Esprimi un desiderio

[The One]

La prima volta che ti sei sdraiata su di me il mondo ha fatto click, i pianeti si sono allineati, l’Oracolo di Delfi ha alzato le sopracciglia.

La prima volta che ti sei sdraiata su di me il bambino ha trovato la forma giusta da inserire nello spazio dentro di sé, ha smesso di esprimere a ogni candelina lo stesso desiderio, finalmente libero di godersi il soffio che spegne la fiammella e di guardare il rivolo di fumo che sale.

La prima volta che ti sei sdraiata su di me eravamo nudi e ti sei appoggiata con tutto il corpo possibile, dalla curva delle unghie ai raggi dei capelli.

La prima volta che ti sei sdraiata su di me sei rimasta lì non so dirti per quanto, ma ti sento ancora addosso.

La traversata

[The One]

I due stavano attraversando un ponte altissimo e lo facevano tenendosi per mano. Sotto di loro il nero.

Spaventoso lo era già per natura quel ponte, cigolava a ogni passo come il cancello di una casa abbandonata e non faceva alcunché per nascondere alla vista il baratro che si proponeva di superare. Ad aggiungersi alla sua spaventosa natura ci pensavano il vento che lo faceva oscillare, le assi di legno tanto marce da sbriciolarsi sotto i piedi, le vertigini, incontrollabili capogiri di terrore.

Eppure i momenti peggiori erano causati proprio dai due impegnati ad attraversarlo.

In alcuni momenti lei si muoveva rabbiosa e faceva ondeggiare violentemente la struttura, lui s’infuriava e nell’agitarsi faceva stridere le funi tanto da pensare che da lì a poco si sarebbero strappate facendoli precipitare.

Lui non concepiva perché lei dovesse rendere la traversata ancora più complicata di quanto già non fosse, si sentiva minacciato da chi aveva accanto, non riusciva ad accettare che fossero loro due i maggiori responsabili dei pericoli.

C’era però una cosa che non capiva. Lui non capiva che i momenti in cui lei faceva oscillare il ponte erano causati dalla paura del nero sotto i loro piedi, non capiva che in quei momenti di terrore lei preferiva inconsciamente il caos, perché le permetteva di non focalizzarsi solo sull’abisso, non capiva che lei non voleva mettere in pericolo né lui né loro, ma che la paura non sempre si riesce a controllare.

Allora lei si fermava, cercava con tutte le forze di spiegargli, lui ascoltava, nel silenzio solo il rumore del ponte che si muoveva piano.

Si ritrovavano negli occhi l’uno dell’altra, dentro i quali si vedevano a vicenda la fine del ponte e il loro mondo migliore.

Bucato

[The One]

C’è una torre di vestiti, tanti strati come una lasagna, che ciclo di colorati dopo ciclo di colorati cresce e punta al cielo, o almeno al soffitto.

Ogni tanto mi parla, mi chiede se so dove sei finita e perché non ti fai più vedere e se non mi pare inappropriato che ci si comporti in questa maniera con il proprio vestiario.
Io abbozzo e rispondo che non lo so dove sei e cosa fai, che sì, è un po’ sgarbato non farsi mai sentire, nemmeno per gli auguri, e prometto che se mai t’incontrassi ti raccomanderei di fare visita quanto prima a una certa torre di vestiti.

Poi esco dalla stanza e torno da te, che stai tagliando cipolle e mi chiedi di ritirare la roba stesa che si è asciugata. Sorrido-tibacio-tiamo, ammicco allo stendino che sghignazza e non ti dico nulla di una certa torre di vestiti.

Peli di barba

[The One]

Due pupille enormi, offuscate dai vapori della doccia, fissavano lui. Concentrate sulla bocca di lui ne seguivano ogni increspatura, ogni svolta barbara che la natura gli aveva ricalcato intorno alle labbra. Il rasoio emetteva il ronzio di una zanzara sotto steroidi, mentre veniva guidato dalla mano di lei che aveva deciso di occuparsi della barba di lui sotto la doccia.

Il volto di lei era coperto da frammenti di peletti, una costellazione di piccoli trattini neri che parevano disegnati a penna, che ricordavano uno di quei passatempi da settimana enigmistica. Era difficile toglierli con le dita, i peli rimanevano ostinatamente adesi alla pelle e sebbene per facilitare la pulizia ricorressero al getto della doccia, di tanto in tanto lui sceglieva un pelo da togliere a mano; lo faceva per un senso di cura e per godersi l’espressione di lei, sospesa un attimo nel vuoto, che tratteneva appena il fiato e lo guardava fisso, ridendo, amando.

Due brioches

[Varietà]

Ogni mattina alla stessa ora un uomo alto e pesante siede sul legno di una panchina solitaria.

Porta sempre con sé un rumoroso sacchetto di carta, nel quale si abbracciano due brioches.

Una, quella alla crema, la mangia, l’altra, quella vuota, la appoggia a fianco a sé e finisce che la mangiano sempre gli uccellini.

Ogni mattina un uomo alto e pesante finisce la sua colazione, sussurra “Mi manchi” alle nuvole e se ne va.

Galleggiare

[Varietà]

Nascosti all’ombra di una statua

due ragazzi si baciano

nascosti dallo sguardo dei passanti

due amanti si immergono

annaspano

quasi annegano

poi si toccano

e scoprono che facendo il morto si rimane a galla

basta trattenere un po’ di fiato

nei polmoni

basta trattenere un po’ di emozioni

nelle costole

e quella bolla li tiene su

li fa respirare

nascosti da occhi

che non siano i loro.

Sale

[The One]

Fermi così,

a prenderci la pioggia

su uno scoglio di sale,

lo stesso sale sulle radici dei tuoi capelli,

immersi nei – Ti amo –

sazi dei profumi bevuti dal collo

avviluppati negli occhi

– Lo sapevi che i tuoi occhi al mare cambiano colore?

– No, raccontameli.

– Sai di sale.

– Sei tutto.

Uno di tutto

[The One]

Una notte

una luna

una stella, una sola, immersa nel mare nero, solcato da

una nuvola galeone.

Un accendino

una canna che arranca semispenta

un bicchierino di grappa al moscato

un brindisi, uno ancora.

Un mondo condiviso

un intreccio di dita peccaminose

uno di tutto, per noi che siamo tutto e

uno.

Phon

[The One]

La porta del bagno, semiaperta, ritaglia una fetta di luce lungo la quale il tuo nudo si modella, corpo di violino, mentre a testa in giù ti asciughi i capelli, cascata d’onice, e tutti gli angoli della stanza sono colmanti dal rumore del phon acceso.

Io, a letto, ti guardo e poi scrivo, finché non mi raggiungi, ti stendi sulla mia schiena, mi baci e facciamo l’amore.

Punta nera

[The One]

Quella curva nera e stretta,

dove affondano quei tramonti,

quelli che meriterebbero un altro nome;

brillii e il vento della caduta,

giù, fino all’acqua

tra le macchie del fondale.

Ti porterò lì,

ché dobbiamo vedere insieme

quella memoria eterna;

ché voglio essere con te,

ridisegnare i tramonti

annegare negli sguardi .

Eppure anche lontani,

senza neanche una stilla di salsedine,

strizzo gli occhi e guardo l’orizzonte,

ché ogni giorno con te

è una giornata di mare.