Tonda la luna

[Flussi]

Tonda la luna stasera. Chi se lo immaginava che potesse essere così giottesca? Proprio oggi, proprio qui. Solo per me e per nessun altro.

Gonfia e tronfia di sé si fa osservare e riempire di complimenti, sorride, si volta, sbatte le ciglia. Sul palcoscenico danza a suo agio, fa una giravolta e sembra una moneta che gira sul tavolo, poi si ferma e mi manda un bacio.

Ricordati di uscire quando non riesci a scrivere, che non è il sonno che frena, ma la prospettiva, il panorama, la testa immobile e la mancanza di un bacio lunare.

Incubo

[Varietà]

La ragazza era bella, mora, la guancia sprofondata nel cuscino. Un braccio nudo spuntava da sotto le coperte, la carnagione abbronzata contrastava il giallo pallido della federa. La camera buia produceva l’impercettibile fruscio del silenzio, le ombre interrotte dai riflessi provenienti dalle feritoie della tapparella. La calma del sonno era solo apparente, dilaniata da un incubo in cui la ragazza era invischiata e da cui non riusciva a tirarsi fuori.

Gli occhi chiusi e le palpebre tese nascondevano a malapena il guizzo delle cornee che si dimenavano come animali selvaggi presi al laccio da bracconieri.

La mascella scattò improvvisa, selvaggia, i denti tirarono un morso all’aria come ne volessero fare brandelli. La corrente alternata degli impulsi nervosi guizzava sottopelle, fulminea scuoteva parti del corpo adagiate nel tepore del sonno.

Le dita della mano si davano il cambio saltando a turno, scacciavano via mosche inesistenti, rispondevano a stimoli invisibili. Anche i muscoli del braccio, del collo, tremavano in preda al panico alla ricerca di una via di fuga, ingabbiati dall’epidermide.

Le sopracciglia crollarono esauste, diedero al viso della ragazza un’espressione imbronciata quasi infantile, come una bambina che rimbrotta il fratellino colpevole di aver rotto uno dei suoi giocattoli preferiti.

All’apice del terrore gli occhi si aprirono di scatto.

Buio – click – luce.

Dentro o fuori

[Flussi]

Non è una questione di su o giù, più alto o più basso.

È una questione di dentro o fuori.

All’interno di un insieme – tondo, giallo, definito come quelli sui libri di scuola – o fuori, nel resto della pagina al cui termine c’è una cascata altissima.

Dentro quel cerchietto immaginario, ma sensibile – occhi, orecchie, naso, lingua, pelle –, accade tutto. I fuochi d’artificio e le campane del mattino, i profumi delle ginestre e i canti dei cuculi, le urla di rabbia e le urla d’orgasmo, il silenzio, le risate, la paura, l’estasi.

Ma di tutto ciò niente saprai finché non entrerai dentro. Dentro te, dentro ciò che vuoi.