E intanto noi

[Varietà]

Appesa a un filo di nebbia

rintocca la campana dei giorni di pioggia

vibra una nota piatta, carica di pallore

e intanto noi

chiusi dentro una bolla cava

pesante

persistente

ticchettiamo sulle pareti come ballerini senza gioia

galleggiamo in attesa che passi un’altra ora

un’altra ora ancora.

E invece 8

[Varietà]

Mi pareva

il prurito onnisciente

la sassaiola lillipuziana

lo sfogo dell’innaffiatoio

la disperazione del colino

il velo del sudore

l’indecisione del meteorologo

e invece era

la solita pioggerellina di merda

Sale

[The One]

Fermi così,

a prenderci la pioggia

su uno scoglio di sale,

lo stesso sale sulle radici dei tuoi capelli,

immersi nei – Ti amo –

sazi dei profumi bevuti dal collo

avviluppati negli occhi

– Lo sapevi che i tuoi occhi al mare cambiano colore?

– No, raccontameli.

– Sai di sale.

– Sei tutto.

Sapore di sale

[The One]

Un ragazzo e una ragazza.

Sotto i piedi una scacchiera lucida di pioggia in mezzo al mare.

Davanti agli occhi onde color pietra, imbizzarrite nell’arena da cui non possono uscire.

Sopra la testa nuvoloni senza bordi, coprono un cielo che non si vede.

Il ragazzo costeggia il confine con il mare, cerca l’angolo più vicino all’acqua, sorride e prende schiaffi di schiuma. Le labbra sanno di sale.

La ragazza punta al centro della geometria, calpesta la terra, salta le pozzanghere, si tiene forte il cappuccio che il vento vorrebbe toglierle. I suoi occhi sono colmi.

Il ragazzo e la ragazza si vedono da lontano e si camminano incontro senza fretta, ridendo senza sentirsi.

Nel tempo sospeso un bacio al sale e l’aria come colonna sonora.

Il fotografo in k-way si è perso una foto da inquadrare.

Verde, giallo, rosso 1

[Varietà]

Primo post dell’anno, primo tentativo di testo/racconto a puntate. Oggi la prima parte, tra due giorni la continuazione.
Nell’ottica dell’utilizzo “utile” dei social, sarebbe interessante avere pareri, oltre che sul testo, sulla forma del racconto a puntate (sì, no, boh?).

Un ragazzo si avvicina alla prima macchina della fila, alza le braccia, tiene una spazzola da vetri e una bottiglia di plastica tra le mani. Prima che possa fare qualcosa il conducente inserisce la marcia. I fari posteriori dei freni si spengono, l’auto avanza, si riaccendono un paio di metri più avanti. Il giovane sulla strada segue la vettura, si china verso il finestrino porgendo una mano a coppa. L’uomo seduto al posto di guida guarda dritto davanti a sé, muto e immobile.

Passa qualche secondo e il ragazzo si raddrizza, dirigendosi verso la seconda automobile della fila. Questa volta si sporge subito sul parabrezza e schizza sul vetro il liquido giallastro contenuto nella bottiglietta. Aldilà della trasparenza una donna urla – No! No! NO! – Accompagna l’intimazione con ampi gesti della mano che sembrano voler lavare il vetro dall’interno. Si agita, si sbraccia mentre il giovane insapona rapidamente la superficie e sorride. Di colpo il suo movimento viene interrotto dallo scatto elettrico dei tergicristalli azionati dalla donna. Lei adesso ha due occhi sottili, fissa il ragazzo che alza le braccia, fa il giro della macchina e si accosta al finestrino chiuso. La donna si ritrae, stringe il volante tra le mani, incrocia solo per un attimo lo sguardo del ragazzo – No! Vai via. – Fissa gli scatti delle spazzole che trovano un po’ di attrito verso fine corsa.

Il ragazzo non si muove, tocca il finestrino con un dito e accosta una mano con il palmo rivolto verso l’alto. Cerca il contatto visivo con la donna che si volta di scatto e urla – No! VAI VIA! – Urta con il braccio destro il centro del volante e il clacson emette un urletto improvviso. Il ragazzo si rialza con calma e prosegue.

[continua tra 2 giorni…]

Firenze 1

[In viaggio]

Una femmina salda e immota, di altezza media, dalle curve morbide ma non eccessive. Bozzi e rilievi di gommapiuma.

Tra i capelli ramati, increspati, ha rametti d’ulivo e boccioli bianchi. Li tiene sempre freschi.

L’abito, quello buono, liso e terreo, portato con la caparbia fierezza d’una diva.

Una donna che non danza, fa giusto un cenno col capo per ringraziare dell’invito.

Una donna che non piange, si volta per non farti vedere i suoi occhi umidi.

Fa così con tutte le emozioni: le contiene, indecisa.

È questo e molto altro Firenze.

E Firenze l’è Viola, per dovere di gemellaggio.