Odio lo stendino

[Varietà]

Ce l’ho sul cazzo lo stendino. È uno strumento che mi sta antipatico. Sferraglia, non si riconosce in alcuna appartenenza geografico-domestica, mi pinza le dita appena può. Per punizione quindi, quando non ottempera ai suoi doveri di stendino, sta in balcone tra vasi di natura seppellita e ripiani di legno in attesa di un utilizzo sensato.

Una sera, mentre lo riponevo sgarbatamente nell’angolo dell’asino, un’auto parcheggiò proprio sotto il terrazzo. Non mi chiedere di più, ricordo solo che era un’auto blu scuro. Il motore si spense ma non uscì nessuno.

– Corre, corre, corre la locomotiva… – cantava Guccini soffocato dai finestrini chiusi.

Dalle fenditure del sedile intravedevo il display di un telefonino senza regolazione della luminosità, mentre il proprietario del mezzo si comportava come abbiamo fatto tutti almeno una volta nella vita: restava in macchina per ascoltare tutto il pezzo.

Mancava poco più di un minuto alla fine di una canzone simbolica e retorica che in tanti amiamo e lui, lei, non voleva che l’anticipo sulla tabella di marcia della sua mentale cinematografia interrompesse un momento da godere per intero.

Restava lì senza sapere che io ero con lui, lei, appoggiato alla ringhiera, a cogliere quelle poche parole che Guccini riusciva a farmi intendere nonostante gli ostacoli fisici.

Ricordo che pensai quanto fosse bello e giusto ciò che stava facendo, gli feci una foto con il telefonino, pensai che ne avrei fatto uno status su Facebook, pensai che quando sarebbe uscito dalla macchina avrei alzato il pugno in segno di saluto e apprezzamento.

La musica si fermò e subito partì un altro pezzo che presto scemò nel silenzio. Ancora un attimo di esitazione e scattò il meccanismo della portiera. Scese un ragazzo di venti, venticinque anni, capelli biondi corti, secco, jeans e maglietta dei Metallica. Forse del Big 4, immaginai vedendo un bagliore di tricolore sul davanti, più probabilmente dell’ultimo concerto a Torino.

Credetti di aver visto una mia versione di qualche anno fa.

[Musica consigliata per la lettura, ovviamente: Francesco Guccini – La Locomotiva]

Din

[Varietà]

Il contenuto che leggerete è stato ispirato dalla parola RICHIAMO. Il progetto #scritturadesecuzione consiste nel pubblicare a cadenza settimanale (solitamente il lunedì) un testo/poesia ispirato da una parola comune. Questa settimana partecipano: @alicenonsa, @anima_1_0_1, @aritmia_poetica, @cm.wr, @gabbianigrassifoglivolanti, @iosonorainmaker, @respiro_nero, @scardachristian, @sibilodivento, @spazinfiniti, @stefania.viappiani. Tutti i testi sono visibili all’hashtag #scritturadesecuzione (valido per Instagram).

– Amore sto entrando in galleria, ti richiamo.

Vermone giallo-nero, cubotti di luce fitti che si distanziano metro dopo metro.

Lenti scure, nero all’improvviso.

Occhiali alzati sulla fronte, pupille che si allargano.

– Il numero selezionato non è al momento raggiungibile. Siete pregati di richiamare più tardi, grazie.

Rumore compresso nell’abitacolo, fiume in piena di vibrazioni alla ricerca di un’uscita.

Voce radiofonica si disfa in mille puntini grigi che si rincorrono come impazziti.

Prurito al padiglione destro, indice che gratta, pollice che sfrega sul polpastrello.

– Il numero selezionato non è al momento raggiungibile. Siete pregati di richiamare più tardi, grazie.

Punti rossi sfocati, lontani, flebili.

Maxischermo telefonico si accende in festa, gioia e stupore: “Qualcuno ti ha cercato!”.

Occhi che si abbassano per un istante, un istante appena.

– Il numero selezionato non è al momento raggiungibile. Siete pregati di richiamare più tardi, grazie.

Luci di un rosso più rosso, vicine. Luci arancioni saltellano per farsi notare.

Fischio schiacciato, attimo di silenzio, un milione di oggetti cadono dalla torre più alta del mondo e toccano un pianoforte di cristallo tutti nello stesso momento. All’orecchio non arriva nemmeno un soffio.

Buio.

– Il numero selezionato non è al momento raggiungibile. Siete pregati di richiamare più tardi, grazie.

Amore sto uscendo dalla galleria, ti amo.