Purché sia vivo

[Flussi]

Sono alla ricerca di stimoli e spinte, un continuo bisogno di scosse elettriche che risveglino pensieri atrofizzati, che riaccendano energie avvolte nel piumino della domenica mattina dicembrina.

Parole, immagini, un pensiero, un incipit, uno schiaffo, un insulto. Qualsiasi cosa purché sia viva.

Sono a terra, gratto con le dita, polpastrelli scorticati, sotto le unghie solo sangue e terra.

Sono a terra, il fiato corto, il viso sporco.

Sono a terra, elemosino uno spunto, foss’anche uno sputo, purché sia vivo.

Accade oggi

[Varietà]

Risme di ricordi

riemergono riottose

ringhiano sul ring

poi riposano sulle coste della riviera.

Rigoli di ricordi

a volte ridicoli

come un rinoceronte color ribes

a volte rigogliosi

come un ricco rinfresco.

Rimbalzano rintuzzati dal tempo

da vicino li riguardo

da lontano li rivivo

tra le dita li rigiro.

Con le spine di un riccio

ricamo e rimpasto

rimugino e rimesto

poi rido e ricucio.

I am mine

[Varietà]

Nello schiaffo di uno sguardo la consapevolezza di sé.

L’accusa, fischiante come larsen nelle orecchie, e la forza, assordante nella propria debolezza, ti rigirano tra le dita mentre tu, inerme, cerchi la via per l’autoassoluzione.

Vaghi con il fagotto pieno di desiderio, percorrendo il cammino del collo che curva sul rosa, scollina pallido e aggroppa la gola.

Dì, parla, fatti avanti. Fallo. Sei una mosca nell’orecchio, basta un gesto e voli via.

Chiedi pure se devi, ma fallo in fretta, prima che crolli il mondo, prima che crolli tu.

Nel silenzio del giudizio cade un ricciolo e si ferma, dondola sull’orecchino altalena, più su, ancora più su, salta adesso, adesso!

Marzamemi 1

[In viaggio]

Esiste un gatto color Marzamemi.

Spunta da un vicolo ma non lo vedi, si confonde con i muri, prende il colore delle pietre.

Miagola appena, il giusto da farti credere di averlo sentito, senza però dartene la certezza.

Salta soffice sui tetti, guarda il mare muovendo la coda al ritmo delle onde, sta fermo ore.

Tutti i cani lo conoscono, tutti i gatti lo rispettano, tutti i topi lo esorcizzano.

Esiste un gatto che non vedrai mai, ma se passerai da casa sua sarai quasi convinto del contrario.

Esiste un gatto e lo chiamerò Marzamiao.

Lascia un segno

[Flussi]

Unisci tutti i puntini.

Fai un viaggio in solitaria.

Levati le scarpe usando i piedi.

Urla quando nessuno ti sente.

Incidi il tuo nome su un banco di legno.

Lascia sciogliere il cioccolato sulla lingua.

Chiedi il bis dello snack omaggio in aereo.

Rutta forte in mezzo alla gente.

Asciugati le mani sui pantaloni.

Lecca un francobollo.

Rovista tra le scatole in cantina.

Ruba qualcosa all’Autogrill.

Origlia il litigio di due estranei.

Alita su un vetro e scrivi con il dito.

Suona un citofono e scappa.

Mangia una fetta di pane senza sale con l’olio.

Piscia in un parco senza alberi.

Chiedi un rimborso per il ritardo di un treno.

Scrivi su un muro con una bomboletta.

Lascia un segno del tuo passaggio e durante il viaggio sii pazzo senza doverlo essere; mangia, bevi, godi e pensa che, da vivo, tante cose senza senso ti hanno fatto pizzicare la pelle.

Parole pesanti

[Flussi]

Faccio fatica a scrivere.

I quaderni sono tutti troppo lontani da me, come un telecomando fuori portata di mano dalla seduta di un divano.

Le penne troppo pesanti o scariche, armi esauste sbuffano polvere senza munizioni.

Il pensiero della scrittura pattina in un campo di nebbia, i suoni attutiti come dopo una nevicata, il tatto insensibile come attraverso un bendaggio.

L’unico che viaggia libero su praterie lastricate di tapis roulant degli aeroporti è il senso di colpa.

Parole dove siete?

Seni e rhum

[The One]

Non sono abbastanza bravo ma avresti meritato un disegno mentre stavi a cavalcioni su di me, con il piccolo seno al vento, a finire il bicchierino di rhum.

Avrei preso una matita, mi sarei concentrato al massimo, avrei mille volte cercato di riprodurre la curva del tuo fianco proprio lì dove raggiunge la coscia; ma sarebbe venuto uno scarabocchio che avrei appallottolato e lanciato lontano per tornare a godermi l’originale.

Così sono rimasto lì.

Con queste parole ti ho spiegato il perché della mia espressione imbambolata: era sindrome di Stendhal.

Sfogliare muri

[Varietà]

Sui muri cerco verità pittate, il colore di un’emozione, lo slancio d’un poeta che imbratta di forza un mattone megafono, un genio innamorato, un vandalo pensatore.

Chilometri d’intonaco che rovisto in attesa di una risata incivile, la filosofia di uno, dieci, cento Zeb, lo slancio di un ironico sonnambulo.

Romanticherie fiappe, spunti per fiabe, caleidoscopiche finestre che danno su mondi a senso contrario.


I muri si osservano, i muri si leggono.

Ci stiamo scrivendo addosso

[The One]

Ci stiamo scrivendo addosso, pelle su pelle, respiro dentro respiro, un testo lungo quanto la tavolozza di un artista di Montmartre.

Gli occhi abbandonati nella risacca di colori, le mani protese verso il volo plastico della balena che salta sul pelo dell’acqua – prendi una penna, metti una virgola qui, un punto là.

Le coperte non bastano per scaldare un tremolio – senti che piedi freddi che hai – e allora abbracciami, insieme stiamo caldi; poggia la testa su queste pagine imbottite, prenderanno la forma dei sogni.