La ricerca 5

[Varietà]

Una morbida schiumetta bianca si stava dissolvendo con tutta calma, mentre un giovane paguro riemergeva lesto dalla rena. Muoveva le zampe con decisione, lo sguardo fisso sull’obbiettivo, deciso a raggiungerlo prima della prossima onda. All’improvviso tutto si fece buio. Il paguro imprecò.

A qualche granello di distanza la bambina lanciava palettate di sabbia verso il bagnasciuga senza curarsi di chi avrebbero colpito, o ricoperto. La sua attenzione era tutta rivolta alla voragine sotto i suoi piedi e al progetto, immane nella sua testa, della buca che stava realizzando. Tra le mani una paletta, di quelle d’élite con manico di legno, affondava con foga nella sabbia, scavando all’interno dell’ovale che la bambina aveva disegnato con il piede.

Superato il primo velo di sabbia asciutta e abbrustolita dal sole, lo scavo era arrivato a uno strato più umido e solido, una grana più grossa, sassosa e scura pesava sul piatto della paletta e si ritrovava improvvisamente esposta ai raggi ultravioletti, sparsa senza troppa grazia lontana dalla fossa.

La bambina procedeva nei suoi movimenti frenetici senza guardarsi intorno, quando con un gesto deciso asportò una quantità di sabbia tale che dovette prendere il manico con entrambe le mani per poterla tirare fuori. Dal fondo della buca comparve dell’acqua.

La bambina fissò per qualche secondo il laghetto sotterraneo in miniatura, che pian piano erodeva i bordi di sabbia, prima di dare ancora un paio di palettate decise al fondo dello scavo. Il diametro dello specchietto d’acqua aumentò, ma in poco tempo fece crollare una porzione di bordo; la bambina piantò la paletta nella spiaggia asciutta, accanto alla buca, e si diresse contrariata verso il mare, calpestando un certo cumulo di sabbia dal quale si sentì distintamente provenire una maledizione in antico Pagurese.

La ricerca 4

[Varietà]

Saldo e irremovibile il platano, negli anni, era riuscito a trovare il proprio equilibrio in quell’angolo un po’ anonimo di periferia, nel risicato spazio di un giardinetto di quartiere, centro di scambio di convenevoli tra i cani della zona.

La bambina è riuscita ad arrivare al terzo ramo, si tiene forte alla corteccia, i polpastrelli ancorati alla superfice umida e sgarbata. Senza mai rivolgere lo sguardo verso il terreno che l’attende paziente due metri più in basso, l’attenzione della ragazzina è fissa sul movimento successivo, sul gradino che l’avrebbe portata un po’ più su. Il prossimo ramo sarebbe stato quello giusto, il prossimo passo sarebbe stato quello più importante.

La bambina inspira e tiene fermo il fiato, stacca le dita dal ramo e drizza le gambe, espira decisa e allunga le braccia. Si aggrappa al legno e spreme tutta la forza, come un tubetto di dentifricio, per tirarsi su; non si rilassa finché non si sente finalmente stabile e sicura, solo a quel punto guarda giù. Il terreno, tollerante, risponde al suo sguardo.

La bambina con una piccola smorfia muove il naso, alza un sopracciglio e si gira verso il prossimo ramo.

Ode ai Caronti

[Varietà]

Il contenuto che leggerete è stato ispirato dalla parola CARONTE. Il progetto #scritturadesecuzione consiste nel pubblicare a cadenza settimanale (solitamente il lunedì) un testo/poesia ispirato da una parola comune. Questa settimana partecipano:@alicenonsa, @aritmia_poetica, @gabbianigrassifoglivolanti, @mes.chers.souvenirs, @respiro_nero, @sibilodivento, @spazinfiniti. Tutti i testi sono visibili all’hashtag #scritturadesecuzione (valido per Instagram).

Dedicato a quei duci silenziosi che instradano irrequieti spiriti che vorticano nelle infinite possibilità della loro gioventù.

Pensato per quelle opere d’ingegno dotate d’anima e voce che mostrano nuovi mondi e inattesi livelli di conoscenza.

Rivolto a quelle donne e quegli uomini che prendono per mano, baciano, scopano, amano, abbandonano e piangono i vagabondi dei sentimenti alla ricerca di un riparo per la notte.

Studiato per la pirotecnica naturale che mette di fronte alla consapevolezza della briciolosità dell’esistenza del singolo.

Immaginato per quei silenzi senza compagnia che fanno chinare la testa sul foglio e fanno fare i conti con la persona più pericolosa del mondo.

A voi, Caronti, è rivolta quest’ode, da parte delle anime sulla soglia dell’Inferno. Dite qual è l’obolo richiesto e conducete tutti loro sull’altra sponda.

La finestra deve rimanere aperta

[Varietà]

Il contenuto che leggerete è stato ispirato dalla parola FINESTRA. Il progetto #scritturadesecuzione consiste nel pubblicare a cadenza settimanale (solitamente il lunedì) un testo/poesia ispirato da una parola comune. Questa settimana partecipano: @una_goccia_di_pioggia, @lasognatricedelnullapoesia, @alicenonsa, @iosonorainmaker, @gabbianigrassifoglivolanti, @hotel_caracas_cc, @laragazzachecorreconilupi, @respiro_nero. Tutti i testi sono visibili all’hashtag #scritturadesecuzione (valido per Instagram).

Negli occhi del ragazzino scorreva lento il paesaggio della città, filtrato attraverso il vetro della macchina. Accanto a lui il padre guidava placido, ossequiando la segnaletica e le buone norme stradali.

L’uomo parlò senza preavviso, sintetico e diretto come era spesso, senza staccare gli occhi dalla strada.

Mi raccomando quando esci. Dai sempre un occhio a cosa ti succede attorno. Le altre persone, le uscite di sicurezza. È importante avere la situazione sotto controllo.

Semaforo rosso, freni che fischiano, breve pausa, cenno d’assenso.

– Tieni sempre aperta una finestra sulla razionalità, qualsiasi cosa tu faccia.

Semaforo verde, marcia che scala, chiusura del discorso, cenno d’assenso.

Quella finestra il ragazzino non l’avrebbe chiusa mai più, neanche in caso di pioggia forte con raffiche di vento; sembrava un consiglio importante.

La tenne aperta durante ogni uscita serale, ogni vacanza tra amici, ogni approccio amoroso, ogni decisione lavorativa.

La finestra deve rimanere aperta.

Il ragazzino, divenuto giovane uomo, grato del consiglio paterno e conscio delle buone intenzioni che lo accompagnavano, vide entrare da quella finestra delle domande.

E se quella finestra, ogni tanto venisse chiusa, cosa accadrebbe?

E se tenendo quella finestra sempre aperta certe emozioni non avessero il coraggio di farsi vedere?

E se quella finestra aperta impedisse al giovane uomo di vivere situazioni, sensazioni, lacrime, brividi?

E se quella finestra fosse ormai impossibile da chiudere?

Sarebbe sufficiente accostarla un po’?