Ciak, si gira

[The One]

Un’ora e mezza o poco più, il tempo di un film nemmeno troppo lungo.

Una ragazzo, una ragazza, una lingua estranea a fare da tramite.

Di sfondo Firenze nell’ora del tramonto, nell’ora dello spritz.

Camminano per vie decorate di grandi bellezze, non ne guardano nemmeno una.

Parlano e vagano, senza sapere dove sono diretti, guidati dall’urgenza di stare insieme.

Poi tutto si ferma.

Gli occhi di lei si abbassano; quando si rialzano hanno cambiato luce, si sono caricati di una dose extra di zucchero e rossore.

Lui riceve uno scappellotto da un diffuso formicolio cutaneo che anestetizza la lingua.

Si ritrovano mano nella mano, si fermano a baciarsi ogni 57 metri; di più non resistono, apnea di ossigeno e labbra, lingua e fiato per poter continuare a camminare.

“I didn’t expect that” dice lei. Lui la bacia. Respirano. 

Il sipario, per favore, lasciatelo dov’è. Un’altra bobina, presto!

Tu credi nel Destino? O è solamente il Caso ben vestito?

Titoli di coda

[Varietà]

Lo schermo scurisce, la musica sfuma.

Un sospiro che dura il tempo necessario per rivivere le immagini, le voci, le luci.

Il silenzio di un momento, sufficiente per capire che un’altra pellicola si è spellata, memorie nuove si sono incagliate nella testa; quella scena, quella scena che ci racconteremo mille volte per scaldarci.

Dall’alto del rettangolo scuro cascano i primi titoli di coda, inizialmente rispettosi, poi scroscianti.

Tutt’intorno le persone si alzano e guadagnano l’uscita, dove le attende la routine del rientro.

Io, ogni volta che arrivo a questo punto, resto seduto. Mi scavalcano le gambe per uscire mentre fisso lo schermo.

Spero sempre in un’altra piccola scena, un colpo di pinna di ciò che sta finendo, ciò di cui non voglio perdermi neanche un secondo.

Resto qui e attendo. Guardo l’estate che si spegne e l’autunno che l’accompagna lontano.