Niente di più

[Flussi]

Vorrei tuffarmi in un vortice, uno di quelli tanto grandi da essere ricordati nella mitologia, e abbandonarmi a lui, a ogni sua direzione.

Lascerei le braccia molli, la testa ciondoloni e mi farei guidare nella sua profondità, figlio suo, senza fare domande, senza darmi risposte.

Vorrei tuffarmi in un vortice e non risalire a galla mai più, restare giù, dove l’acqua è più blu.

Il paradosso del piccione

[Varietà]

Il contenuto che leggerete è stato ispirato dalla parola PARADOSSO. Il progetto #scritturadesecuzione consiste nel pubblicare a cadenza settimanale (solitamente il lunedì) un testo/poesia ispirato da una parola comune.Questa settimana partecipano: @una_goccia_di_pioggia, @lasognatricedelnullapoesia, @alicenonsa, @iosonorainmaker, @gabbianigrassifoglivolanti, @hotel_caracas_cc, @laragazzachecorreconilupi, @respiro_nero. Tutti i testi sono visibili all’hashtag #scritturadesecuzione (valido per Instagram).

Se io fossi dotato d’ali credi veramente che passerei tutto quel tempo a terra, ad attraversare la strada accelerando all’ultimo secondo per non essere investito, ad accontentarmi delle briciole cadute a terra?

Volerei, invece, alla ricerca di tutte le sfumature di cielo esistenti; collezionerei paesaggi e volti, climi e granelli di sabbia; coglierei direttamente dalle piante i frutti locali, assaggerei ogni cibo purché cucinato dalle vecchiette del posto; dormirei in ogni condizione possibile, ascolterei musiche e onde, tasterei pelli e rocce.

Sempre in movimento, spesso fermo a respirare.

Occhi aperti a tutti i colori, occhi chiusi per sentire meglio gli odori.

Intanto quel piccione cammina sull’asfalto, aspetta il rosso e non si scansa. Ha tutto e non usa niente.

E se fossi già dotato d’ali e non me ne fossi ancora accorto?

Portogallo 3

[In viaggio]

Quindi costui è l’oceano. Il fratello grande, quello con un nome e una carriera, un’autorità nel suo campo.

Non possiamo che fare le giravolte tra le sue dita, non possiamo smettere di osservarlo tanto è il tutto che esprime.

Impressionante è il suono, che pare voler riempire ogni vibrazione presente nell’aria, egocentrismo sonoro.

L’oceano pretende di colmare tutti i sensi, ottiene attenzione per natura.

Lascia che i bambini giochino con lui, che i ragazzi si convincano di domarlo, che le ragazze si ritraggano insieme a lui, che le coppie si distraggano per un rapido bacio, che gli uomini fingano di non esserne impressionati, che i poeti si facciano suggerire le parole dal vento, che i musicisti tentino di riprodurne le note sulle corde di una chitarra, che i pittori piangano cercando la spuma sulla tavolozza, che i vecchi gli sorridano perché sanno che tutto questo crediamo di farlo quando in realtà è l’oceano che ci concede il lusso di stare con noi per un attimo.

[Musica suggerita per la lettura: John Butler – Ocean]

In attesa di una scelta

[The One]

Resto fermo tra due correnti. Faccio forza con le braccia e con le gambe per non cedere ai due flussi opposti. Mi bruciano le spalle, mi brucia il petto. Il petto è in fiamme.

L’acqua mi arriva fin sotto gli occhi, non vedo terra. Rapide sorsate d’aria evitano l’annegamento, mentre le due forze mi contendono.

Sono riuscito a trovare un equilibrio instabile in un mare in tempesta. Intendo mantenerlo per rispetto nei miei confronti, perché questo sforzo non venga risucchiato dalla corrente più forte.

Aspetto, immerso nell’acqua, remando per l’immobilismo, in attesa.

Non so quanto resisterò ancora.

Fai presto.

Portogallo 2

[In viaggio] e anche un po’ [The One]

Óbidos è uno di quei borghi tutto vicoletti e salite, scalette sconnesse, improvvise piazzette.

Le mura, alte, grigio-marroni, lo proteggono come il secchione, odioso, nascondeva con la mano le risposte del compito in classe, per non far copiare.

Muri bianchi, strisce blu e ocra alla base e agli angoli.

Un paio di viuzze dove si sono stretti tutti gli artigiani, i paccotigliari, i venditori di Ginja.

I ristoranti non mancano e mi chiedo se forse non siano troppi per un posto che puoi attraversare da parta a parte in dieci minuti.

Intanto un gatto è passato a salutarmi, rispondendo al classico richiamo a bacetto.

C’è una fiera del cioccolato all’interno di quella che suppongo sia la fortezza, il castelletto. Non sono entrato e un po’ mi dispiace, forse di sera chiuderanno l’ingresso. Come stona quella scritta “Chocolate” dal font molle e giocoso su delle mura così antiche. Qui stona tutto quello che ha meno di mille anni. Le automobili, i cavi a terra della piazza centrale, le persone. Non stona invece la campana che ha appena suonato, chiamando l’adunata alle armi puntute dei turisti che sentono nello stomaco l’avvicinarsi della fine di un altro giorno di vacanza.

Mentre scrivo, e ti pensavo, sei passata. Capelli castani al vento, zaino in pelle marroncino e passo pesante, rapido. Ti sei girata e già non ci sei più.