo letto

questo respiro

che parte dalla punta del naso e arriva fin dove non lo so

non lo so

ma tu

tu

tutto puoi.

Scribacchino

[Flussi]

Sai quando senti d’aver perso quel certo non so che,

quella morbidezza di pensiero?

Quando pensi di voler scrivere

e t’incagli,

cetaceo arenato che sogna il mare

e respira sabbia.

Dico a te, scribacchino,

lo sai, no?

Quando senti vetro liscio intorno a te,

quando la voglia è alla gogna, esposta e colpevole,

catene

che pesano sul collo e sui sogni,

segnano i polsi fino alle vene.

Dimmi, cosa fai?

Conosci un qualche trucchetto magico?

Ti affidi a qualche rito, a qualche pensiero, a qualche Dio?

Parla, scribacchino, che di scrivere non ne sei più capace.

Non

[Varietà]

Eh

oh bellino

cos’è quello sguardo lì?

Quel luccicore rimettilo in tasca, che è meglio.

Che non è mica il caso

che non sei mica il caso

che mica ti puoi permettere

di essere ciò che non sei.

Non è che adesso arrivi tu

splendido splendente

e fai del mondo ciò che ti pare.

Eh, no

non si fa così.

Dai retta a me

che sono venuto prima di te

e so

come non fare.

Tu lo sai?

[Flussi]

Dove porta quest’eterno battibecco tra cinismo e dolore, che muove le dita,

le lacrime,

che tira giù le serrande e tira dentro i panni,

che lascia solo piccoli spiragli da cui sbirciare ciò che capita all’esterno,

al sicuro,

nel proprio pantano?

Quanto costa questa scostante comunicazione di vasi comunicanti,

accomunati,

solo da una striscia di DNA, niente più che un elenco di colori,

di ricordi,

che sfumano nel nulla?

Come finirà questo delirante saliscendi senza meta,

senza senso,

che si tuffa dal bordo di uno foglio e fa pluf in un mare calmo,

oleoso,

e rimane sul pelo dell’acqua, come una piuma,

come un senso di colpa?