Sfogliare muri

[Varietà]

Sui muri cerco verità pittate, il colore di un’emozione, lo slancio d’un poeta che imbratta di forza un mattone megafono, un genio innamorato, un vandalo pensatore.

Chilometri d’intonaco che rovisto in attesa di una risata incivile, la filosofia di uno, dieci, cento Zeb, lo slancio di un ironico sonnambulo.

Romanticherie fiappe, spunti per fiabe, caleidoscopiche finestre che danno su mondi a senso contrario.


I muri si osservano, i muri si leggono.

Ci stiamo scrivendo addosso

[The One]

Ci stiamo scrivendo addosso, pelle su pelle, respiro dentro respiro, un testo lungo quanto la tavolozza di un artista di Montmartre.

Gli occhi abbandonati nella risacca di colori, le mani protese verso il volo plastico della balena che salta sul pelo dell’acqua – prendi una penna, metti una virgola qui, un punto là.

Le coperte non bastano per scaldare un tremolio – senti che piedi freddi che hai – e allora abbracciami, insieme stiamo caldi; poggia la testa su queste pagine imbottite, prenderanno la forma dei sogni.

Cieli spinati

[Flussi]

Lavoriamo disperatamente per costruire cieli spinati, belli oltre le ferite, resi volontariamente intoccabili dalle barriere autoprodotte. Fondali tensivi graffiati dall’opera della nostra paura, destinazione a cui aspirare senza il desiderio di arrivarci.

Una vita a rinchiudere i nostri stessi corpi in un recinto di guerre, nidi di mitragliatrici animali, raffiche di istinti autodistruttivi.

Non venire a mostrarci i nostri limiti lesivi, palmi aperti sulla nostra carne viva, saresti trivellato a morte dalle nostra scuse; lacrime di giustificazioni proiettili fini senza fondo che ci si ritorcono contro.

Siamo i fautori della nostra bellezza e carcerieri del sogno del bambino.

Flu-flu

[Flussi]

Alla ricerca di flussi nei flutti bollicinosi di flûtes slanciati e snob.

Defluire mollemente fino alla punta delle dita, influenzando una penna di un estivo color fluo.

Effluvi di mezze stagioni che arrivano e passano, seguendo il percorso fluviale di un battello o forse di un insetto.

E io qui, disteso su un divano a costruire un niente superfluo, a giocare con la carta e l’inchiostro, fluttuando un po’ più su dove il cielo è sempre più flu.