[In viaggio] e anche un po’ [The One]
Óbidos è uno di quei borghi tutto vicoletti e salite,
scalette sconnesse, improvvise piazzette.
Le mura, alte, grigio-marroni, lo proteggono come il
secchione, odioso, nascondeva con la mano le risposte del compito in classe,
per non far copiare.
Muri bianchi, strisce blu e ocra alla base e agli angoli.
Un paio di viuzze dove si sono stretti tutti gli
artigiani, i paccotigliari, i venditori di Ginja.
I ristoranti non mancano e mi chiedo se forse non siano
troppi per un posto che puoi attraversare da parta a parte in dieci minuti.
Intanto un gatto è passato a salutarmi, rispondendo al
classico richiamo a bacetto.
C’è una fiera del cioccolato all’interno di quella che
suppongo sia la fortezza, il castelletto. Non sono entrato e un po’ mi
dispiace, forse di sera chiuderanno l’ingresso. Come stona quella scritta
“Chocolate” dal font molle e giocoso su delle mura così antiche. Qui stona
tutto quello che ha meno di mille anni. Le automobili, i cavi a terra della
piazza centrale, le persone. Non stona invece la campana che ha appena suonato,
chiamando l’adunata alle armi puntute dei turisti che sentono nello stomaco
l’avvicinarsi della fine di un altro giorno di vacanza.
Mentre scrivo, e ti pensavo, sei passata. Capelli castani
al vento, zaino in pelle marroncino e passo pesante, rapido. Ti sei girata e
già non ci sei più.